Giornalista uccisa a Mosca per aver denunciato i crimini ceceni

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MOSCA (Reuters) – Gli Stati Uniti si sono detti “sconvolti e profondamente rattristati” per l’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaya, autrice di reportage apertamente critici verso il presidente Vladimir Putin, trovata ieri cadavere nel condominio in cui viveva nel centro di Mosca.


Il Cremlino non ha ancora pronunciato una parola sull’omicidio della Politkovsakya, 48 anni, madre di due bambini, uccisa a colpi di pistola, che aveva ottenuto fama mondiale e premi internazionali per le sue inchieste sugli abusi sui diritti umani commessi dal governo Putin, in particolare in Cecenia.


Rendendo omaggio alla giornalista coraggiosa, il Dipartimento di stato Usa ha detto in una dichiarazione sul proprio sito (www.state.gov) che la Politkovskaya era “coraggiosa e impegnata nella ricerca della giustizia anche di fronte a precedenti minacce di morte.. gli Usa raccomandano al governo russo di condurre un’immediata ed approfondita inchiesta per cercare, perseguire e portare di fronte alla giustizia tutti i responsabili di questo atroce omicidio”.


“Le intimidazioni e gli omicidi di giornalisti, 12 in Russia negli ultimi sei anni, compreso quello di Paul Klebnikov, cittadino americano, il 9 luglio 2004, è un affronto ai media liberi ed indipendenti ed ai valori democratici”.


L’ex presidente russo Michail Gorbaciov, che possiede una quota del giornale Novaya Gazeta per cui lavorava la giornalista uccisa, ha definito il suo omicidio “un crimine selvaggio ed un duro colpo alla stampa democratica e indipendente”.


Ancora nessuna reazione dalle autorità russe. Putin, il cui 54esimo compleanno ha coinciso con l’uccisione della Politkovskaya, è stato spesso l’obiettivo delle sue aspre critiche. La reporter lo accusava di opprimere la libertà e di non riuscire a liberarsi del suo passato di agente Kgb.


Le agenzie di stampa hanno citato investigatori per lo più non identificati secondo i quali l’omicidio è collegato alle opinioni politiche ed all’attività della giornalista.


STAVA LAVORANDO AD UN’INCHIESTA SULLA TORTURA IN CECENIA


Nei giorni prima della sua morte la Politkovskaya stava lavorando ad un’inchiesta sulla tortura in Cecenia che avrebbe dovuto pubblicare lunedì.


Politkovskaya aveva svolto il ruolo di mediatrice con i ribelli ceceni che avevano sequestrato gli spettatori di un teatro a Mosca nel 2002.


La giornalista non aveva potuto scrivere due anni fa dell’incursione in una scuola di Beslan in cui i ribelli avevano preso in ostaggio centinaia di scolari: era stata portata in ospedale per un avvelenamento alimentare dopo aver bevuto un tè sull’aereo che la stava portando sul posto.


Gli omicidi su commissione non sono rari a Mosca dove dopo la caduta del comunismo nel 1991 le bande criminali spadroneggiano. Altri giornalisti sono stati presi di mira, come Klebnikov, direttore dell’edizione russa di Forbes, colpito quattro volte da killer che non sono mai stati identificati mentre nel luglio 2004 lasciava il suo ufficio.


Una fonte informata aveva detto a Reuters che le indagini si stavano concentrando su un possibile collegamento dell’omicidio di Klebnikov ed il suo interesse per una possibile appropriazione indebita di fondi russi per la ricostruzione della Cecenia.


Alcuni degli articoli di Anna Politkovskaya, premiata nel 2002 a New York per il suo lavoro in Cecenia col Courage in Journalism Award (premio per il giornalismo coraggioso) dall’International Women’s Media Foundation, erano stato proposti dalla rivista “Internazionale” anche in Italia, dove la giornalista ha pubblicato “Cecenia. Il disonore russo” (2003 Fandango) e “La Russia di Putin” (2005 Adelphi).


Fonte Reuters Italia