I CONTI NON TORNANO.LO STATO DICE BUGIE

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 Che almeno il governo dica la verità. Dire bugie non è bello. Soprattutto verso i cittadini. La prima bugia dell’anno riguarda la spesa: contrariamente a quanto sostengono Letta e Saccomanni non c’è risanamento dei conti dello Stato. Si registra anzi un peggioramento, visto che il fabbisogno è salito. È arrivato a 30,2 miliardi che ora bisognerà coprire con nuove emissioni di Btp. Non a caso il debito viaggia verso il nuovo record del 134% del Pil. Il ministro Saccomanni è orgoglioso di aver rispettato la soglia del 3%. Un tetto che, a quanto pare, interessa sempre meno. Non a caso Matteo Renzi, segretario del Pd e aspirante presidente del consiglio ne auspica il superamento.
Ma c’è una seconda bugia. Nei calcoli presentati dal ministro dell’Economia ci sono parecchie cose che non tornano e fanno sospettare che in realtà il tetto del 3% sia stato abbondantemente superato. Il governo, però, non ha nessuna voglia di raccontarlo. Appena otto mesi fa è stato annunciato, con grande enfasi, il rientro dell’Italia dentro i parametri. Come si può dire ora che era tutto uno scherzo? Soprattutto considerando la nuova spremuta di tasse cui il Paese è stato sottoposto. Meglio raccontare un’altra verità, lasciando ai successori l’obbligo della verità.
I dubbi sono forti:
1) Sono finiti fra le entrate 4,0-4,5 miliardi di Iva legate al pagamento dei debiti dello Stato. È un incasso straordinario che non si ripeterà.
2) È assai probabile che il governo abbia spostato al 2 gennaio 2014 alcuni pagamenti. Dopo un anno di crescita continua della spesa magicamente a dicembre c’è una riduzione di 1,5 miliardi. Miracolo di Natale.
3) Per far quadrare i conti del 2013 sono stati utilizzati sistemi anche meno sofisticati. Basterà citare l’innalzamento degli anticipi Ires e Irap per banche e assicurazioni dal 101 al 130%, quello delle società di capitale dal 101 al 102,5% e altri interventi minori.
Una manovra che ha fruttato altri 4.5 miliardi. Essendo acconti si tratta di risorse che quest’anno verranno meno.
Volendo tirare le somme, ci sono almeno una decina di miliardi di entrate che nel 2014 scompariranno a meno di non ipotizzare un’altra spremuta di tasse. Nel frattempo possiamo dire che l’Italia ha nuovamente rotto i parametri: il deficit viaggia intorno al 3,7 e il debito pubblico verso nuovi primati. Queste sono le cifre delle politiche di austerità imposte da Bruxelles. Il resto è chiacchiera.

fonte:unasceltadiversa.it