PARMALAT: BONDI, LE BANCHE SAPEVANO DEL DISSESTO

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MILANO – E’ “fuori dubbio” che le banche fossero a conoscenza della reale situazione di Parmalat. Lo ha detto l’amministratore delegato di Collecchio Enrico Bondi, rispondendo ad una domanda del Pm nel corso dell’udienza milanese.

Per capire la situazione che ha portato all’insolvenza, aveva spiegato Bondi in precedenza prima di arrivare alla conclusione del suo ragionamento sul fatto che senza dubbio le banche erano a conoscenza della situazione, “bastavano semplici confronti sull’ indebitamento dichiarato a bilancio”. Tant’ è che, ha aggiunto, “il livello del debito segnalato dalla centrale dei rischi e il debito a bilancio mostrava una differenza di 700 milioni nel ’97, poi diventato un miliardo nel 2002”.

L’ex amministratore straordinario di Parmalat ha ripercorso all’inizio della propria testimonianza all’udienza del processo Parmalat in corso a Milano le fasi della prima settimana alla guida del gruppo di Collecchio. “Subito dopo la nomina avvenuta il 15 dicembre, tre giorni più tardi, fui convocato in Consob dal presidente Cardia, con procedura d’urgenza” e solo allora “appresi che mancavano all’appello 3,9 miliardi di euro depositati presso i conti di Bank of America”. Dopo la convocazione del Cda e la nomina della società di revisione Pwc e dei consulenti Lazard e Mediobanca, ha quindi spiegato Bondi, “non solo Bank of America dichiarava che la liquidità sui conti non esisteva, ma anche emergeva che le attività di Bonlat non esistevano. E, con esse, metà del margine operativo lordo del gruppo”.


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                                                                          Michele De Lucia