Positano premio giornalismo civile a Stella e Fratta

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Saranno Gian Antonio Stella del Corriere della Sera e Arturo Fratta, già giornalista del Mattino, a ricevere alle 11, a palazzo Murat, il premio internazionale di Giornalismo civile, assegnato dall’Istituto italiano per gli Studi filosofici, quest’anno dedicato alla memoria di Gaetano Afeltra, presidente del comitato promotore. Contenitore d’eccezione la XIV edizione di Positano Mare, Sole Cultura che quest’anno accende i suoi riflettori sul tema «Miti e Talenti». A tagliare il nastro di partenza, ieri sera alle 21 sulla Spiaggia Grande, Piero Angela con «Ti amerò per sempre» (Mondadori). Il secondo appuntamento si terrà il 10 luglio, a Palazzo Murat che ospiterà anche i successivi, con Folco Quilici e Corrado Ruggeri per presentare «Sì viaggiare». Il 12 luglio faccia a faccia con Francesca D’Aloja, un nuovo talento della scrittura con un passato di attrice. Toccherà, poi, a Giampiero Mughini il 14 luglio con «E Dio creò la donna» ed a Fabio Volo, autore di «Un posto nel mondo», il 18 luglio condurre gli ospiti alla scoperta dell’accezione moderna del mito. Tinte noir, invece, coloreranno l’incontro con Andrea G. Pinketts che in «Ho fatto giardino» (19 luglio) avvolge il mito di un intricato mistero. Il mito prenderà poi ancora nuove forme il 20 luglio con Magdi Allam, autore di «Io amo l’Italia». Infine Luciano De Crescenzo con il suo «Elogio del pressapoco», il 27 luglio sulla Spiaggia Grande, insieme al filosofo e matematico Piergiorgio Odifreddi tesserà la mitica trama dell’arte del vivere partenopeo


Gian Antonio Stella, 49 anni, vicentino, fa l’editorialista e l’inviato di politica, economia e costume al “Corriere della Sera”, giornale in cui, dopo gli anni della gavetta giovanile e l’assunzione al pomeridiano “Corriere d’Informazione”, è praticamente cresciuto.
Sposato, un figlio, cuoco dilettante di un certo talento e chitarrista di appassionata mediocrità, vive un po’ a Roma, un po’ vicino a Venezia, un po’ in giro.
Vincitore di alcuni premi giornalistici (dall'”E'” assegnato da Montanelli, Biagi e Bocca al “Barzini”, dall'”Ischia” al “Saint Vincent” per la saggistica) ha scritto vari libri. Tra i più noti “Schei”, un reportage sul mitico Nordest, “Dio Po / gli uomini che fecero la Padania”, un velenoso pamphlet sulla Lega, “Lo spreco”, un’inchiesta su come l’Italia ha buttato via almeno due milioni di miliardi di vecchie lire, “Chic”, un viaggio ironico e feroce tra gli italiani che hanno fatto i soldi e infine “Tribù”, uno spassoso e spietato ritratto della classe politica di destra salita al potere nel 2001. 


Un tempo i cronisti li riconoscevi dalle suole delle scarpe. Se erano lise, erano bravi, bravissimi. Ora devi controllare le gomme del motorino. Il senso è sempre lo stesso, il grande giornalista è quello che va in giro, che è curioso, che incontra la gente, che non dà niente per scontato, che controlla e ricontrolla, che torna sul posto, che cammina, cammina, cammina. Gianantonio Stella è l’inviato speciale che cammina di più. Di scarpe chissà quante ne ha consumate. Ma oggi si sposta con la Vespa. Al G8 di Genova fregò tutti noleggiandone una. Una cosa banale, ma nessuno ci aveva pensato e quando scoppiò il finimondo fu l’unico cronista in grado di muoversi velocemente per la città. I colleghi gliela chiesero in prestito, e lui: “No, mi spiace”. Lui si era preparato in tempo, ed è questo il segreto per scrivere un buon articolo: lavorare d’anticipo.
Stella in televisione si vede di rado, i talk show non gli interessano, le sue fotografie sono rare eppure civettuole e sempre in posa da lavoro: all’aeroporto, accovacciato con la valigia accanto e il computer portatile acceso. Stella scrive per il Corriere della Sera di cronaca e di fatti e di persone e di storie e di cose che succedono. Il resto è fuffa: il commento non è il suo pane, e non si fa distrarre dal fumo dell’opinione. Lascia agli altri anche l’arte del retroscena, lui che è il re del racconto della scena. E’ stato anche il re delle interviste politiche, nessuno era bravo come lui a far parlare un deputato o un sottosegretario. Sapeva dosare scudisciate ed eleganza, senza mai venir meno al principio della correttezza. E’ un bel moralistone e scrive anche libri divertenti che raccontano l’Italia dei nostri tempi. L’ultimo è “Tribù”, (316 pagine Mondadori, 33 mila lire), fotografia dell’Italia di Berlusconi attraverso quarantadue irriverenti ritratti di “tutti gli uomini del Cavaliere”.