Stasi, nuovi testimoni nell’appello bis

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GARLASCO. L’appello bis del 9 aprile aprirà una nuova pagina nel processo ad Alberto Stasi, accusato dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ma fin qui sempre assolto. La parte civile, che rappresenta i familiari della vittima, chiederà di sentire nuovi testimoni e probabilmente presenterà nuove consulenze. La difesa non starà a guardare: da un lato è pronta a ribadire gli elementi a discarico dell’imputato e, dall’altro, ad opporsi alla richiesta di nuovi accertamenti che ritiene superflui. L’avvocato Gianluigi Tizzoni, che assiste i parenti di Chiara Poggi, giocherà la sue nuove carte su due tavoli: le attività investigative e i rapporti all’interno della coppia Alberto-Chiara. Saranno questi gli argomenti su cui la parte civile chiederà l’audizione di nuovi testimoni. Tizzoni, ovviamente, non va oltre nell’anticipare le mosse. «Posso solo dire che chiameremo nuovi testi, tra cui probabilmente uno mai sentito nel corso delle indagini preliminari». Gli aspetti messi in evidenza portano però a dedurre che nell’aula della Corte d’assise d’appello di Milano potrebbero essere ascoltate persone che, a vario titolo, hanno partecipato all’inchiesta e agli accertamenti, ma anche persone che fanno parte della cerchia di amici e conoscenti o del vicinato dell’imputato e della vittima. Saranno comunque i giudici a decidere se ammettere o no i testimoni chiesti, così come eventuali nuove consulenze. La Corte sarà invece vincolata ad approfondire gli aspetti indicati dalla sentenza della Cassazione che ha annullato l’assoluzione di Stasi e rinviato il processo in appello. «La Cassazione – continua Tizzoni – ha indicato che gli indizi a carico di Stasi non sono pochi e che vanno valutati nel loro insieme, cosa che nei precedenti gradi di giudizio non è stato fatto». L’avvocato Giuseppe Colli, che difende Stasi insieme al professor Angelo Giarda, non è dello stesso parere: «Due gradi di giudizio non hanno trovati elementi per condannare Stasi. Insistere per approfondire aspetti già ampiamente esaminati non ha senso. Per esempio, chiedere nuovi accertamenti sui due gradini della scala dove c’erano le più grosse chiazze di sangue. Su quei gradini ci sono le impronte dei calzari indossati dai medici intervenuti nella villa. La scena del crimine è stata alterata e rifare gli accertamenti a distanza di anni è perfettamente inutile. Il materiale su cui lavorare è sempre quello già passato in rassegna in anni di indagini e in tre processi».

FONTE LA PROVINCIA PAVESE

INSERITO DA KATIA ANDREOLETTI