Novanta arresti della Dia in tutta Italia, colpo al clan Contini: suicidio durante il blitz

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Ci sono pizzerie e ristoranti accorsati a Roma ma anche in altre capitali internazionali, oltre a negozi di abbigliamento per marche griffate tra i beni sequestrati poche ore fa dalla Procura nazionale antimafia. Una maxinchiesta che punta a colpire il clan napoletano che fa capo a Edoardo Contini e a Patrizio Bosti (entrambi detenuti da tempo), ma anche un antico cartello camorristico radicato nella Capitale dalla fine degli anni Settanta e in rapporti altalenanti con la banda della Magliana.

Novanta persone arrestate a Napoli, oltre 250 milioni di euro di beni sequestrati (tra Napoli, Roma e altre città), una maxioperazione scattata all’alba in Campania, Lazio e Toscana, coordinata dalle Dda di Napoli, Lazio e Firenze, che sembra confermare il carattere internazionale assunto dal crimine organizzato napoletano, nella sua capacità di stabilire raccordi con altri contesti criminali e riciclare capitali provenienti da attività illecite.

Appena un anno fa, anche alcuni esponenti politici avevano lanciato l’allarme sulla camorra nelle pizzerie del centro di Roma (“la camorra siede a tavola”, era il titolo di alcune dichiarazioni), a proposito di ristoranti di origine e fortune sospette. Indagini della Dda di Napoli, coordinate dall’aggiunto Gianni Melillo e dai pm Marco Del Gaudio e Ida Teresi, decisivi gli accertamenti dei carabinieri. Come decisivo è stato il lavoro, lunghissimo, della squadra mobile di Napoli, diretta da Ferdinando Rossi. Oltre 50 su novanta le ordinanze di custodia cautelare del blitz sono state eseguite, in città ed in Italia, dall’ufficio napoletano.

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Le indagini sono state coordinate dalla Procura nazionale antimafia guidata dal procuratore nazionale Franco Roberti e dirette dalla Dda di Napoli guidata da Giovanni Colangelo, da quelle di Roma per l’applicazione delle misure di prevenzione nella capitale e da quelle di Firenze per le perquisizioni e i sequestri relativi all’infiltrazione del clan camorristico nelle attività economiche e imprenditoriali toscane.Un’inchiesta che ha consentito di ricostruire il flusso di denaro sporco, a partire dalle attività del clan di Edoardo Contini (non a caso definito ‘o romano), dalle estorsioni alla droga, per finire in negozi, ristoranti e boutique che, in alcuni casi, hanno conquistato spazi anche nel centro cittadino.

LA TRAGEDIA DURANTE IL BLITZ: SI UCCIDE ALL’ARRIVO DELLE FORZE DELL’ORDINE

Sarebbe un imprenditore, accusato di riciclaggio, l’indagato che ha scelto il suicidio all’arrivo delle forze dell’ordine, soluzione estrema per non finire in galera, che ha avuto un risultato immediato: momenti concitati, tanto che in Procura a Roma si pensa di annullare la conferenza stampa e di limitarsi a una riunione di coordinamento, al termine della quale verrà reso un comunicato stampa sull’operazione di stanotte.

Intanto, da fonti romane si apprende che tra i beni sequestrati, anche parte dell’impero commerciale della famiglia Righi, che ha creato una prima catena di pizzerie (Comme cazzo coce) e poi alcuni ristoranti (sbarcati anche in America) sotto l’insegna di Pizza Ciro. Blitz anche in via Veneto e nelle zone bene della Capitale, in uno scenario investigativo in cui è opportuna una premessa: tutti i soggetti coinvolti, tra cui quelli riconducibili alla famiglia Righi, potranno sostenere la propria versione dei fatti e respingere le accuse di riciclaggio nel corso del prosieguo del procedimento. Intanto, a Napoli sono stati sequestrati impianti di carburante, società di ristorazione, società che gestiscono gioiellerie e abbigliamento.

di Leandro del Gaudio il mattino.it