Salerno Mirella potra avere l´ascensore

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PETRONILLA CARILLO «Quando finisco i compiti voglio uscire, come tutti i ragazzi della mia età». Mirella Latronico, 12 anni, ha un sorriso dolcissimo ma quando pensa alla sua vita da «reclusa» si arrabbia. Parla con decisione, vuole una vita normale. Ma la normalità le è sempre stata negata, prima dal destino e poi dalla testardaggine di quanti da anni si oppongono alla realizzazione di un ascensore che le consetirebbe di poter essere libera negli spostamenti. Abita in un palazzo del centro storico in via Antonio Genovesi e ci sono soltanto 48 gradini (abita al terso piano) a dividerla dal mondo. Una barriera insormontabile che non le consente di poter mettere la testa al di fuori della porta di casa. Mirella è affetta da tetrapresi spastica. Dopo otto anni di battaglie condotte dalla sua famiglia a colpi di carta bollata e ricorsi al Tar, domani dovrebbero finalmente iniziare i lavori per la realizzazione di un ascensore che permetterà ai suoi genitori di poterla portare dove vuole, con più facilità. «Un ascensore – sottolinea la mamma Loredana – che regalerà una vita normale anche alla sua sorellina costretta a rinunciare a tante cose». Mirella, in otto anni di attesa, è cresciuta. È abbastanza alta e diventa sempre più difficile aiutarla a scendere e a salire quei quarantotto gradini. «Per domani abbiamo organizzato un sit-in con parenti, amici e associaizoni di volontariato – sottolinea ancora la signora Latronico – per essere sicuri che ci sarà la posa della prima pietra». Dopo il via libera dei giudici del Tar nulla dovrebbe più ostacolare la realizzazione dell’impianto. «Vogliamo vivere in pace con tutti – dice ancora la madre della dodicenne – è per questo motivo abbiamo anche cambiato un po’ il progetto, allontanato l’ascensore da un angolo dell’androne sul quale si apre la prota secondaria di un terraneo. Una porta chiusa da sempre ma che i nuovi inquilini hanno ora deciso di realizzare». Fino ad oggi la ragazzina è costretta a reggersi sulle sue gambe per uscire di casa con uno sforzo tale che potrebbe anche compromettere la sua situazione. Ogni volta impiega non meno di 20-30 minuti: troppi se si pensa che tra scuola, riabilitazione e un pizzico di vita normale, quei gradini, alti 28 cm, li deve salire e scendere oltre 10 volte al giorno. La storia dell’ascensore negato inizia nel 1998 quando lei aveva cinque anni. Con una delibera assembleare a maggioranza, il condomio decise di utilizzare i fondi della legge 104 per costruire l’ascensore ma l’insensibilità di alcuni condomini ha sempre compromesso l’avvio dei lavori. Nel 2000 un locale terraneo viene acquistato da nuove persone che si oppongono anche loro alla realizzazione dell’impianto. Nel 2004 arriva la diffida ad iniziare l’opera. Ne segue un ricorso al Tar da parte della famiglia, ricorso poi vinto. Nonostante ciò per ben tre volte i nuovi proprietari impediscono alla ditta di procedere fino alla citazione della famiglia Latronico al giudice civile per «danni temuti». Ma il giudice, alla luce di una meticolosa perizia tecnica, respinge la loro richiesta.