SITA SFRATTATA DA POSITANO

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SITA SFRATTATA DA POSITANO


 


Non si trova un posto per l’ultima corsa da Sorrento Corse ridotte e disservizi ma il dirigente Spinosa lamenta il taglio di Unico


Non si tratta di un vero e proprio sfratto, ma è come se lo fosse. L’ultima corsa da Sorrento non trova dove parcheggiare e i pendolari che arrivano nella perla della Costiera rischiano di farsi  chilometri, di una strada deserta e buia, a piedi prima di raggiungere il centro abitato.  Al bivio di Montepertuso c’è uno spazio provvisorio, concesso solo per la stagione turistica,  la sera è quasi sempre occupato da auto private, ma a volte si riesce a trovar posto, però fra poco verrà comunque tolto. Fra qualche mese allora la SITA potrà parcheggiare solo a Carcarone, se trova posto, e questo significa che chi arriverà a Positano dovrà farsi circa cinque chilometri a piedi prima di arrivare al centro abitato. Chilometri di strada deserta e non illuminata. Magari da percorrere sotto la pioggia. “Nel silenzio generale il servizio pubblico che collega Positano con il resto della Costiera peggiora di giorno in giorno – dice Nino Buonocore -, alle mie lettere non ricevo risposte o sono elusive, la Sita non controlla quello che succede sul territorio,  non c’è più la corsa delle 21.40 da Sorrento, l’ultima è alle 19.30, a volte non passa neanche per Meta dove alcuni la aspettano, ora si parla di farci fare chilometri a piedi, è una vergogna. Ma ci sono colpe anche da parte delle istituzioni locali che non si preoccupano dei problemi dei cittadini.” Anche gli autisti concordano con gli utenti. “Da anni la SITA chiede un tratto riservato all’ANAS, per far sostare il mezzo che arriva tardi la sera e parte presto al mattino – dice un autista -, ma l’attuale amministrazione non avrà forse ritenuto apportuno supportare questa richiesta, avendo anche il problema di parcheggiare 5/6 pulmini scuolabus che stanno fermi nelle piazzole di sicurezza senza alcun controllo.” Non si sa l’amministrazione comunale che tipo di attività ha svolto in questo ambito, in realtà è l’Anas che ha la competenza sulla strada statale, però senza forti solleciti da parte del Comune difficile che si arrivi ad una soluzione. “Il problema del parcheggio dell’ultima corsa a Positano esiste. Ora c’è un posteggio a Montepertuso, ma in quel posto gli autisti trovano sempre auto che parcheggiano senza controllo – dice Simone Spinosa, responsabile provinciale della Sita -, il Comune si dovrebbe attivare sia per il controllo, sia per trovare con l’Anas un altro posto dove parcheggiare. Con il nuovo Unico ci sono stati tagli alle corse.” Ma ci sono anche altri tipi di problemi segnalati dagli utenti. Corse che lasciano a piedi gli studenti perché piene di turisti. Corse che mancano inspiegabilmente, ed altre che evitano senza spiegazioni la tratta ordinaria che da Positano attraversa tutti i centri della Penisola (Meta, Piano, Sant’Agnello, Sorrento) più urbanizzati e collegati anche alla circumvesuviana con un interscambio utile per  l’area vesuviana. Una tratta che è più utile sia ai positanesi che ai cittadini della penisola sorrentina viene sostituita con quella per Massa Lubrense e Sant’Agata, con una percorrenza più lunga e quasi inutile per i più. Alcuni utenti hanno lamentato spesso un repentino cambio di percorso e mancanze di corse. Cose che sono state lamentate, con lettere, sia nell’area sorrentina che amalfitana.  . I problemi più gravi per le riduzioni delle corse sono la mancanza di fondi. L’Unico Campania ha dimezzato i fondi riservati ai compartimenti Provinciali facendoli diventare Regionali. Quindi il costo pagato dal viaggiatore per il biglietto da Positano per Napoli va ripartito sulla tratta chilometrica, e quindi per la corsa  ( Positano Meta ) solo una piccola percentuale viene incassata da SITA. Oltremodo come tutte le azioni che tendono a includere più servizi, non fanno altro che penalizzare buona porzione di essi, in quanto mentre prima la SITA aveva più contributi con più chilometri e più presenze, adesso riceve contributi Provinciali in proporzione a tutti gli aderenti a Unico Campania


Michele Cinque


 



Ecco un articolo del presidente Anav Campania pubblicato su Il Denaro


Tra i servizi pubblici essenziali, sicuramente il trasporto collettivo occupa un posto di primo piano e rappresenta un settore economico di grande rilevanza sociale.
Però, nonostante la centralità del ruolo svolto, continua a restare la “Cenerentola” di ogni politica industriale.
Gravi, ataviche problematiche investono il trasporto pubblico a livello nazionale ed ancor più a livello locale.
In particolare, in Campania, il tasto dolente è rappresentato dalle risorse finanziarie. Per quanto attiene al trasporto su gomma, lamentiamo il mancato conguaglio dei contributi ex lege regionale n. 16/83, in relazione agli anni 2000, 2001 e 2002, nonché il mancato adeguamento del corrispettivo dei contratti di servizio, sulla base del tasso di inflazione, a partire dal 2003. Tra l’altro, il suddetto corrispettivo era stato calcolato sui consuntivi dell’anno 1999. Sebbene la Giunta regionale della Campania abbia con decreto dirigenziale (n. 528 del 17/11/2005) acclarato un tasso del 13,9% a partire dal 1° marzo 2000 fino alla data del provvedimento, restiamo ancora in attesa.
Non dimentichiamo, poi, l’aumento di uno dei fondamentali costi che sopportiamo, vale a dire quello relativo al prezzo del gasolio, che incide di circa il 20% sui costi generali di gestione. Negli ultimi anni, i costi di trazione hanno registrato una crescita di gran lunga superiore ai tassi di inflazione programmata ed agli stessi indici ISTAT. Dal 2000 ad oggi, il costo del gasolio è aumentato di circa il 40%. In più, nella nostra regione, la partecipazione al Consorzio Unico Campania si è rilevata in generale poco conveniente, dati i riflessi negativi sugli equilibri finanziari delle singole imprese, dovuti alla contrazione dei proventi da traffico sulle relazioni comuni. Anche laddove lo Stato è intervenuto con risorse finanziarie, la Regione è stata poco solerte nel rimettere alle aziende i relativi trasferimenti. Si pensi che le provvidenze della legge n. 204/95, per le quali la Regione Campania ha, già da settembre 2005, ricevuto i relativi trasferimenti, sono giunte a noi soltanto nel mese di giugno 2006. Si registrano ritardi anche nel pagamento delle risorse per la copertura dei costi derivanti dal rinnovo del CCNL Autoferrotranviari per i bienni 2002-2003 e 2004-2005 (questi ultimi, tra l’altro, non sono stati ancora quantificati). Tutto ciò è causa di una erosione dei contributi/corrispettivi di circa il 20% rispetto ai valori determinati nel contratto ponte. La conseguente grave intollerabile crisi economico finanziaria, che affligge le aziende del settore, compromette la solvibilità delle stesse, mettendo a rischio la regolarità dei pagamenti dei contributi previdenziali, delle retribuzioni e delle rimesse ai fornitori.
La situazione viene ulteriormente aggravata dalla ben nota delibera della Giunta regionale, relativa al piano autobus, che va a depauperare ulteriormente i patrimoni aziendali, con la conseguente difficoltà di reperimento di risorse finanziarie da credito ordinario. Anche lo strumento del contratto ponte, originariamente previsto soltanto per un anno, è da ritenersi ormai del tutto inadeguato. Si presenta, inoltre, in contrasto con il Decreto Legislativo n. 422/97 ed anche con i più generali principi comunitari, in materia di obblighi inerenti la nozione di servizio pubblico.
A poco servono i soliti provvedimenti tampone che frenano, soltanto a breve termine, la criticità del settore.
Il trasporto pubblico locale deve essere oggetto di una radicale riforma, che gli riconosca il ruolo e la valenza strategica che merita. Occorrono serie misure a carattere fiscale, quale, ad esempio, la riduzione o magari l’esclusione della fiscalità sul gasolio ad uso professionale, la riduzione o l’esclusione dall’IRAP dei contributi a ripiano dei disavanzi o dei corrispettivi derivanti dai contratti di servizio. Pensiamo anche eventualmente a politiche tariffarie mirate.
Non basta certo liberalizzare il settore per ottenere un miglioramento del servizio, in termini di efficienza e di qualità. Se si vuole che ci siano imprenditori che investano in questo settore e che investano bene, nel senso che garantiscano degli standard ottimali di sicurezza, di qualità e di modernità, bisogna anche saper sostenere questi operatori coraggiosi, attraverso politiche industriali serie e programmi, a medio e lungo termine, che garantiscano a queste persone delle certezze.


Simone SPINOSA responsabile SITA SALERNO e presedente ANAV CAMPANIA.