Inappellabilità delle assoluzioni Ciampi non firma la riforma

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Il Quirinale rinvia il testo alle Camere per incostituzionalità. Le motivazioni: “Muta le funzioni della Cassazione e crea asimmetria tra accusa e difesa”
La legge di riforma della procedura penale, che abroga il ricorso in appello dopo l’assoluzione di primo grado, si è arrestata di fronte al “no” del Quirinale. Il presidente della Repubblica ha infatti rinviato il testo alle Camere, rifiutandosi di firmarlo. La legge secondo Ciampi presenta elementi di incostituzionalità e pertanto, in base all’art. 74 della Costituzione, il Parlamento deve provvedere a modificarlo e poi rinviarlo al presidente. Che non può rifiutarsi di firmarlo per la seconda volta. Ma il fatto è che, a Camere in via di scioglimento, non esistono i tempi per riapprovare la legge entro la legislatura in corso. Quindi se ne riparlerà, forse, solo dopo le elezioni.
“Modifiche al Codice di Procedura Penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento”, questo è il titolo del testo bocciato dal Colle. Le motivazioni, scritte dal presidente nel messaggio di rinvio al parlamento, riguardano “l’evidente mutazione delle funzioni di Corte di Cassazione”, che la riforma intendeva trasformare nella sede dell’unico ricorso consentito ai pm insoddisfatti dalla sentenza di primo grado. La Cassazione, rileva Ciampi, si trasformerebbe così “da giudice di legittimità a giudice di merito, in palese contrasto con quanto stabilito dall’art. 111 della Costituzione”. Inoltre la legge approvata, ha rilevato ancora il presidente della Repubblica, crea “delle asimmetrie tra accusa e difesa” e le posizioni delle parti nel processo assumono “una condizione di disparità che supera quella compatibile con la diversità delle funzioni svolte dalle parti stesse nel processo”. La difesa, secondo il testo, può ricorrere in appello, l’accusa invece no. Nel messaggio del Presidente Ciampi si sottolinea anche che vi è disparità anche tra l’imputato e la parte lesa, cioè “la vittima del reato costituitosi parte civile” che è a tutti gli effetti “parte del processo”.
La legge, rileva ancora il presidente, “provocherà un insostenibile aggravio di lavoro con allungamento certo dei tempi del processo”. Ciò sarebbe dovuto alla pioggia di ricorsi che intaserebbe ancora di più i già intasati uffici della Corte di Cassazione. Infine vi è rischio che la legge sull’inappellabilità possa recare “un vulnus al precetto costituzionale del buon andamento dell’amministrazione applicabile, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, anche agli organi dell’amministrazione della giustizia”.
Motivazioni che suscitano la perplessità del “padre” della legge rinviata, il parlamentare di Fi Gaetano Pecorella: “Appare inspiegabile – è il commento del deputato – quali possano essere le ragioni di incostituzionalità”. Non appare inspiegabile invece al presidente dell’Anm Ciro Riviezzo, che già aveva esplesso perplessità nei confronti della riforma. “Le preoccupazioni manifestate da noi insieme alla gran parte della cultura giuridica erano fondate”, ha detto il presidente dell’associazione dei magistrati. “Vedremo su quali aspetti della riforma – conclude il leader del sindacato delle toghe – il capo dello Stato ha puntato la sua attenzione”.
Plaude l’opposizione, in prima fila Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera.”La legge è criminogena, ed è giusto il rinvio – ha detto – si sacrificano le vittime del reato e si intasa la Corte di Cassazione, impedendo l’accertamento dei reati”. Perplessità, pur nel rispetto del Capo dello Stato, da parte invece del centrodestra. Un sentimento riassunto dal presidente della Camera, Pierferdinando Casini, che commenta: “Il rispetto verso il Presidente si concretizza in una presa d’atto delle sue decisioni, evitando di strumentalizzare le sue parole e di piegarle alla logica della campagna elettorale”. L’esito delle elezioni sarà determinante per il destino della legge, avversatissima dallo schieramento avversario all’attuale maggioranza.


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