Furore Inn come nasce inchiesta

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Furore. L’inchiesta più grave degli ultimi venti anni in Costiera Amalfitana, fra le più rilevanti in Campania, che colpisce il potere politico-istituzionale che qui aveva formato una vera e propria cupola nasce dal lavoro di inchiesta giornalistica, ,  di una giornalista di Tramonti, Maria Rosaria Sannino, già direttrice di E’Costiera e di Borgo Italia.


Ciò di cui oggi tutti parlano era già stato messo nero su bianco sul mensile E’ Costiera, diretto da Maria Rosaria Sannino all’epoca dell’inchiesta, inchiesta finita sulle pagine nazionali di Repubblica per cui la stessa ha vinto il primo premio giornalistico nazionale “Alberto Minnucci”, patrocinato dalla Federazione Nazionale della Stampa per la sua inchiesta sul “Furore Inn Resort”: l’albergo abusivo costruito con fondi pubblici. Un albergo che doveva essere solo una palestra con piscina, trasformato in un vero e proprio albergo a cinque stelle in piena Costiera Amalfitana, territorio vincolato e riconosciuto fra i beni da tutelare dell’Unesco.
Un abuso fatto con soldi pubblici da una società mista con la maggioranza in mano al Comune di Furore. Uno scandalo uscito fuori grazie alle capacità ed al lavoro certosino di Maria Rosaria Sannino. La giuria, presieduta da Sergio Zavoli., “sensibilità nella ricerca della notizia, capacità di  analisi in chiave critica”, questi furono i commenti della giuria. Ma, intanto, solo ora dopo due anni dall’inchiesta la vicenda Furore Inn sta vedendo una svolta e gli altri giornali cominciano a parlarne. Nel corso di questi due anni la vicenda è stata seguita solo da un altro giornalista in maniera non episodica, Michele Cinque, avvocato e corrispondente del Corriere del Mezzogiorno e Metropolis e direttore di Agora, nonché ex direttore di E’ Costiera e capocronaca dello stesso al momento dell’inchiesta. Silenzio da parte della stampa locale, mentre gli altri componenti della stessa E’ Costiera del passato si sono fatti tentare dalle sirene della politica dimenticando le motivazioni orginali che dovevano motivare l’impegno giornalistico e anzi lavorando anche con personaggi quanto meno discutibili.


In realtà il Furore Inn Resort, lussuoso albergo a cinque stelle, doveva essere solo un complesso turistico-sportivo. Sostanzialmente una struttura pubblica con  palestra e piscine ad uso della collettività.  Il Complesso, della società mista pubblico-privata Futura S.p.a., con socio di maggioranza il Comune di Furore,  fu finanziato dalla legge 160/88 come complesso turistico-sportivo pubblico costruito dalla stessa Falpec, socio di minoranza, per poi ritrovarsi alla fine un vero e proprio albergo.


Un finanziamento che ha avuto, formalmente, tutti i passaggi cartacei necessari, persino la presa d’atto della regolarità dello stato dei lavori per un’importo complessivo di otto miliardi e cento milioni di lire, pari al finanziamento iniziale richiesto, con delibera regionale della giunta Bassolino, la numero 5185 del 2 novembre 2000, che attesta la regolarità dei lavori, un atto formale, come i tanti avvenuti, successivamente al finanziamento ottenuto nel 1988  dalla Futura, presieduta dall’onorevole  Renzo Lusetti, che facevano sempre riferimento ad una struttura sportivo-turistica. Che poi tale struttura abbia 25 camere, sala congressi e ristorante compresi, è normale, secondo i soci della Futura e del sindaco di Furore Raffaele Ferraioli.


Finchè la struttura è rimasta in mano pubblica non vi sono state particolari reazioni, a parte una misteriosa denuncia del 1998 che non ha avuto mai seguito, poi la decisione di cedere ai privati ha messo nell’occhio del ciclone la vicenda Furore Inn arrivata alla ribalta delle cronache nazionali.


Da ciò l’inchiesta della magistratura che sembrava lunghissima ed interminabile, ultimamente poi la notizia di una istanza di condono edilizio faceva disperare sull’esito della stessa, sembrava che l’impunità imperasse, ma 40 indagati, accuse che vanno dal riclaggio al falso, oltre alla truffa, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni provinciali ed anche quelle regionali di controllo, ed un parlamentare come Renzo Lusetti coinvolto, con l’ex sindaco Raffaele Ferraioli, ancora presidente della Comunità Montana Penisola Amalfitana, con l’appoggio dei DS, nonostante due inchieste in corso, fanno capire come il livello fosse alto ed il coinvolgimento della politica locale salvo rare eccezioni (come l’ex sindaco di Maiori Salvatore Della Pace, poi anche il sindaco di Maiori Stefano Della Pietra e l’ex sindaco di Ravello Salvatore De Martino e il capogruppo di opposizione a Conca dei Marini Giocondo Cavaliere) che pensava a procurarsi misere poltrone tollerando una vicenda quanto meno inquietante, facendo disperare le future generazioni se si pensa di dover essere rappresentati da questi soggetti. Questa vicenda sarà di monito per i politici che in futuro vogliano portare avanti progetti del genere pensando di poter essere completamente impuniti.


 


M.d.r.