Ravello auditorium intervento di D´angelo

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Ravello (SA) – L’Auditorium di Ravello e i vincoli normativi



Di Guido D’Angelo


Nell’estate finita la settimana scorsa, si è registrato anche un tormentone riguardante il progetto dell’Auditorium da realizzare a Ravello. Certamente si tratta di un’opera di grande interesse, progettata da un architetto di fama mondiale, qual’è Oscar Niemeyer. Ma, come accade frequentemente, anche ove trattasi di progetti di grandi architetti, l’opinione degli altri autorevoli colleghi risulta nettamente contrastante. Pertanto, i soggetti favorevoli all’attuazione dell’auditorium hanno elencato gli illustri architetti ed urbanisti entusiasti del progetto, mentre dall’opposta sponda sono stati redatti elenchi altrettanto nutriti e significativi di architetti ed urbanisti decisamente contrari alla realizzazione dell’opera. Su opposti fronti si sono schierate anche le organizzazioni ambientaliste e contrastanti sono state le opinioni pure in ordine alla concreta utilità dell’opera: secondo alcuni il progettato Auditorium non avrebbe successo fuori della stagione estiva, mentre per altri in tutte le stagioni sarebbe assicurata una costante attività anche per la funzione polivalente della struttura in progetto.


Inutile dire che forte è stato il contrasto a livello di rappresentanti politici, anche all’interno delle medesime pubbliche Istituzioni. Ciò che ha destato una certa sorpresa è stato il rilievo marginale e disattento, che si è dato -da parte dei sostenitori del progetto – al problema della legittimità dell’intervento. Il vigente piano urbanistico territoriale non consente la realizzazione del progettato Auditorium nella zona prescelta, non trattandosi di un’attrezzatura di quartiere, e quindi, soltanto una delibera del Consiglio regionale avrebbe consentito e consentirebbe di realizzare l’opera senza commettere un illecito amministrativo (come aveva ritenuto anche la Giunta regionale con una delibera del dicembre 2004).


Ma tale obiezione è stata trattata con sufficienza e con fastidio. In modo criptico dai sostenitori dell’Auditorium è stata richiamata una sentenza del Consiglio di Stato, che, invece, non ha detto assolutamente nulla in ordine alla compatibilità del progetto con la disciplina urbanistico-edilizia vigente. Poi sono stati elencati tanti pareri favorevoli di diversi enti ed organi tecnici e si è richiamato l’accordo di programma, che nel 2005 è stato siglato anche dai rappresentanti del Comune di Ravello e della Regione Campania e che sarebbe stato ratificato dalla Giunta regionale. Ma nel contempo si è ignorato che non può essere approvato un progetto contrastante con il piano territoriale senza che il Consiglio regionale abbia deliberato una variante del medesimo o ratificato l’accordo di programma in tal senso, come espressamente prescritto dall’art. 12 della legge urbanistica regionale n. 16 del 2004. Il silenzio su questo punto è ancora più sconcertante, in quanto si è, invece, fatto ripetutamente riferimento alla speculazione edilizia registratasi a Ravello ed alle molte centinaia di abusi edilizi rimasti impuniti.


Addirittura si è affermato che il progettato Auditorium rappresenterebbe anche un modello per invertire la detta tendenza all’abuso: insomma, ‘illecito scaccia abuso’. In altri termini, è sembrato quasi di sentirsi dire: ‘non annoiateci con questi cavilli giuridici, dobbiamo realizzare un’opera di grande importanza per il territorio e per l’occupazione; fate largo, non possiamo perdere tempo ed infastidire il Consiglio regionale’. In una patria del diritto, questo modo di ragionare farebbe piangere. Invece, che si fa in una patria dell’illecito, alla cui affermazione contribuiscono anche alcuni sbandieratori della legalità? Si procede all’occupazione dei suoli ed allegramente un Commissario ad acta -in sostituzione della contraria nuova Amministrazione comunale -procederà all’appalto dei lavori. Amen (salvo un nuovo intervento del Tar adito dal Comune).  Da Il Denaro del 20.9.06