BUROCRAZIA LENTA, COSTA 13,7 MLD A IMPRESE

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ROMA – La lentezza della burocrazia italiana diventa un fardello pesantissimo in termini di costi per le imprese italiane. Secondo il rapporto Censis-Confcommercio “L’impresa di fare impresa”, nel 2005 il sistema produttivo ha sostenuto una spesa complessiva di 13,7 miliardi di euro, “pari a circa l’1% del Pil con un costo medio per impresa di circa 11.600 euro. E gran parte di tale onere finisce sulle spalle delle imprese del commercio, del terziario avanzato e degli altri servizi che, si legge nel rapporto, “partecipano a tale ammontare con una quota del 59,7%, pari a quasi 8,2 miliardi di euro”.

La “burocrazia lumaca” finisce per pesare su ogni passaggio della vita aziendale. L’avvio di un’impresa, prosegue il rapporto, in Italia costa 17 volte più che nel Regno Unito e 11 volte di più che in Francia. La responsabilità è da attribuire agli almeno nove diversi amministrativi e fiscali iniziali, per i quali servono almeno 13 giorni lavorativi e circa 3.600 euro. In Europa, l’Italia è penultima davanti solo alla Grecia, dove si spendono 3.743 euro ad impresa. Se l’attività commerciale prevede anche l’utilizzo di un magazzino, la situazione si complica ulteriormente: vanno infatti altre 17 pratiche da sbrogliare, per un totale di 284 giorni e 34.000 euro. Nel caso in cui l’imprenditore dovesse poi ricorrere alla giustizia ordinaria, il rapporto Censis-Confcommercio gli prospetta una trafila di 40 passaggi legali amministrativi e più di tre anni (1.210 giorni) per venirne a capo. Un campo in cui siamo il fanalino di coda in Europa, dietro anche alla Grecia alle cui imprese il sistema giudiziario sottrae “solamente” 730 giornate lavorative.

Non solo, sottolinea l’Ocse, “le imprese italiane pagano anche la bolletta più cara in Europa” per l’approvvigionamento di energia: “se si confrontano i prezzi dell’energia elettrica per usi industriali si scopre che le imprese italiane devono pagare un sovrapprezzo dovuto alla fiscalità pari al 276% di quanto mediamente pagano le altre imprese europee”. Una volta “sopravvissute” alla trafila burocratica, però, le imprese devono ancora fare i conti con le “tasse e balzelli” che, si legge nel rapporto che cita calcoli della Banca Mondiale, possono arrivare a pesare per il 76% degli utili realizzati dall’impresa, rispetto al 47,8% della media Ocse. Infine, se stufo di perdere le proprie giornate lavorative ad inseguire pratiche insabbiate negli ingranaggi della burocrazia, l’imprenditore dovesse decidere di chiudere bottega e dichiarare bancarotta, scoprirebbe che “le procedure fallimentari in Italia sono tra le più lunghe e farraginose tra i Paesi Ocse”, con il costo del procedimento che rappresenta il 22% del patrimonio della società insolvente, circa il triplo della media Ocse. Non è un caso quindi che “un imprenditore su tre ritenga che la struttura amministrativa pubblica abbia rallentato il miglioramento dell’ attività produttiva, o comunque non l’abbia favorita”. Il sondaggio condotto dal Censis, infatti, mostra un clima di scontento generalizzato per le diffuse inefficienze della macchina pubblica. 







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Michele De Lucia