Camorra in Costiera Amalfitana chi cerca di comandare

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Scissione tra i Gentile e gli Afeltra-Di Martino: i primi lasciano Agerola agli ex amici e si trasferiscono definitivamente in costiera amalfitana; a Santa Maria prenderebbe forma il nuovo clan capeggiato del presunto boss Antonio Esposito. Castellammare resta salda nelle mani dei D’Alessandro sotto la guida del super ricercato Pasqualino. È la mappa sulla criminalità locale ridisegnata dai carabinieri della locale compagnia. A destare attenzione è senz’altro il caso dei monti Lattari. Dall’attività investigativa, infatti, è emersa la rottura dei rapporti tra gli Afeltra-Di Martino di Pimonte e i Gentile di Agerola. Una separazione consensuale che avrebbe così evitato l’inizio di una nuova faida di camorra. E come in tutte le normali separazioni resta da attribuire i beni e dividere il patrimonio. Risorse che si riassumono sotto la parola estorsioni e spaccio di droga. Secondo gli investigatori, dopo aver stabilito una sorta di patto di non belligeranza, sarebbe giunta la spartizione del territorio. La cosca del presunto capoclan Giuseppe Gentile (attualmente in libertà), cognato di ras di Pimonte Raffaele Afeltra detto «’o burraccione», nel carcere di Parma, avrebbe pertanto deciso di abbandonare la terra d’origine per trasferire i suoi interessi esclusivamente in costiera amalfitana, in particolare a Furore, Tramonti, Conca dei Marini, Ravello  e Scala (fatti evidenziati in un dossier anche dai carabinieri della compagnia di Amalfi). A Santa Maria La Carità, considerata da sempre la terra di nessuno e la terra di tutti (dove spadroneggiavano i Cesarano di Pompei e i Fontanella di Sant’Antonio Abate) sarebbe a capo di un clan emergente il pregiudicato Antonio Esposito, meglio conosciuto come «tonino o’ biondo». L’uomo fu arrestato nel 2005 per associazione camorristica ma si trova attualmente libero e sarebbe riuscito a raggruppare una decina di persone per mettere su un nuovo clan. Con i Cesarano attivi ormai solo su a Pompei e alla periferia di Castellammare (ponte Persica), e i Fontanella ormai decimati dagli arresti, nella città pedemontana dei Lattari c’era una sorta di «vacatio criminalis» che sarebbe stata riempita proprio dalla cosca emergente. Castellammare è ben salda nelle mani dei guaglioni di Scanzano. Al loro leader, Pasqualino D’Alessandro, ormai gli danno la caccia in tutta Italia: il boss, nipote del defunto don Michele, è irreperibile dal febbraio del 2004, ovvero poco dopo la sentenza della corte di Cassazione che lo condannò a 19 anni di carcere per l’omicidio dell’ex cutoliano Giuseppe Riccardi (era il 30 aprile del 1996). Pena da scontare quasi per intero in prigione: Pasqualino, inoltre, in carcere, in via cautelare, ci è stato solo per tre anni

(fonte Il Mattino)