Positano chiesa del Rosario polemiche per la mostra ed il restauro

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Positano. Polemiche sulla chiesa del Rosario, una delle chiese più antiche del paese, nella centralissima piazza dei Mulini. Una mostra, per raccogliere fondi anche per nuovi lavori di restauro, sta facendo discutere i fedeli ma anche i galleristi


La decisione del nuovo parroco di Positano don Giulio Caldiero di far collocare una mostra di un artista vicano, Raffaele Starace, all’interno della chiesa ha creato dei mugugni, ma c’è anche chi difende la scelta del parroco.


“Nella chiesa sono state fatte le funzioni delle Palme e di Pasqua proprio pochi giorni fa e poi ci vediamo una mostra – dicono i fedeli -, ci sembra di vedere il mercato in un luogo sacro.”


“Può sembrare strano fare una mostra in un luogo consacrato, ma nell’antico passato non lo era – dice il professor Romolo Ercolino -, diverso è il discorso su chi e cosa esporre, ma se serve a tenere aperta la chiesa forse ha un senso visto l’uso che se ne faceva prima, piuttosto si veda come sono stati realizzati i lavori di restauro. Questa è probabilmente la seconda chiesa del paese come realizzazione, la più antica per l’impianto – dice Ercolino -, eppure i lavori sono stati fatti in maniera sconcertante. Basti pensare al pavimento, ma è assurdo, per esempio, che sono stati levati tutti gli intonaci interni senza far un analisi di quello che c’era sotto, poi si poteva tentare di recuperare gli antichi spazi del monastero benedettino che era stato realizzato al fianco e crollò in parte nel Seicento.”


“Non sono contrario a mostre nelle chiese perché non offendano il senso religioso – dice il gallerista Marcello Carosone -, se la chiesa deve servire solo di deposito allora si fa bene, ma se si celebrano le funzioni bisogna pensarci e non lo dico perché noi galleristi spendiamo per esporre, anzi l’idea potrebbe essere valida e si potrebbero alternare artisti anche di grande nome per esporre in un luogo così straordinario.”


Dal parroco nessun commento, ma la mostra servirebbe per salvare la chiesa da infiltrazioni, infiltrazioni che dovevano essere impedite dai lavori fatti proprio di recente. I lavori furono appaltati dal Genio Civile di Napoli e sono terminati l’anno scorso, per quasi 400.000 euro,  direttore dei lavori Lietta Buono, ma già da subito si sono presentate crepe ed infiltrazioni per l’umidità, ma non solo. “Ci sono molte assurdità in quei lavori – dice l’ingegner Giuseppe De Rosa -, per esempio sul pavimento, invece di mettere il cemento armato con travi, si poteva cercare di recuperare quello che c’era sotto o metterlo in vista. Credo che prima di pensare di fare una mostra bisognava chiedere ragione a chi ha fatto i lavori di come li ha realizzati”


 “Non so cosa sia successo, il primo progetto lo presentai io – dice l’ingegner Aniello Casola -, e si prevedeva anche il ripristino della antica sacrestia, poi hanno preferito fare tutto loro.”


La Chiesa del Rosario si trova nella centralissima piazza dei Mulini a Positano. Ed è la seconda chiesa di Positano, sono solo due con  la cupola di questo tipo, ma questa è addirittura più antica rispetto al tracciato originario, era stata anche tribunale nel 1600, dopo che, per varie vicissitudini, era stata sconsacrata


Nel 1926 venne rifatta la facciata vennero rimosse le lepene ed i capitelli. I capitelli romani erano quattro e quello della chiesa del Rosario era il quarto che viene utilizzato all’ingresso della stessa come base di una croce moderna


All’ingresso sulla sinistra un sarcofago romano, fra l’altro anche lesionato, una delle opere d’arte più interessanti presenti a Positano, utilizzato come poggio di materiali e comunque lasciato come un oggetto qualsiasi. All’interno della chiesa danni di tutti i tipi, si ha addirittura l’impressione che alcuni affreschi siano stati coperti dalla pittura, mentre il pavimento è stato completamente rifatto, rimanendo solo parte di quell’antico. Lesioni rilevanti sono sotto gli occhi di tutti, come pure le infiltrazioni d’acqua. La Chiesa del Rosario, in antichità aveva un altro nome, ma è una chiesa su cui si sa poco se non che le origini si perdono probabilmente nel medioevo, era anche un convento dei francescani poi crollato, ma ci sono ancora dei vani chiusi e che nessuno, neanche chi ha fatto i lavori, ha sentito il bisogno di aprire o almeno ispezionare.


Sorprende il silenzio della Chiesa, delle istituzioni, la difficoltà a reperire informazioni. A tutt’oggi non sappiamo chi ha fatto i lavori, quanto sono costati e chi li ha seguiti. L’unica cosa certa è che, fermo restando la libertà di critica alla mostra, sulla quale c’era chi discuteva sull’opportunità di farla o meno, chi discuteva sulla qualità dell’artista che doveva essere di fama internazionale, chi discuteva sulla possibilità o meno che si vendessero opere d’arte in chiesa, rimane il fatto che siamo di fronte ad un restauro che è un vero e proprio scempio. E che nessuno ha contestato vivamente.


Sentiamo il professor Romolo Ercolino, architetto e studioso di storia locale, in attesa che altri parlino. “I lavori sono stati gestiti in un modo sconcertante – dice lo storico locale Romolo Ercolino -. E’ assurdo, per esempio, che sono stati levati tutti gli intonaci interni senza far un analisi di quello che c’era sotto, non so gli affreschi, ma certamente erano decorate le unghie della cupola. Ho sempre detto che bisognava far di tutto per rintracciare il quadro che forse era nella lunetta che sta al di sopra dell’ingresso, come in tutte le chiese. Ma ci sono anche altre cose che mi sconcertano – spiega Ercolino che sta preparando un libro sulla storia di Positano -,hanno aperto una finestra e poi la hanno richiusa, assurdo, era un modo per ritrovare la storia precedente. Questa finestra affacciava su in alto e dava sulla piazza dei Mulini, per non parlare del pavimento antico che è stato tolto, sono rimasti solo alcuni pezzettini e non e stato neanche trattato per conservarlo..Poi c’erano anche delle tele e gli scanni della confraternita che non so dove siano finiti e se e come sono stati restaurati.” Questa era una chiesa di una confraternita? “A Positano c’erano due confraternite quella della buona morte e quella del rosario, la prima si trovava nella sacrestia della chiesa madre, la seconda qui. siccome i due portali sono in tufo pipernoide, io credo che sia di origine tardo-medievale, ma probabile c’era qualcosa precedente per un monastero benedettino che fu poi portato via da una lava d’acqua verso la fine del sedicesimo secolo e li sotto c’erano ancora delle celle che nessuno ha pensato ad ispezionare. E’ assurdo.” Che ne pensa della mostra? “In antichità le chiese erano anche mercati, e la mostra è un modo per tenere aperta questa chiesa che prima era abbandonata a se stessa e usatamagari come deposito. Se questo è lo scopo del parroco non va che condiviso.” Ma lei perché non ha parlato prima dei danni che si stavano provocando con il restauro? “Parlo con te solo perché me lo hai richiesto, ho detto quello che dovevo dire ai responsabili e al sindaco, se andavo oltre sarei stato accusato che volevo seguire io questi lavori, ora credo che le cose stanno sotto gli occhi di tutti e ciò non può che rammaricarci. I lavori forse sono stati fatti dal Genio Civile, il Comune ha sempre delle responsabilità in quanto massima autorità locale dovevano intervenire loro, come cittadino ho fatto quel che potevo.”


Michele Cinque


 


 


 


 


 


 


La chiesa del Rosario di Positano


 


1957


China su carta, stampata, cm. 20 x 14.


Donazione della moglie Dorothee Andres (Roma) dell’ottobre 2000.


L’immagine si scagliona su più livelli, a felice esemplificazione dell’andamento digradante dell’aggregato urbano: in primo piano la chiesa del Rosario nella piazzetta dei Mulini, vista di profilo dal lato meridionale, con la singolare cupola in pietra lavica sulla sinistra e il campaniletto sulla destra.


In secondo piano, mentre in corrispondenza del piccolo campanile si sovrappongono tetti a doppio spiovente e tetti a cupola, a sinistra, sopra la chiesa, svettano i resti delle antiche strutture dei mulini, ancora attestati a fine


Ottocento in numero cospicuo. Il disegno è rilevante anche perché riesce a fondere tre tipologie strutturali, religiosa, abitativa e preindustriale