Terremoto Piano ricorda i 25 anni

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Piano di Sorrento. Il 23 novembre Piano ricorderà i 25 anni del terremoto dell’Irpinia, dei 2735 morti, 11 furono della cittadina carottese, la più colpita della Penisola Sorrentina. “Un ricordo doveroso – dice l’assessore Giovanni Iaccarino -, Piano è stata la città della Penisola Sorrentina più colpita con i suoi morti e palazzi distrutti da Villa Fondi a Ripa di Cassano. Si farà nell’aula consiliare con un recital di Ciro Ferrigno, una mostra fotografica e il ricordo del sindaco dell’epoca Antonino Gargiulo”. Ricostruiamo la vicenda con l’aiuto del periodico locale “Il Carottese” che usiamo come fonte e le relazioni del Comune dell’epoca. Il gravissimo terremoto del 23 novembre 1980, che ha sconvolto gran parte della Campania e della Basilicata, ha anche duramente colpito Piano di Sorrento, il cui tragico bilancio è il più triste fra quello dei paesi della penisola. In poco più di un minuto, la furia omicida della natura ha ucciso 10 sventurati cittadini, fra cui anche un ragazzino di 12 anni, e solo per miracolo o per un caso fortunato diversi altri hanno evitato la morte. Le vittime (Cappiello Lucia, Quinto Carolina, Terranova Antonietta, Terranova Maria Concetta, Del Vecchio Andrea, Conte Matteo, Carotenuto Dora, 16 anni, Carotenuto Maria, 18 anni, Carotenuto Angela, Martorelli Antonino, 12 anni) sono state in genere travolte dal rovinoso crollo delle loro abitazioni, tutte di vecchia costruzione, ma alcune dall’apparenza massiccia e sicura.


 Ai morti, per i quali fu celebrato un solenne rito funebre in piazza Cota, si aggiungono 37 feriti, e circa 1.600 senzatetto.


Bastano questi dati a dare un tremendo quadro del disastro causato dal terremoto nella sola Piano di Sorrento, investita con particolare violenza dal sisma, e con danni molto più gravi di quelli patiti dai paesi vicini, almeno in termini di vittime umane e di fabbricati completamente distrutti.


Infatti, tra fabbricati caduti e in via di abbattimento, ne conteremo alla fine 12 cancellati dal patrimonio abitativo, mentre le case inagibili sono ben 420 ed i fabbricati semi crollati, alcuni forse da abbattere, sono in tutto 48.


Problemi di questo genere, lutti così gravi, danni così ingenti, non si possono certo compensare con facilità ed in breve tempo, anche se si disponesse di risorse eccezionali, perché qui non c’è solo bisogno di somme di denaro, ma di molte cose.


Basterà pensare, ad esempio, che nei campeggi, in questa stagione certo inospitali, perchè inevitabilmente freddi, umidi e attrezzati solo per la stagione calda, sono ospitate circa 300 persone, in roulottes o bungalows, mentre negli alberghi, di cui alcuni pure non sono dotati delle necessarie attrezzature per ospitare in inverno delle persone, vi sono circa 700 persone.


Inoltre, molti abitanti di Piano, si sono dovuti spostare anche di qualche chilometro dalle loro abitazioni, dalle scuole, dai parenti e dai luoghi di lavoro, dovendosi sistemare in alberghi di Sorrento.


Il resto degli abitanti sinistrati ha trovato alloggio presso parenti e presso amici, non senza problemi dovuti all’affollamento in poche stanze, alla mancanza di comodità, vestiti, ed alla perdita di beni.

A parte i gravi danni arrecati dal terremoto alle abitazioni, di cui in genere la maggior
parte ha riportato almeno qualche crepa, più o meno preoccupante, anche alcuni edifici di interesse pubblico hanno subito danni.           


Tutte le tre chiese parrocchiali, S. Michele, Trinità e Mortora, hanno subito ingenti danni, in particolare la prima, e l’edificio postale è stato gravemente danneggiato.          


Quanto alle scuole, se la Media “Amalfi” ha ospitato per diversi giorni alcune famiglie, quella di Petrulo, sia al centro che alla succursale, di vecchia costruzione, è stata di chiarata inagibile, e gli alunni hanno dovuto trasferirsi alla Media Amalfi.


Anche le scuole di Trinità (elementari) e la succursale del Nautico, posta nella vecchia villa di V.F. Campa, sono inagibili, o grave mente danneggiate.


E’ così avvenuto per diversi negozi, strutture turistiche, tratti di strada (vedi V. S. Michele).


Ecco la relazione del sindaco architetto Gargiulo: “Si provvede ad alloggiare i senzatetto negli alberghi requisiti a Piano e la Giunta comunale stanzia la somma di 100 milioni per fronteggiare le prime esigenze dei terremotati; una commissione di tecnici intanto provvede alla lunga e faticosa opera di verifica degli alloggi che hanno subito i danni del sisma. Vengono poi requisiti anche alberghi di comuni vicini (soprattutto Sorrento) per ospitare i numerosi senzatetto.


In sintesi, dopo gli accertamenti eseguiti, i danni subiti da Piano di Sorrento, in conseguenza del sisma del 23 novembre:


– 10 morti, tra cui i familiari di un dipendente comunale, Martorelli, al quale esprimiamo ancora una volta il nostro più vivo cordoglio;


– 37 feriti non gravi;


– 12 fabbricati crollati per circa 60 alloggi; 24 fabbricati semicrollati per circa 54 alloggi;


– 330 fabbricati lesionati per 1.152 appartamenti;


– 270 famiglie prive di abitazione;


– 1.016 persone senza tetto alle quali abbiamo dovuto offrire alloggi ed assistenza;


– 970 persone sistemate negli alberghi e nei campings;

300 persone circa situate presso terzi in attesa di sistemazione definitiva. Per fronteggiare la situazione di emergenza sono stati requisiti campings, roulottes, alberghi ed infine si è deciso di requisire, sempre in via temporanea, i secondi alloggi che finora ospitano ben 130 famiglie. Il problema più importante resta ora quello della ricostruzione, per dare al paese le abitazioni e il suo volto restaurato; dovrà essere riconsiderato il critico problema del “centro storico” che ha causato i maggiori danni all’edilizia del Paese e alle persone. Si provvederà con una nuova “167″ preparata dall’amministrazione comunale e approvata da quasi tutte le forze politiche, alla costruzione di almeno 200 abitazioni sotto forma di prefabbricati pesanti più congeniali alle esigenze del nostro paese.”


Ecco cosa disse il Carottese (Vincenzo Califano e Lorenzo Piras) all’indomani del terremoto. “Mentre il nostro “Carottese” va in macchina, viviamo ancora i postumi della terribile esperienza che ci ha colpiti in quella fatidica domenica del 23 novembre 1980. Forse troppo bella quella domenica, ma fino alle 19.34…..


Una stupenda giornata, non una foglia mossa dal vento, una giusta temperatura invernale, un cielo dapprima azzurro, ma al tramonto inconsuetamente rosso!


All’improvviso, come in un film, cambia la scena: distruzione, morte e terrore regnano nella nostra bella Piano (ma anche altrove e peggio di noi!). Cos’è successo? IL TERREMOTO… Il terremoto ha distrutto case, ucciso persone, sprofondato il paese in una situazione di emergenza e di paura.


Riorganizzate le idee dopo lo spavento, si organizzano spontaneamente i primi soccorsi laddove, purtroppo, si sa esserci delle vittime; amministratori, forze dell’ordine e volontari sono tutti affiancati nell’opera di soccorso, lavorano tra le macerie, incuranti del pericolo, mentre vengono estratti i primi corpi. Si cerca e si spera di salvare qualcuno, mentre qualche altro corpo emerge, ma poi si deve smettere. Viene il giorno ad illuminare la catastrofe nelle sue inattese e grosse proporzioni, ma passa ancora qualche giorno prima che si riescano ad estrarre tutte le vittime e che si faccia un più preciso bilancio dei danni provocati dal sisma.


Scatta immediatamente il piano di soccorso ed assistenza, ma occorre far fronte a mille e mille problemi che gli amministratori comunali per primi, lavorando 24 ore al giorno, cercano di risolvere; si attuano i primi provvedimenti per i senza tetto, minacciati anche dall’incombere di un un violento temporale che ha poi imperversato a lungo ed impietoso sul Paese intero. Troppe le esigenze e i bisogni immediati della popolazione, ma nonostante tutto, in breve, si riesce a dare un rifugio al coperto a tutti, mentre nel  frattempo, tecnici ed esperti lavorano incessantemente per fare le perizie ai tanti edifici lesionati dal sisma. Si provvede in ogni modo a soddisfare i bisogni più urgenti dei terremotati e intanto arrivano anche i primi soccorsi: le tende, poi un grosso rifornimento di latte, poi ancora 2 autotreni da un paese della Sicilia, Bagheria, che porta ogni ben di Dio (e forse qualcosa in più del necessario) qui a Piano. Assessori comunali, coadiuvati da un corpo di volontari che fanno capo al Comitato Comunale Protezione Civile e dalle dame di San Vincenzo, provvedono a distribuire viveri e vestiario a tutti coloro che ne hanno bisogno (e anche a qualcuno in più…..); si lavora davvero tanto in un paese paralizzato quasi nella sua rete urbana, tra palazzi pericolanti e continue scosse (di assestamento) che allarmano di nuovo la popolazione, riversando per le strade coloro che si erano decisi a rientrare nelle loro case risparmiate dal sisma. Ma si provvede a tutti, nessuno escluso e in 10 giorni sono stati presi tutti i provvedimenti più importanti ed urgenti per fronteggiare l’emergenza.


Segue il passo più ardito, ma doveroso e necessario, della requisizione delle case sfitte, onde poter dare un tetto ed una dimora sicura alle tante famiglie che hanno perso la loro casa; si riuniscono assemblee di ogni tipo e ad ogni livello, si raccolgono dati e compilano graduatorie, mentre martedì 9 dicembre inizia la dura fatica di requisizione degli alloggi, lavoro che si protrarrà per un pò a causa della procedura e dei doveri da adempiere nella delicata operazione!


Mentre vengono allora assegnati i primi domicili provvisori, l’amministrazione comunale ha già pronti i piani di ricostruzione e i provvedimenti più importanti da adottare in questa terza fase. Tuttora l’opera instancabile e lodevole continua, per restituire al paese un volto sereno e un assetto sicuro; intanto contiamo gli ultimi giorni di questo indimenticabile 1980 e si avvicina il Natale.”


 


 


Michele Cinque