Lettere da Piano di Sorrento – Il denaro o la salute ?

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LETTERE DA PIANO DI SORRENTO IL DENARO O LA SALUTE ? Quando mi accingo ad affrontare e discutere problemi riguardanti l’ambiente, mi dicono: “ma perché tu sei ambientalista ?” e suona quasi come un’offesa. Un po’come quando qualcuno ritiene giusta la punizione per chi, ricoprendo un incarico pubblico, sia esso un funzionario od un parlamentare, commetta dei reati e si sente accusare di “giustizialismo”. Vi siete mai chiesti se sia più importante il denaro o la salute ? I napoletani dicono la famosa frase: “pienze a’ salute!” E non c’è niente di più filosofico e vero di questa espressione popolare. Ma com’è che nella nostra vita sociale non ci si rende conto di questo valore, premettendo al benessere fisico quello economico? Che cosa è diventato questo Paese, dal momento che si verificano cose al di là di ogni immaginazione e mi riferisco alla recente scoperta, nella zona di Giugliano in Campania, della presenza nei terreni di veleni di ogni tipo. Colpa della camorra ed io aggiungerei anche dei cittadini omertosi e di quelli che, per pochi soldi, hanno consentito l’avvelenamento delle loro colture. Pur non avendo fabbriche importanti, con la nostra complicità abbiamo introdotto veleni. La vicenda Bagnoli, ed attualmente l’Ilva di Taranto, indubbiamente costituiscono per il Sud terribile realtà. Ma al Nord, dove secondo un’opinione tipicamente nordista, non esisterebbero le mafie e vi sarebbe maggiore rispetto per l’ambiente, in realtà non’è così. Basti pensare all’episodio di Seveso del 1976 ed oggi Brescia che, per esempio, sta pagando per gli inquinanti prodotti da una fabbrica chimica, che ha operato per 50 anni. Il Comune lombardo è stato costretto ad apporre una segnaletica particolare con colori giallo, rosso, blu per discriminare le varie tipologie di pericolo, vietando ai cittadini di avvicinarsi a giardinetti pubblici, talmente vi è presenza di diossina. Brescia è stata paragonata a Seveso, ma la sua situazione è ancora più grave perché i policlorobifenili (veleni chimici) hanno inquinato la terra e le falde acquifere, penetrano nell’erba, negli ortaggi, nel latte, nel sangue ma non si vedono, non emettono odore. Ovviamente sono altamente cancerogeni. Ora è indiscusso che queste fabbriche diano lavoro agli operai, portino ricchezza e quindi incrementino l’economia, ma è mai possibile che questo lo si debba pagare a scapito della salute ? Non si potevano evitare le conseguenze devastanti di Taranto, Brescia e di altre località d’Italia, adottando accorgimenti tecnici tipo filtri, impianti di depurazione od altro? Evidentemente trattasi di rimedi “costosi”, ecco perché non sono stati adottati dai dirigenti delle fabbriche, che, con gli occhi offuscati dal profitto, hanno messo al riparo la propria pelle, ma hanno sacrificato quella degli altri. La verità è anche che, al di là della malafede e degli interessi economici, gioca anche il fattore ignoranza, nel senso di una mancata e chiara conoscenza degli aspetti ed effetti di certi prodotti chimici. Questo accomuna sia l’uomo della strada sia il dirigente di una fabbrica, entrambi dovrebbero iscriversi ad una scuola di ecologia. (avv. Augusto Maresca)