Castellabate intervista a Marcello Veneziani

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MARCELLO VENEZIANI A CASTELLABATE, NELL’AMBITO DELLA RASSEGNA LIBRI & LIBRI CURATA DALL’ASSOCIAZIONE ICARUS.


Nostra intervista allo scrittore e giornalista


 


Rosanna Di Giaimo


 


Ci ha narrato memorie di infanzia lontana, di terre remote, di affetti perduti e ritrovati. E’ Marcello Veneziani. “Il segreto del viandante” e “La sposa invisibile” le sue ultime fatiche letterarie, oggetto di discussione a Castellabate, nell’ambito della Rassegna Libri & Libri, curata dall’Associazione Icarus. E ci si è soffermati sul ruolo del libro e della scrittura, individuati come “ultima spiaggia” in un mondo telematico e veloce. Ultima spiaggia per chi ha ancora bisogno di pensare.. Ma anche il giornale è scrittura..


 


“Il giornale paragonato al libro è fugace ma rispetto alla televisione è un “classico” nel senso che dura una giornata e qualche articolo viene pure ritagliato, qualche cosa viene anche ricordata. E’ difficile pensare che si faccia letteratura attraverso un quotidiano, e quindi bisogna accettare la labilità di un destino che è quello di scrivere su un giornale. Ma anche scrivere sull’acqua lascia qualche segno… Per la stessa ragione c’è una memoria della scrittura del quotidiano. Naturalmente il giornale va vissuto nella sua complessità, nel senso che si può anche non ricordare un singolo passo,  però l’immagine di una scrittura, il senso di un percorso, un evento collegato ad un commento, credo possano avere una durata un po’ più lunga di quella di un quotidiano”.


La stampa locale, talvolta, si riduce a mera cronaca di eventi legati al territorio. Almeno è quanto si afferma di solito..


“No, non lo credo. Anzi il discorso non cambia per la stampa locale. Anche a livello territoriale ci possono essere ritratti che restano, storie raccontate in modo particolare, memorie del passato nelle quali riemergono cronache di secoli fa. Avevo letto di un suicidio di una baronessa a Torino nel seicento, così ben raccontato che mi ha appassionato a tal punto da raccontarlo  nel mio ultimo romanzo “La sposa invisibile”. A volte proprio la cronaca locale contiene i  germi di una condizione umana che non ha mai tempo, perché rimane invariata nei giorni. In fondo tutto quello che noi facciamo lascia una traccia”.


Il giornale, dunque, non è solo informazione..


“Sicuramente esiste certa stampa che punta sugli effetti speciali piuttosto che sulla qualità della scrittura e dei contenuti. Ma non demonizzerei questo settore eccessivamente perché è un fenomeno che si riscontra anche nella cinematografia o anche nella letteratura stessa”.


Ha difeso strenuamente la scrittura in questi due giorni cilentani. Non teme di essere accusato di anacronismo?


“No e continuo a sostenerla. Non tollero, per esempio, il termine di supporto cartaceo con cui si definisce un testo scritto, anzi lo ritengo un segnale inquietante perché significa che l’immagine ha preso il sopravvento sulla scrittura anche a livello comunicazionale.


Il libro è per me qualcosa di più di uno strumento di informazione e di lettura. I miei libri sopportano molte torture che infliggo loro, orecchie vergognose, chiose con inchiostro colorato. Vengono con me dappertutto, in treno, in aereo, in vacanza.. Il contatto con la carta è un contatto di sensi”.