Agerola è psicosi per i maiali ammalati

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TITTI ESPOSITO Agerola. È psicosi enterovirus per gli allevamenti di suini nella cittadina dei Monti Lattari. Dopo l’abbattimento, l’altra mattina, di una ventina di maiali in un’azienda zootecnica della frazione Pianillo, ammalati dell’infezione vescicolare (in sigla Mvs), è scattata la quarantena per gli allevamenti della zona. A stabilire lo stato di emergenza, i medici del servizio veterinario dell’Asl Napoli 5, che hanno scoperto durante un controllo di ordinaria amministrazione il primo focolaio d’infezione. I controlli dei sanitari si allargheranno nei prossimi giorni anche ai Comuni limitrofi. Il sindaco della cittadina montana, Michele Pisacane, ha già emesso anche un’ordinanza pubblica per evitare altri contagi sul territorio cittadino. Diverse le misure restrittive e preventive per evitare il diffondersi della malattia, che attacca solo i suini e per fortuna non è pericolosa per l’uomo. A cominciare dall’apposizione di una tabella segnaletica ai confini dei Comuni in cui si è sviluppata la malattia. Nel caso della cittadina agerolese, c’è una zona rossa che arriva a ben tre chilometri dalla stalla infetta. Si continua con il censimento regolare degli animali a rischio nelle aziende vicine e con le visite periodiche e le analisi di campioni con un registro di epizoozia degli allevamenti. Inoltre c’è divieto assoluto di trasporto o trasferimento degli animali vivi su strade urbane o di sosta in aree abitative, pena il pagamento di sanzioni pecuniarie. La normativa europea impone l’abbattimento dei maiali con enterovirus, non solo perché l’infezione è molto resistente, ma anche perché i sintomi delle bestie ammalate sono simili alla più pericolosa afta epizootica. Gli allevatori temono la malattia al pari dell’aviaria, soprattutto per le ripercussioni sui consumatori. A detta delle associazioni animaliste le malattie del bestiame dipendono forse in parte anche dallo sfruttamento sempre più intensivo delle aziende zootecniche, che causa anche l’indebolimento della specie. «Anche se non ci sono rischi immediati per le persone- ha osservato Rosaria Boccaccini, presidente dell’Adda del comprensorio stabiese – l’allarmismo fa già paura e crea subito tensione sul territorio quando si parla di infezioni. Dai disastri naturali irreversibili alle virosi sempre più frequenti per gli allevamenti, dalla mucca pazza all’aviaria, passando per i casi meno gravi come quello di Agerola- ha continuato la responsabile dell’associazione animalista della città delle acque – è solo la punta dell’iceberg di un malessere più generalizzato che andrebbe arginato con maggior controlli e misure preventive, per la tutela della salute pubblica e per quelle delle povere bestie che fanno parte della nostra catena alimentare».