Chiude la Sirenetta quale futuro per la Moda Positano

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Chiude la Sirenetta, un’azienda storica di Positano nata trentacinque anni fa,  e se ne va un altro pezzo di storia della Moda Positano. Venti aziende hanno chiuso negli ultimi dieci anni, passando dalle settantacinque degli anni ottanta alle quaranta di oggi, il comparto che trainava l’economia di un’intera area, dai Monti Lattari allo stabiese, salvo alcune eccezioni, è in crisi. La moda che faceva furore nel mondo negli anni Settanta, amata da Liz Taylor e Richard Burton, simbolo della trasgressione della beat generation in Italia, aveva un giro d’affari, secondo gli operatori, che è arrivato sui trecento miliardi di lire negli anni Ottanta, oggi non si arriva ai cinquanta. Ma più che i dati, mai raccolti da nessuna associazione del comparto, perché sono tutte fallite, salvo un consorzio che ancora esiste ma ragruppa solo un quarto delle aziende, parlano i fatti.  La Sirenetta, che si trovava nella centralissima Via Pasitea, è solo l’ultima di una serie che potrebbe ancora continuare una delle boutique storiche di Positano, dopo Maria Lampo, Pepito, Brunella, Marilu Attanasio e Cix e Co., per citarne alcuni. Prima di lei sono scomparse, Fiorella Moda, South Moda, Magnolia, Yogurth Moda, Fusaro Moda, Bluff, Paradise, Chola e  Caldiero, solo per citarne alcune più note. Quale futuro ha la Moda Positano? Cosa si potrebbe fare?Sul blog www.positano.blog.kataweb.it (c’è il link anche a sinistra del sito un blog per Positano) chi vuole puo anche lasciare un post con una mail fittizia (tipo mail@inwind.it) ma scritti offensivi potrebbero essere cancellati dopo segnalazione


Chiude la Sirenetta, un’azienda storica di Positano nata trentacinque anni fa,  e se ne va un altro pezzo di storia della Moda Positano. Venti aziende hanno chiuso negli ultimi dieci anni, passando dalle settantacinque degli anni ottanta alle quaranta di oggi, il comparto che trainava l’economia di un’intera area, dai Monti Lattari allo stabiese, salvo alcune eccezioni, è in crisi. La moda che faceva furore nel mondo negli anni Settanta, amata da Liz Taylor e Richard Burton, simbolo della trasgressione della beat generation in Italia, aveva un giro d’affari, secondo gli operatori, che è arrivato sui trecento miliardi di lire negli anni Ottanta, oggi non si arriva ai cinquanta. Ma più che i dati, mai raccolti da nessuna associazione del comparto, perché sono tutte fallite, salvo un consorzio che ancora esiste ma ragruppa solo un quarto delle aziende, parlano i fatti.  La Sirenetta, che si trovava nella centralissima Via Pasitea, è solo l’ultima di una serie che potrebbe ancora continuare una delle boutique storiche di Positano, dopo Maria Lampo, Pepito, Brunella, Marilu Attanasio e Cix e Co., per citarne alcuni. Prima di lei sono scomparse, Fiorella Moda, South Moda, Magnolia, Yogurth Moda, Fusaro Moda, Bluff, Paradise, Chola e  Caldiero, solo per citarne alcune più note. Quale futuro ha la Moda Positano? Cosa si potrebbe fare?


“La crisi della Moda Positano è avvenuta per l’individualismo – dice Giulio Gargiulo, storico produttore  -,  perché non c’è stata un’organizzazione, una regia di base, con regole di comportamento certe per tutti. E alcuni hanno profittato delle fiere della Regione per poi poter vendere prodotti a prezzo ridotto, come per esempio le maglie, rispetto agli altri rovinando il mercato come è successo in Germania dove i nostri grossisti, che erano la maggior parte degli acquirenti, sono poi venuti meno..”


“Oggi la crisi c’è e si sente – dice Giuseppe Fusco, titolare di Bigi -, al di la di singole realtà, il settore in generale è in crisi, ma non da oggi. Il prodotto delle attività di Positano si è ridotto di almeno un quinto se non di più in questi ultimi venti anni. Si può ancora fare qualcosa, l’associazionismo è una risposta.”


“La crisi è di tutto il settore  Moda – dice Raffaele Mastro -, la Moda Positano esiste ancora ed ha mercato e sono sicuro che ci sarà una ripresa. La crisi è globale ma a livello locale è stata accentuata dalla mancanza di associazionismo e dalla scelta di qualcuno che ha fatto scadere la qualità, ma in questo le imprese solide con un po’ di sforzi in più rimangono.”


La storia della Moda Positano è la storia anche di un settore unico nel suo genere che ha creato un indotto economico senza precedenti, ma che non è stato capace di associarsi per evitare la crisi o anche solo tutelare un marchio. Si sono susseguiti vari tentativi di associazioni fra i produttori moda, anche un consorzio voluto dalla Regione, ma solo un’associazione ha durato per qualche anno e creato delle iniziative comuni di rilievo, l’associazione Moda presieduta, all’epoca, da Vincenzo Esposito, negli anni Novanta. “La  Moda Positano ha avuto successo perché Positano era come un grande mercatino ed era una fucina di idee, qui si concentrava l’arte e la cultura internazionale – ricorda Vincenzo Esposito -, mentre Capri si buttò a fare grandi nomi e grandi stilisti noi siamo rimasti a fare una moda più economica, diciamo cosi, però legata al territorio e alle nostre idee e alle contaminazioni culturali che poi la ha resa unica. Abbiamo creato una rete di faconisti in tutta la Campania e oltre creando economia sul territorio con un modello antesignano di industria decentrata. Dopo il boom degli anni Settanta ci sono stati dei momenti altalenanti, poi dopo gli Ottanta un vero e proprio crollo, Positano era l’unico paese al mondo dove un compratore poteva acquistare senza pagare prima e a volta acquistavano per miliardi senza poi pagare.”


“La Moda Positano ha fatto scuola – dice Vito Casola titolare della boutique Brunella-. I migliori stilisti come Cavallo e Marrazzo stanno facendo la Moda Positano con i Patchwork, le gonne folk e altre novità che sono cose nate da Positano, la Moda Positano non è fuori moda, l’unica cosa è che il mercato è invaso da cose cinesi che ha dato fastidio, le vendite sono crollate per la crisi. Positano come qualità è sempre all’avanguardia. Io mi sono creato un mio filone particolare e produco anche tessuti con vecchi telai, lavoro sul lino naturale di coltivazione europea e non di importazione cinese o indiana come alcuni – spiega  Casola -,  il mio è un prodotto al cento per cento campano,  con una produzione caratteristica e non ho subito una crisi grave perché lavoro con una mia clientela e ci vuole molto serietà. Se semini bene raccogli bene. Bisogna creare fiducia nei clienti e per fare questo ci vuole molta serietà.”


Michele Cinque