Argentina: ricorso all’ICSID per i bond non rimborsati

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Sàntolo Cannavale – La TFA (Task Force Argentina: Associazione per la tutela degli
investitori in titoli argentini), attraverso il suo sito www.
tfargentina.it, ha fornito informazioni  sul deposito avvenuto il 14
settembre 2006 del ricorso al tribunale arbitrale dell’ICSID presso il
Fondo Monetario Internazionale di New York, per gli oltre 170.000
risparmiatori italiani che hanno aderito a questa iniziativa
giudiziaria.  

Dalla nota di aggiornamento della TFA si legge:
La
richiesta di registrazione (“request of arbitration”) per l’avvio della
procedura nei confronti della Repubblica Argentina è stata presentata a
Washington dai consulenti legali della TFA (White & Case).
Il ricorso
all’ICSID, si articola in tre fasi: registration – che prevede la
richiesta di avviare una procedura nei confronti del Paese debitore –
jurisdictional –in cui le parti si confrontano
sulle motivazioni alla
base del ricorso (trattati internazionali che sarebbero stati violati)
– e merit – in cui il collegio arbitrale decide sul merito delle
richieste presentate dal ricorrente.

La nota riporta la notizia di una
Sentenza del Tribunale americano contro la Repubblica Argentina.
Il 27
settembre u.s., è stata pubblicata la sentenza del 23 agosto c.a.,
della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Southern District di
New York che ha disposto il sequestro
degli strumenti finanziari posti
a garanzia dei Brady Bonds (cd. collateral) del valore di 310 milioni
di dollari statunitensi in favore di circa 800 obbligazionisti
possessori di titoli
argentini.
I Brady bonds sono obbligazioni che,
conformemente a quanto stabilito dal Piano Brady, sono state emesse
dalla Repubblica Argentina nel 1992 per ristrutturare il debito scaduto
a medio e a lungo termine nei confronti delle banche commerciali.
Da
approfondimenti legali condotti su tale sentenza si osserva che il
collateral non sarà disponibile prima del 2023 (anno in cui i Brady
Bonds, giungendo a scadenza, libereranno gli
strumenti finanziari
sottostanti al vincolo) e che tale sequestro determina un interesse che
resta però subordinato a quello dei possessori dei brady bonds.

Dalla
medesima pagina web si legge che i l Governo argentino ha approvato l’
emissione da parte della Provincia di Nequèn di bond fino ad un
ammontare massimo pari a 250 milioni di dollari USA.
L’emissione di
titoli, il cui rendimento non potrà superare di oltre 4 punti
percentuali il rendimento dei titoli emessi dal Governo centrale,
servirà a finanziare progetti infrastrutturali
come il miglioramento di
strade, ospedali e ferrovie.

La nota di TFA riporta i seguenti dati
economici e finanziari della Repubblica Argentina.

Dati sulla bilancia
commerciale
Nel mese di luglio è stato registrato un avanzo della
bilancia commerciale per circa 940 milioni di dollari, leggermente
inferiore al mese precedente.
Su base annuale, la bilancia commerciale
presenta un avanzo di 6,876 miliardi di dollari, con un incremento dell’
1,8% rispetto allo scorso anno (6,752 miliardi di dollari).

Dati sulle
entrare fiscali Nel mese di agosto 2006 le entrate rivenienti da
tassazione
hanno raggiunto i 13 miliardi di pesos (circa 4,2 miliardi
di dollari USA) facendo registrare una crescita del 26,9% rispetto al
medesimo periodo dell’anno precedente.
Tale incremento è stato
determinato prevalentemente dalle imposte sui redditi (4,2 miliardi di
pesos) e sul valore aggiunto (2,9 miliardi di pesos) nonché dai
contributi previdenziali (1,5 miliardi di pesos). Nei primi otto mesi
dell’anno il Governo argentino ha collazionato un importo complessivo
di 96 miliardi di pesos. (fonte: Administración Federal de Ingresos
Públicos – AFIP)

Previsioni sull’avanzo primario
Nel mese di settembre
l’avanzo primario raggiunto dalla Repubblica Argentina è di circa 2
miliardi di pesos.
Se tale dato venisse confermato, l’avanzo primario
dei primi nove mesi del 2006 si attesterebbe sui 19 miliardi di pesos
(il 20% in più di quanto previsto dal Governo argentino).
Sulla base di
tali notizie si stima che l’avanzo primario per il 2006, fissato dal
Governo argentino al 3% del Prodotto Interno Lordo, potrebbe attestarsi
al 4% del PIL, fatte salve
eventuali decisioni di varia natura dello
stesso Governo. (fonte: www.abeceb.com)

Riserve della Banca Centrale
Al 13 settembre 2006 le riserve internazionali del Banco Central de la
Repùblica Argentina (BCRA) ammontavano a 27,607 miliardi di dollari
USA.
Da notizie riportate dalla stampa argentina, alla fine del mese di
settembre l’ammontare delle riserve è ulteriormente cresciuto
raggiungendo i 28 miliardi di dollari, stesso importo
detenuto prima
del ripagamento anticipato del debito al FMI avvenuto nel gennaio c.a..

Dati sull’inflazione
 Nel mese di agosto l’indice dei prezzi al
consumo ha fatto registrare un incremento dello 0,6% su base mensile e
del 10,7% rispetto all’agosto 2005.
Gli economisti del Banco Central de
la Republica Argentina (BCRA) hanno rivisto le proprie stime circa la
crescita del tasso di inflazione per la fine del 2006, portandolo dal
10,9%
al 10%. Tale diminuzione è dovuta anche al congelamento dei
prezzi di vari prodotti imposta dal Governo Centrale. (fonte: Institudo
Nacional de Estadistica y Censos – INDEC)

Previsioni sulla crescita
economica del Paese
Le stime provvisorie relative al PIL dell’Argentina
nel corso del secondo trimestre del corrente anno indicano una crescita
del 7,9% rispetto ad aprile-giugno 2005. (fonte: Institudo Nacional de
Estadistica y Censos – INDEC)

La nota di TFA precisa che le
informazioni riportate sono basate su notizie attinte dalla stampa
argentina, dalla stampa internazionale e da altre fonti di informazione
disponibili su web.

In un articolo del 7 novembre 2006 su Il Sole – 24
Ore Isabella Bufacchi ricorda che il “default” dell’Argentina -scattato
nel 2001  su 152 obbligazioni (bond) per un valore facciale di 81
miliardi di dollari – e la ristrutturazione del debito argentino del
2005 (che impose una perdita del 73% ai partecipanti) sono costati
direttamente ed indirettamente a investitori, azionisti e contribuenti
in tutto il mondo, oltre 170 miliardi di dollari. Sul sistema Italia il
crack argentino è pesato 18 miliardi di dollari circa di cui oltre 4,5
di minor gettito fiscale riveniente dalla tassazione sulle rendite
finanziarie.

La Bufacchi riporta il punto di vista di Robert J.
Shapiro, ex consulente e sottosegretario al Commercio dell’
Amministrazione Clinton, presente in Italia per rilanciare il problema
dei Tango bond non rimborsati, in un convegno organizzato per oggi a
Roma, dall’American Task force for Argentina (ATFA) e dal Centro
culturale “Competere – spinning innovation”. Oltre ai costi
elevatissimi, il default e lo swap dell’Argentina hanno creato un
pericoloso precedente per il futuro dei finanziamenti ai Paesi
emergenti. Per questo gli USA, l’UE e tutti gli organismi
soprannazionali devono spingere l’Argentina a riaprire lo swap per chi
non ha aderito e, se possibile, migliorarne le condizioni. Diversamente
i beni argentini nel mondo dovrebbero essere minacciati dalla perdita
dell’immunità dello Stato sovrano per essere sequestrati dai creditori.

Come riportato nell’intervista a Il Sole – 24 Ore, Jhapiro sollecita l’
Amministrazione Usa, l’Unione Europea e in particolare il Fondo
monetario internazionale, la Banca mondiale e l’Iadb (Inter-american
development bank) ad esercitare forti pressioni per vie diplomatiche ed
economiche sull’Argentina per raggiungere una soluzione soddisfacente
alla questione del default, vincolando qualsiasi forma di sostegno
finanziario all’obbligo di riaprire lo
swap.                             
Per Shapiro il ricorso all’Icsid
della Banca mondiale tentato dagli oltre 170.000 investitori italiani
detentori di vecchi  “Tango bond”  – di cui alla comunicazione TFA
sopra riportata – potrebbe deludere le aspettative di chi spera in
questo arbitrato internazionale per recuperare integralmente il
capitale e gli interessi finora perduti. L’apertura di un confronto all’
Icsid è uno strumento legale in più per mettere sotto pressione l’
Argentina. La pressione politica ed economica rimane però il mezzo più
efficace per indurre l’Argentina a riaprire lo swap.

Jhapiro formula
una riflessione di importanza non marginale: “I Governi negli Usa e
anche in Italia hanno una responsabilità nei confronti degli
investitori colpiti dal default e soprattutto dei contribuenti che sono
chiamati adesso a pagare più tasse perché i detentori dei Tango bond ne
hanno pagate meno”.
Essa poggia su elaborazioni dell’ATFA: con un tasso
di adesioni allo swap del 56,6% in Italia, il costo del default
argentino è stato pari a 6,9 miliardi di dollari per chi ha aderito
allo swap e a 6,8 miliardi di dollari per chi non ha partecipato. I
costi indiretti per gli azionisti delle società colpite dalla
svalutazione del peso e per i contribuenti ammontano a oltre 6 miliardi
di dollari. I costi nel mondo sono stati pari a 83,6 miliardi di
dollari (diretti), 63,4 miliardi (indiretti) e 23,2 miliardi dovuti ai
prestiti del FMI.

Cordiali saluti.

Dr. Sàntolo Cannavale
3473475413 –
081925911
www.santolocannavale.it