Lella Bertinotti a Positano intervistata da Barbara Palombelli

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La moglie del leader di Rifondazione: «Siamo complici, parenti, siamo cresciuti insieme»


 








Ah, Fausto ha detto che lui non sa nulla di case, Ici, bollette? Non mi stupisco, le faccende pratiche sono sempre toccate a me, lui è come un viandante, uno di passaggio, arriva, guarda e dice: però, che bella cosa hai fatto…». Lella Bertinotti, candidata first-lady della camera dei Deputati, non ha visto l’intervista del marito in tv. E’ in vacanza, con un’amica, in quel di Positano. «Anche per sfuggire alle tante richieste di interviste che arrivano in queste ore… io, per scaramanzia, voglio aspettare. E’ sempre meglio essere prudenti. Se poi l’elezione arriverà, vedremo. Non ho fatto programmi, sono un po’ naif, mai fatto la moglie di. Vivrò come ho sempre vissuto».

Certo, le secca che un piccolo casolare comprato in Umbria, in un borgo, sia stato già definito «un castello», che il sindaco sia assediato dalle richieste di planimetrie, di foto, e spiega alle amiche: «Sono 140 metri quadri, era una casetta di contadini che ho restaurato, le stanze piccole, niente di che», ma sa che dovrà abituarsi ad essere in prima linea.

Gabriella Faglio Bertinotti, detta Lella, è una donna molto simpatica, socievole, piena di vita. Non le viene perdonato di vestire in modo allegro, colorato, «Non sono firmata — confida — mi vesto come mi pare e compro quasi tutto dalla mia amica Francesca, moglie di un magistrato, che crea abiti per i negozi». Le mettono in conto i golf di cachemire del marito e lei giustamente reagisce, apre l’armadio, sono tutti regali dei militanti e delle magliaie amiche, li enumera e smonta le insinuazioni. Lui indossa un gessato elegantissimo? E’ di nuovo scandalo, ed è sempre lei a salvare lui: «E’ un omaggio di Mariano Rubinacci, il grande sarto napoletano. Non vedo cosa ci sia di grave…». La accusano di presenzialismo, perché va a teatro, «un’abitudine che ho da quando, a diciassette anni, andavo al piccolo Teatro di Milano, saltando la cena, perché non potevo certo permettermi entrambi i lussi», va al cinema e accetta gli inviti in alcuni salotti romani, «dove si continua a lavorare, a parlare di politica fino a notte fonda, altro che mondanità», ma si diverte quando la accostano alla nuova amica Valeria Marini, «Una donna generosa, che sento ogni tanto, potrebbe essere mia figlia eppure mi chiama e sta bene con me».

Da 44 anni vive con un uomo che non esita a definire «difficile». Si vogliono bene, si divertono, «siamo complici, parenti, siamo cresciuti insieme». Girano il mondo, discutono di politica, vanno in vacanza ospiti degli amici (fece scalpore il primo flash di Fausto in costume sugli scogli di Porto Ercole, ospite nella casa sulle rocce di Elisa Olivetti), coltivano amicizie trasversali e sorprendenti. A unirli è stato un piccolo centro sul Lago Maggiore in provincia di Novara, Varallo Pombia , 4643 abitanti. E’ il paese natale di Lella e dei genitori di Fausto. «Ci siamo conosciuti un’estate, avevo 16 anni e lavoravo come assistente alla colonia elioterapica organizzata dal comune, Fausto era il direttore. Aveva cinque anni più di me e da allora non ci siamo più lasciati…». Di quella estate del 1962, lei non ricorda musiche, né balli del mattone. Alla sera, i due ragazzi disertano le balere e preferiscono andare al cineforum di Novara. Nel 1965, le nozze in Chiesa, «anche per esaudire il desiderio della mamma di lui, Rosetta, che era molto cattolica. Eppoi, io ero minorenne: allora, a 19 anni, bisognava chiedere permesso ai genitori».

Lella ha lavorato sempre come funzionaria statale nelle amministrazioni provinciali di Novara, Torino e — dal 1985, quando Fausto è entrato nella segreteria confederale della Cgil — all’assessorato alla Cultura della provincia di Roma. Si infuria quando la raccontano come «pensionata baby», e ribatte: «Ho lavorato trent’anni filati, sono andata via nel 1997, pochi sanno che prendo 860 euro al mese. Ci sono persone che hanno lavorato dieci anni meno e prendono di più». In politica è sempre stata in anticipo sulle mosse del marito: quando lui era nel Psi, lei militava nel Psiup. Nel 1967, lui la raggiunge e poi insieme confluiscono nel Pci. Ma la prima a uscire, nel 1987, è di nuovo lei, «avevo capito la deriva… eppoi non c’era libertà, né pluralismo».

Un grande amico della coppia, il politico-finanziere Mario D’Urso avverte: «Attenzione a Lella, la vera pasionaria è lei. In queste ore la sento agitata. Ho soltanto paura che lei, così apprensiva e sensibile, si preoccupi delle inevitabili invidie che il suo ruolo susciterà. Li ho conosciuti nel 1996, sono due persone fantastiche, ora sono spesso loro ospite, a Roma e in Umbria. L’altro giorno, ero proprio nel loro casolare, un posto minuscolo, un buco, anche un po’ umido. Ho mangiato la frittata cucinata da lei: una donna così intelligente e semplice sarà un’ottima first lady».

E’ dello stesso parere anche un esperto di gossip, Roberto D’Agostino, «Se il subcomandante Fausto salirà al vertice di Montecitorio, lei diventerà in fretta la donna più popolare d’Italia, la vera prima signora del Paese. La sora Lella ama la politica, le persone, gli spettacoli. E’ una persona diretta: l’altro giorno, nel mio sito, avevo messo in rete la notizia di un paio di scarpe Church da 400 euro comprate dal segretario di Rifondazione comunista, ripresa da un trafiletto apparso sulla stampa. Mi ha incontrato, mi ha simpaticamente aggredito per dirmi che era una balla, aggiungendo — con grande humour — «guardi Dagospia, noi siamo poveri e anche avari». D’Agostino spedisce spesso Umberto Pizzi, il re dei paparazzi, specializzato nel cogliere i momenti peggiori di ciascuno, a pedinare i Bertinotti ma, lamenta, «torna sempre con foto ufficiali, p









La moglie del leader di Rifondazione: «Siamo complici, parenti, siamo cresciuti insieme»


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Ah, Fausto ha detto che lui non sa nulla di case, Ici, bollette? Non mi stupisco, le faccende pratiche sono sempre toccate a me, lui è come un viandante, uno di passaggio, arriva, guarda e dice: però, che bella cosa hai fatto…». Lella Bertinotti, candidata first-lady della camera dei Deputati, non ha visto l’intervista del marito in tv. E’ in vacanza, con un’amica, in quel di Positano. «Anche per sfuggire alle tante richieste di interviste che arrivano in queste ore… io, per scaramanzia, voglio aspettare. E’ sempre meglio essere prudenti. Se poi l’elezione arriverà, vedremo. Non ho fatto programmi, sono un po’ naif, mai fatto la moglie di. Vivrò come ho sempre vissuto».

Certo, le secca che un piccolo casolare comprato in Umbria, in un borgo, sia stato già definito «un castello», che il sindaco sia assediato dalle richieste di planimetrie, di foto, e spiega alle amiche: «Sono 140 metri quadri, era una casetta di contadini che ho restaurato, le stanze piccole, niente di che», ma sa che dovrà abituarsi ad essere in prima linea.

Gabriella Faglio Bertinotti, detta Lella, è una donna molto simpatica, socievole, piena di vita. Non le viene perdonato di vestire in modo allegro, colorato, «Non sono firmata — confida — mi vesto come mi pare e compro quasi tutto dalla mia amica Francesca, moglie di un magistrato, che crea abiti per i negozi». Le mettono in conto i golf di cachemire del marito e lei giustamente reagisce, apre l’armadio, sono tutti regali dei militanti e delle magliaie amiche, li enumera e smonta le insinuazioni. Lui indossa un gessato elegantissimo? E’ di nuovo scandalo, ed è sempre lei a salvare lui: «E’ un omaggio di Mariano Rubinacci, il grande sarto napoletano. Non vedo cosa ci sia di grave…». La accusano di presenzialismo, perché va a teatro, «un’abitudine che ho da quando, a diciassette anni, andavo al piccolo Teatro di Milano, saltando la cena, perché non potevo certo permettermi entrambi i lussi», va al cinema e accetta gli inviti in alcuni salotti romani, «dove si continua a lavorare, a parlare di politica fino a notte fonda, altro che mondanità», ma si diverte quando la accostano alla nuova amica Valeria Marini, «Una donna generosa, che sento ogni tanto, potrebbe essere mia figlia eppure mi chiama e sta bene con me».

Da 44 anni vive con un uomo che non esita a definire «difficile». Si vogliono bene, si divertono, «siamo complici, parenti, siamo cresciuti insieme». Girano il mondo, discutono di politica, vanno in vacanza ospiti degli amici (fece scalpore il primo flash di Fausto in costume sugli scogli di Porto Ercole, ospite nella casa sulle rocce di Elisa Olivetti), coltivano amicizie trasversali e sorprendenti. A unirli è stato un piccolo centro sul Lago Maggiore in provincia di Novara, Varallo Pombia , 4643 abitanti. E’ il paese natale di Lella e dei genitori di Fausto. «Ci siamo conosciuti un’estate, avevo 16 anni e lavoravo come assistente alla colonia elioterapica organizzata dal comune, Fausto era il direttore. Aveva cinque anni più di me e da allora non ci siamo più lasciati…». Di quella estate del 1962, lei non ricorda musiche, né balli del mattone. Alla sera, i due ragazzi disertano le balere e preferiscono andare al cineforum di Novara. Nel 1965, le nozze in Chiesa, «anche per esaudire il desiderio della mamma di lui, Rosetta, che era molto cattolica. Eppoi, io ero minorenne: allora, a 19 anni, bisognava chiedere permesso ai genitori».

Lella ha lavorato sempre come funzionaria statale nelle amministrazioni provinciali di Novara, Torino e — dal 1985, quando Fausto è entrato nella segreteria confederale della Cgil — all’assessorato alla Cultura della provincia di Roma. Si infuria quando la raccontano come «pensionata baby», e ribatte: «Ho lavorato trent’anni filati, sono andata via nel 1997, pochi sanno che prendo 860 euro al mese. Ci sono persone che hanno lavorato dieci anni meno e prendono di più». In politica è sempre stata in anticipo sulle mosse del marito: quando lui era nel Psi, lei militava nel Psiup. Nel 1967, lui la raggiunge e poi insieme confluiscono nel Pci. Ma la prima a uscire, nel 1987, è di nuovo lei, «avevo capito la deriva… eppoi non c’era libertà, né pluralismo».

Un grande amico della coppia, il politico-finanziere Mario D’Urso avverte: «Attenzione a Lella, la vera pasionaria è lei. In queste ore la sento agitata. Ho soltanto paura che lei, così apprensiva e sensibile, si preoccupi delle inevitabili invidie che il suo ruolo susciterà. Li ho conosciuti nel 1996, sono due persone fantastiche, ora sono spesso loro ospite, a Roma e in Umbria. L’altro giorno, ero proprio nel loro casolare, un posto minuscolo, un buco, anche un po’ umido. Ho mangiato la frittata cucinata da lei: una donna così intelligente e semplice sarà un’ottima first lady».

E’ dello stesso parere anche un esperto di gossip, Roberto D’Agostino, «Se il subcomandante Fausto salirà al vertice di Montecitorio, lei diventerà in fretta la donna più popolare d’Italia, la vera prima signora del Paese. La sora Lella ama la politica, le persone, gli spettacoli. E’ una persona diretta: l’altro giorno, nel mio sito, avevo messo in rete la notizia di un paio di scarpe Church da 400 euro comprate dal segretario di Rifondazione comunista, ripresa da un trafiletto apparso sulla stampa. Mi ha incontrato, mi ha simpaticamente aggredito per dirmi che era una balla, aggiungendo — con grande humour — «guardi Dagospia, noi siamo poveri e anche avari». D’Agostino spedisce spesso Umberto Pizzi, il re dei paparazzi, specializzato nel cogliere i momenti peggiori di ciascuno, a pedinare i Bertinotti ma, lamenta, «torna sempre con foto ufficiali, per lui i due sono come il Presepe, io invece li aspetto al varco. Ho già pronto il titolo: dai centri sociali al centro tavola». Chiarisce Pizzi: «Sono gentili, si lasciano fotografare, non scappano mai davanti a noi: rispettano il nostro lavoro. Io, poi, sono rifondarolo, e sono felice che Bertinotti arrivi al vertice dello Stato, se l’è proprio meritato. Così almeno per un po’ starà tranquillo».



Barbara Palombelli
er lui i due sono come il Presepe, io invece li aspetto al varco. Ho già pronto il titolo: dai centri sociali al centro tavola». Chiarisce Pizzi: «Sono gentili, si lasciano fotografare, non scappano mai davanti a noi: rispettano il nostro lavoro. Io, poi, sono rifondarolo, e sono felice che Bertinotti arrivi al vertice dello Stato, se l’è proprio meritato. Così almeno per un po’ starà tranquillo».



Barbara Palombelli