Sant´Agnello sventrato Palazzo Pigna

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La strana storia del complesso “La Pigna” (la cui torre è il simbolo del rione Maiano), nel 1648 quartier generale di una rivolta SCHIAFFO ALLA STORIA Uno dei palazzi storici più importanti di Sant’Agnello di recente è stato interessato da lavori che ne avrebbero alterato l’architettura interna. Si tratta del complesso con antica torre d’avvistamento detta “la Forma” che sorge in via Maiano 106. Un luogo al confine con via Armieri, oggi seminascosto ma in passato di grande importanza strategica. Il noto architetto napoletano Arrigo Marsiglia, progettista del piano regolatore generale Santanellese definitivamente approvato, ha confermato anche verbalmente quanto aveva sottoscritto: questo complesso è stato a suo tempo inserito tra gli otto edifici monumentali di Sant’Agnello soggetti all’imposizione del vincolo 1089/39. Invece, grosso modo nell’ultimo anno, dietro enormi teloni, con una semplice denuncia d’inizio attività sono stati eseguiti lavori che avrebbero demolito persino una caratteristica ed antica scala a chiocciola interna (ancora esistente fino al 2005), mentre “non è chiaro” se ci siano state manomissioni di volte finalizzate ad ottenere più piani: fonti attendibili riferiscono di no. Comuni cittadini, intellettuali ed associazioni, tra cui il Wwf, hanno intenzione di saperne di più sulla vicenda. Questo ex presidio per truppe è caratterizzato anche da un piccolo ponte che scavalca la strada, situato vicino ad uno spazio basamentale rialzato rispetto alla via, al quale si accede da una piccola rampa. Come riportano svariati libri di storia locale, attorno al 1648 qui dimorò il genovese Giovanni Grillo, che per conto del duca di Guisa comandò gli assalitori dei casali del Piano (sottoposti a lunghi soprusi dai patrizi sorrentini) per ottenere l’autonomia, guidando un infruttuoso assedio durato ben quattordici mesi. Il libro “C’è un paese” riporta inoltre che una lunetta in maiolica raffigurante –unica in tale materiale- Sant’Agnello sarebbe stata tolta dalla torre subito dopo il terremoto del 1980 e non più rimessa al suo posto. All’ufficio tecnico comunale di Sant’Agnello riferiscono che l’aspetto esteriore della torre non è stato modificato; inoltre alcune alterazioni esterne della costruzione che si estende a lato, poi oggetto di condono, sarebbero avvenute già in passato, presumibilmente una ventina d’anni fa. In pratica, variazioni ed aggiunte avvenute in epoche diverse, avrebbero fatto perdere all’edificio l’antico valore storico. Dopo un cambio di proprietà del fabbricato, un noto ingegnere della zona ne ha diretto i lavori di consolidamento statico e recupero funzionale. Infatti, le piccole frane di terrapieni nelle vicinanze avvenute all’inizio del 2005 resero necessario, nelle settimane successive, “fortificare” l’area dopo anni di lassismo (anche se l’attuale aspetto estetico del nuovo muro all’inizio dell’ex via cimitero, ora via Ferraro, è discutibile). All’Utc riferiscono che non c’è stato cambio di destinazione d’uso perché i locali erano già da tempo adibiti ad uso residenziale. E così l’architettura delle sale interne è stata trasformata con una semplice D.I.A., senza neppure scomodare le commissioni comunali dato che “l’intervento non comportava modifiche esteriori all’immobile”. Sembrerà paradossale, ma mentre nell’apposito allegato al Prg vidimato da professionisti l’immobile è vincolato, all’ufficio tecnico comunale e soprattutto alla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici ciò non risulta. E quindi ai fini dello svolgimento dei lavori, quello che nei secoli scorsi era un monumento importantissimo, è stato considerato un edificio come altri. Una constatazione un po’ beffarda giunge dall’ufficio vincoli della Soprintendenza ai beni ambientali dove riferiscono che in via Maiano, la stessa strada, risulta però vincolato un altro palazzo. Anche se storicamente meno importante. Probabilmente- spiegano- nell’allegato al Prg si intendeva evidenziare i requisiti d’interesse storico-artistico del complesso La Pigna con torre pur non essendo stato emesso un decreto ministeriale di vincolo. In conclusione bisogna riconoscere che la tutela del patrimonio architettonico da queste parti è stata troppo spesso un argomento ristretto ad appassionati ed addetti ai lavori. Se poi vi si aggiunge l’indifferenza dei residenti (ma non dei turisti) e di chi, per ruolo o per sensibilità, avrebbe dovuto far sentire la propria voce e prendere pubblicamente posizione…


Nello Pollio