Positano una processione memorabile

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Una processione memorabile quella di giovedi sera a Positano che è passata dal cimitero di Liparlati per arrivare alla Chiesa del Santissimo Rosario in piazza dei Mulini. Don Giulio Caldiero ha voluto riprendere giovedì notte dopo trenta anni   la processione con incappucciati democratici: chiunque voglia poteva far parte della processione che ha fatto il giro del paese diversamente da molte altre dove la tradizione è legata in genere alle appartenenza familiari o di congregazioni. Congregazioni che a Positano sono state unificate con un nuovo priore, dal dottor Vito Fiorentino a Costantino Mandara. La processione si è snodata per il paese in un’atmosfera surreale, i ristoranti, a Fornillo verso le 23, hanno spento le luci con i turisti che hanno rispettato questa iniziativa e ne sono rimasti colpiti. Il percorso è stato accompagnato dalla musica del gruppo Franco di Franco, mentre a gruppi si recavano nelle chiese del paese che, al momento del passaggio della processione, venivano visitate da uno dei parroci che hanno seguito l’evento guidato da don Giulio e don Michele Fusco. Simbolico l’arrivo alla Chiesa del Santissimo Rosario, una delle più antiche di Positano riaperte ultimamente al culto.  Fede, tradizione e folklore nella lunga “notte di penitenza” che, ieri sera, ha avvolto e caricato di misticismo il paesaggio antico della Costiera. Positano con la suggestione di uno scenario unico si candida a riprendere queste tradizioni, la lavanda dei piedi, fatta, come di tradizione, dal sindaco, poi la schiodatura di stasera, suggestiva e intensa, poi la processione per Montepertuso, che però si è persa, e iniziative varie da intraprendere sono nell’intenzione della parroccha..  Tante le processioni, al tenue chiarore delle fiaccole, in un viavai continuo per i vicoli angusti e per scalinatelle scoscese dei caratteristici borghi medioevali. Un unico grande coro di invocazioni e di preghiere che la brezza di primavera spinge lontano, verso il cielo e verso il mare, dovunque ci sia una chiesa o  un tabernacolo. Il ricordo della passione di Cristo che fanno i “battenti” delle vecchie congreghe, vestiti di bianco saio, con il volto coperto da un informe cappuccio e il capo cinto da una rozza corona di rovi. Ad Amalfi, Positano, Atrani, Ravello, Maiori, il loro mesto cammino, al seguito di una grossa croce, comincia al calar della sera e finisce alle prime luci dell’alba. . A Minori, i confratelli del Santissimo Sacramento ne fanno quasi una “sacra rappresentazione” con una sequenza di canti e di figurazioni evangeliche, paziente ricostruzione della “memoria” storica tramandata da padre in figlio. L’origine risale al XIV secolo, come ne dà notizia una pergamena del “Fondo Mansi” datata 1375 e conservata nella biblioteca della Badia di Cava. E’ la rievocazione dei misteri con una in tessitura polifonica di assoli e di voci miste, melodiosamente intervallata da vocalizi e da melismi di derivazione orientale. Lentamente girano tutto il paese, salgono alle frazioni, seguiti da una folla commossa che mischia anche turisti italiani e stranieri. La stessa folla che il venerdì si sposta ad Amalfi  per assistere alla toccante “deposizione” di Cristo morto nel sepolcro. Il suggestivo corteo parte dalla Cattedrale, scende la maestosa scalea, attraversa il centro storico per raggiungere, alla fine, l’ex Monastero di Campolillo, dove è allestito il sacrario. Spente le luci, oscurate le vetrine accese le torce, la statua di Cristo, adagiata su di un cataletto di legno dorato e intarsiato,  viene portata a spalla dai discendenti degli amalfitani che ne fecero dono alla comunità ecclesiale. Intorno, con la Madonna Addolorata, l’Arcivescovo, il clero, i battenti, mentre la “corale di Sant’Andrea” spazia dallo “Stabat Mater” agli inni “sento l’amaro pianto” e “Veder l’orrenda morte” musicati da Giacomo Tirabassi che fu maestro di cappella presso la corte Borbonica di Napoli e, poi, organista al Duomo di Amalfi .