UN CUORE PER IMMA: È SALVA LA BIMBA DI 9 ANNI CHE SCRISSE A PAPA FRANCESCO

0

NAPOLI – Reginetta di cuori, a nove anni protagonista di una storia da guinness: Imma Oliva è la bimba speciale che ha affrontato un trapianto e da qualche giorno è ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli. Le sue condizioni migliorano con il passare delle ore; questa lunga attesa del risveglio sta così svanendo come un incubo notturno. La bambina campana, afflitta da una malattia congenita, può ricominciare a sognare. Può sognare di spalancare gli occhi sul mondo da reginetta di una storia da guinness perché il suo cuore quindici mesi fa aveva smesso di funzionare e solo grazie al «Berlin heart», un cuore artificiale, anche detto berlinese, è sopravvissuta fino al giorno dell’intervento chirurgico. Imma è la bimba che ha resistito più di tutti gli altri piccoli ammalati sottoposti allo stesso trattamento: «Per 459 giorni, è questo il nuovo record italiano, reso indispensabile perché, nel settembre 2012, il suo battito era al limite della sopravvivenza» dice il cardiochirurgo napoletano Andrea Petraio. «Il tempo di assistenza è andato ben oltre le pregresse esperienze». Orgoglioso il medico: «Senza quell’operazione, salvavita e ponte per il trapianto, la piccola non ce l’avrebbe fatta ad aspettare tanto». Da quindici mesi una stanza del reparto è diventata la sua cameretta di casa: come era già accaduto a Napoli per Chiara, l’autrice di una toccante lettera a luglio scorso inviata al «Mattino», e a Torino per Emma e il suo cane Black, inseparabili in ospedale. Sempre dietro, un altro cuore berlinese: in attesa dell’intervento per 360 giorni, quasi un anno, il precedente primato nazionale per nulla ricercato. Aspettare è stato doloroso sempre: per le medicazioni quotidiane e il rischio costante. E Imma aveva anche spedito una lettera a Papa Francesco con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’importanza delle donazioni, raccontando la sua storia di vita sospesa. di Maria Pirro LEGGO.IT

INSERITO DA KATIA ANDREOLETTI