Gabbie per tonni a Cetara

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CETARA: Tra poco più di un anno dovrebbero fare la loro comparsa anche in Costiera. Dieci gabbie poste a due chilometri dalla costa dove “mantenere” in cattività  tonni rossi pescati nel Mediterraneo, fino alla consegna  ai compratori giapponesi. I permessi ci sono già tutti. Manca solo quello relativo all’impatto ambientale e, poi, si potrà dare mano al progetto. Che, d’altronde, è stato già avviato a Marina di Camerota. Ma, come nel Cilento, anche sulla Divina non mancano le polemiche e ancora prima che l’attività imprenditoriale venga intrapresa. Perché secondo alcuni, l’iniziativa potrebbe produrre conseguenze devastanti per l’eco-sistema marino del comprensorio amalfitano. Accuse, peraltro, già formulate a Camerota e che sono state oggetto pure di una indagine della Procura. Gli imprenditori del “Consorzio operatori del tonno del Mediterraneo”, che raggruppa 12 “tonnare” e che gestisce l’impianto cilentano e si appresta ad installare le gabbie di fronte Cetara, contestano ogni addebito. E, carte alla mano, dimostra come tutte le perplessità non abbiano ragione di esistere. “Siamo stati oggetto di una serie di controlli – sottolinea il vice presidente Alfonso Pappalardo – che hanno evidenziato l’assoluta infondatezza dei sospetti. In particolare le analisi effettuate dall’Arpac hanno inequivocabilmente dimostrato come non si “riscontrino sostanziali differenze o alterazione dei parametri tra i campioni di  acqua prelevati nell’allevamento e quelli campionati a seicento metri di distanza dalle vasche”. Nessun inquinamento, dunque, almeno stando agli ultimi e approfonditi studi.  Ma gli aspetti della vicenda vanno anche più in là. Perché, oltre al paventato inquinamento del mare, il Wwf ha puntato il dito pure sulla pesca indiscriminata del tonno rosso e sui metodi utilizzati per “ingrassarli” che, come risultato causa-effetto, produrrebbe un depauperamento del pesce azzurro nel Mediterraneo. “Il tonno – sostiene l’associazione ambientalista – viene nutrito con enormi quantità di alici e sardelle. E, di conseguenza, anche la pesca di questi piccoli pesci sta aumentando in modo considerevole. Senza considerare, inoltre, che la mancanza di statistiche dettagliate sulle quantità prelevate per l’allevamento potrebbero portare ad collasso della specie nel giro di pochi anni”. Anche su questo punto, però, i pescatori obiettano. “Non vedo che differenza ci possa essere – rimarca Pappalardo – tra i metodi di qualche anno fa e quelli attuali. Anzi adesso, conservandoli in cattività, si assicura anche la riproduzione. Un particolare che forse è sfuggito agli ambientalisti, visto che prima i tonni venivano uccisi e riposti sulle navi. Con le gabbie, invece, vengono catturati e trasportati fino ai siti di mantenimento, dove restano in vita da giugno ad ottobre, quando vengono prelevati dalle navi nipponiche. E, inoltre, il pesce che noi diamo da mangiare è acquistato da ditte esterne che lo pescano in altri mari e non certamente nel nostro”. E anche la contestazione che in una zona turistica come la Divina gli allevamenti di tonno possano deturpare l’immagine da cartolina famosa in tutto il mondo viene rigettata al mittente. “Le gabbie sono invisibili – conclude Pappalardo – e siamo sicuri che possano anche diventare un’attrazione per i vacanzieri. Noi ci impegniamo, sin da ora, a trasportare i turisti fino agli allevamenti. Che sono controllati giorno e notte dagli addetti. E, poi, creeremo altri posti di lavoro, come a Camerota, dove sono state assunte 25 persone. Se ci vogliono accusare anche di questo….”


 


Gaetano de Stefano