Deficit, l’11 luglio la manovra bis sarà presentata all’Ecofin

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Lo annuncia il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa
La missione (possibile?) che si è prefissata il ministero dell’Economia è tanto semplice quanto dolorosa: riportare il deficit pubblico a livelli accettabili. E per farlo, assicura Padoa-Schioppa, serve una manovra aggiuntiva, subito. Una data è una cifra sono state già rese note: 11 luglio la data, 4% la cifra.
L’11 luglio il progetto del governo verrà presentato all’Ecofin, il vertice dei ministri dell’Economia dell’Unione europea. A loro, nelle intenzioni del governo, sarà presentata la “ricetta” di Roma per portare il proprio disavanzo al di sotto del 4% del pil.
“Penso che con il taglio strutturale di 0,8% quest’anno si arriverà a un deficit/pil sotto il 4% nel 2006”, ha affermato il ministro. Padoa-Schioppa ha anche assicurato che, come chiesto da più parti anche da esponenti della maggioranza e, soprattutto, dai sindacati, la correzione dei conti pubblici e il Dpef andranno di pari passo con il via libera ai provvedimenti per lo sviluppo. Quindi niente doppio tempo (prima i sacrifici, poi lo sviluppo), ma il tentativo di far quadrare i conti senza abbattere i timidi segnali di ripresa economica, anzi stimolandoli a crescere.
“La politica economica del governo ha tre dimensioni: stabilità, crescita ed equità”, ha assicurato il ministro, aggiungendo che “l’aggiustamento ha per certi versi effetti di rallentamento; quindi, devono esserci anche altre azioni che lo compensino, che non sono necessariamente azioni di spesa, ma possono essere modifiche della regolamentazione, liberalizzazioni e l’apertura dei mercati”.
Ora verrà il momento delle difficili consultazioni con le parti sociali, che verranno presto chiamate ad accettare sacrifici e che pretenderanno in cambio delle compensazioni: “I prossimi giorni – ha preannunciato il ministro dell’Economia – saranno di intense consultazioni con le parti sociali, con le regioni e con gli enti locali. C’è una fase di ascolto che ci aspetta, e questa fa parte della preparazione della manovra”.
Il governo punta anche a riportare l’avanzo primario (ovvero il saldo di entrate e uscite al netto degli interessi sul debito pubblico) oltre il 3%. “L’avanzo primario – ha sottolineato il ministro – dovrà tornare a un livello del 3%-3,5% del pil il prima possibile”. Padoa-Schioppa non ha specificato l’arco temporale entro cui intenda raggiungere questo obiettivo. “Se avessi la bacchetta magica e potessi arrivare al 3-3,5% domani mattina, sarei contento. Avere l’avanzo primario è l’unico modo per ridurre il debito. Ci dobbiamo arrivare il più presto possibile, ma non so dire quando”, ha detto.
Padoa-Schioppa ha spiegato di prediligere, in questo momento, la strada dell’avanzo primario per abbattere il debito, piuttosto che ricorrere a operazioni straordinarie come le privatizzazioni, strada percorsa negli anni ’90: “Ci sono cespiti che lo stato può cedere a riduzione del debito. Ma utilizzare l’avanzo primario al 3% consente al debito di scendere al 60% del pil in modo più rapido”. Quelle dell’avanzo primario e delle privatizzazioni “sono operazioni distinte. In queste ore non ci stiamo occupando delle operazioni sul patrimonio”.
Per quanto riguarda la gestione politica della manovra, il governo ha già ricevuto segnali di preoccupazione dalle parti sociali, che della manovra-bis farebbero volentieri a meno. “Ma di che cosa devono preoccuparsi?”, dice Romano Prodi cui spetta convincere sindacati e Confindustria ad ingoiare la pillola. “La manovra non l’abbiamo ancora definita. Quando l’avremo definita ne discuteremo, faremo le dovute consultazioni”. Quelle delle parti sociali, dunque, per Prodi sarebbero preoccupazioni inutili. “Sì”, insiste il premier, che aggiunge: “Loro si preoccupano perché è il loro mestiere ma non capisco proprio di che cosa si preoccupino”.
Intanto però il centrodestra contesta l’impostazione del governo sulla finanza pubblica. “E’ palesemente falso – afferma Gianfranco Fini – dire che i conti siano in una situazione di dissesto e assolutamente fuori controllo”.
“Noi – aggiunge il leader di An – abbiamo concordato il rientro del rapporto tra deficit e pil dal 4,1% al 3,8% con misure che Bruxelles ha giudicato idonee. Oggi quel rapporto è ancora al 4,1%. Il governo Prodi, invece di rivolgere accuse false, si assuma la responsabilità di dire, come aveva garantito il precedente esecutivo, in che modo intende riportare il rapporto al 3,8%”.
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Silvio Berlusconi: “Ancora la scorsa settimana l’Europa, per bocca di Almunia, li ha smentiti – dice il leader di Fi riferendosi al governo – ha ribadito l’efficacia della nostra ultima legge finanziaria e l’irrealizzabilità delle promesse elettorali di Prodi”.
Secondo la Cdl insomma il governo pecca di ingiustificabile catastrofismo: essere all’opposizione, Berlusconi dovrà ammetterlo, presenta i suoi vantaggi.