Positano premio giornalismo a Stella e Fratta

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Gian Antonio Stella del Corriere della Sera e Arturo Fratta, già giornalista del Mattino,  hanno ricevuto ieri alle 11, a Positano, a palazzo Murat, il premio internazionale di Giornalismo civile, assegnato dall’Istituto italiano per gli Studi filosofici, quest’anno dedicato alla memoria di Gaetano Afeltra, presidente del comitato promotore. Contenitore d’eccezione la XIV edizione di Positano Mare, Sole Cultura che quest’anno accende i suoi riflettori sul tema «Miti e Talenti». Gian Antonio Stella, 49 anni, vicentino, fa l’editorialista e l’inviato di politica, economia e costume al “Corriere della Sera”, nonché scrittore. Vincitore di alcuni premi giornalistici ha scritto vari libri. Tra i più noti “Lo spreco”, un’inchiesta su come l’Italia ha buttato via almeno due milioni di miliardi di vecchie lire, “Chic”, un viaggio ironico e feroce tra gli italiani che hanno fatto i soldi, “Siamo tutti emigranti”, che sfata diversi luoghi comuni su questo fenomeno, e infine “Tribù”, uno spassoso e spietato ritratto della classe politica di destra salita al potere nel 2001. A motivare il premio a Gian Antonio Stella il “collega” Giovanni Russo, prestigiosa firma de Il Mondo, che ha ricordato i trascorsi al Corriere. “Gian Antonio Stella è un giornalista che mi ha sempre colpito per la sua simpatia e curiosità. La sua capacità di cogliere tanti aspetti della provincia forse è dovuto al fatto che Stella è perché lui viene dalla provincia e ne percepisce gli umori, è uno dei pochi che ha fatto la gavetta – spiega Russo -, Stella è uno che riesce a cogliere le contraddizioni della società con i piedi ben piantati nel solido terreno della cronaca, racconta con fluidità, si vede che si diverte a scrivere, ed il lettore si diverte a leggerlo, non con la vena del moralista, ma con la capacità di far suscitare riflessioni sulla società che provocano l’indignazione civile. Ha ribaltato il concetto di articolo di colore, si serve di fatti reali, curiosità, battute, come i suoi titoli “assunzioni bipartisan in Sicilia”, “Tutti dottori nell’Italia delle false università”, attraverso i quali passa la denunzia sociale.” “Io ho ritirato diversi premi, ma questo è veramente speciale perché il giornalismo civile è stato preso spesso per i fondelli – dice Stella -, il giornalismo o è civile o non è giornalismo.” Ma come deve essere il giornalista? “Una volta si diceva che il giornalista doveva essere orfano, scapolo e bastardo. Invece credo che non debba essere orfano, perché deve mantenere le sue radici, ne scapolo, perché deve essere inserito anche in questa vita, ne bastardo, si può fare molto male con due righe in più, il giornalismo è un mestier da maneggiare con attenzione, può essere molto pericoloso.” Cosa è il giornalismo civile? “Il giornalismo civile è quello che cerca di capire la società cercando di modificare la realtà in cui si è inseriti.” C’è un giornalismo civile di sinistra e di destra? “Il giornalismo civile non è un concetto di destra o di sinistra, in questo senso posso mettere Ferrara o Pintor sullo stesso piano, la cosa fondamentale non è la riconoscibilità, ma l’onestà intellettuale. Anche se purtroppo c’è poco giornalismo civile di destra, e questo è un peccato.” Quanto giornalismo civile c’è in giro? “In televisione pochissimo, c’è con Milena Gabanelli, o un po’ con altri programmi come Tv 7 e Ballarò.”
Soddisfatto per la premiazione Arturo Fratta, storica firma del Mattino, noto per le sue battaglie post terremoto per salvare il centro storico di Napoli minacciato dall’ampliamento del policlinico. “Questo riconoscimento mi sta a cuore anche perché lo ho ricevuto a Positano dove vengo dal 1946 – ha detto Fratta -, quando c’era un piccolo festival del cinema, qui ho conosciuto intellettuali e artisti, ma anche inglesi, tedeschi e americani, c’era Kempff, De Benedetti, Cesare Giulio Viola, è un paese che mi ha fatto crescere e sento ancora vivi i ricordi dell’ospitalità spontanea dei positanesi.”Preliminare alla premiazione il dibattito filosofico, moderato dal professor Francesco De Piscopo, mentre il professor Gerardo Marotta che ha ricordato la nascita dell’Istituto italiano per gli Studi filosofici. “L’istituto è nato quando nel 1975 vennero a trovarmi Enrico Cerulli ed Elena Croce, da li nacque questo istituto che ha spazzato Heidegger dall’Europa per recuperare la filosofia di Hegel, un istituto che ha ospitato 29.000 intellettuali da tutto il mondo, ha dato 1700 borse di studio, ha tradotto Giordano Bruno in cinese e giapponese, che riceve più riconoscimenti all’estero che in Italia. I mali del nostro paese sono, come diceva Saraceno, quel “blocco sociale formato dalla borghesia e da un coacervo medievale di disonesti”, qui le opere pubbliche costano ottanta volta di più, i soldi finiscono in una voragine che sono i lavori pubblici. Ed è compito del giornalismo civile denunciare queste distorsioni.”
Michele Cinque