Cetara l´allevamento può esser utile per il turismo

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I ristoratori di Cetara contro le polemiche per l’allevamento dei tonni. “Potrebbe essere un volano per il turismo – dice il patron del San Pietro a Cetara -, non riesco a capire tutte queste guerre. Noi potremmo fornire pesce fresco, i turisti potrebbero visitare gli allevamenti e ci sarebbe lavoro per tutti.” Ma l’inquinamento? “Con discariche abusive a mare, inquinanti di tutti i genere, che facciamo? Ce la prendiamo con i tonni? Il progetto è stato ridimensionato di molto, a questo punto pensiamo che ci sia la politica per il mezzo.” Ma cosa comporterà l’allevamento? “Ci saranno anche posti di lavoro, saranno necessari i sub per pulire, pescatori per dar da mangiare ai pesci. Bisognerebbe parlarne e trovare una via di mezzo. A Marina di Camerota esistono. Sono un pò amareggiato da questo. Lo siamo un pò tutti.”


Michele Cinque


Di seguito una scheda del ristorante fatta da Luciano Pignataro


Piazza San Francesco, 2


Tel.089.261091


Chiuso il martedì, mai in estate


Francesco Tammaro vi accoglie nel suo locale da poco ristrutturato, un romantico terrazzino affacciato sulla piazza del paese, con piatti di ricerca popolare ma serviti in maniera moderna. I sapori sono quelli di territorio, anche se decisamente aggiornati dalle novità come ad esempio il provolone del monaco di Vico. Ma i percorsi sono due: classico per chi si aspetta il classico, classico rivisitato per quei palati in cerca di divertimenti e soprattutto di curiosità culturali. Così da quando con il suocero Luigi aprì questo ristorante nel 1980 ne è stata fatta di strada. Come ci racconta il cognato Bruno, che collabora in cucina, allora per trovare un po’ di colatura di alici da proporre ai clienti bisognava rivolgersi alle massaie che la conservavano in piccole bottiglie appese sui balconi. All’epoca l’idea era quella della trattoria fuoriporta e non a caso i salernitani hanno sempre amato molto il San Pietro di Cetara trovando qui quello che avevano perso dopo la piallata gastronomica subita dalle loro papille negli anni Ottanta. La capacità di Francesco è stata quella di aggiornarsi, studiare, girare: così il locale, lentamente e costantemente, soprattutto dopo la ristrutturazione, si è mantenuto al passo con le necessità culturali dell’ultima rivoluzione gastronomica italiana. Tonno e alici, insomma, qui sono sempre stati di casa. E oggi, la zuppetta di farro e vongole ormai è un classico, la parmigiana di alici da non perdere, la cottura della tagliata di tonno praticamente perfetta, l’antipasto degustazione di tonno un must. Discreta la ricerca dei formaggi, ottima l’esecuzione dei piatti, superlativa la scelta della materia prima. I classici dei classici poi non si discutono: spaghetti con i frutti di mare, le fritture, i sauté, l’impepata di cozze, le cotture al forno e all’acquapazza del San Pietro, sono i Propilei della cucina partenopea, soprattutto perché ormai molti ristoratori non sono più in condizione, o non hanno la voglia, di riproporli come si deve. Il mio segno doppio, gemellare, si intriga in questo locale dai due volti, passato consolidato e futuro da vivere, piatti dell’infanzia e ricette da giocare, esecuzione di una classica melodia napoletana e Pink Floyd. Tutto, purché fatto al massimo livello. La cantina presenta buone scelte locali, regionali e qualche incursione nazionale. Sui 30 euro.