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Slacklining. Come camminare sospesi su una corda: il fascino dello slacklining contagia sempre più persone anche in Italia. Ma il pericolo è in agguato

Lo slackline, sembra un inglesismo difficile da ripetere ma sta diventando una disciplina sempre più diffusa, aggiungeremmo anche “estrema”, che si può praticare ovunque, bastano una corda apposita e due alberi o due rocce. Quello che non tutti hanno però, è l’equilibrio per camminare sospesi a mezz’aria.
Lo slacklining nasce negli Stati Uniti nei primi anni ’80 è molto conosciuto anche in Brasile e in vari stati europei come Francia, Spagna e Germania; in Italia è ancora piuttosto raro anche se s’iniziano a verificare “apparizioni” anche nelle nostre città.
Lo slacklining consiste nel camminare sospesi in equilibrio su una fettuccia ancorata a due punti. Per molti aspetti, questa disciplina assomiglia al funambolismo. Tuttavia, lo slacklining si distingue dal funambolismo per alcuni aspetti importanti. Contrariamente al cavo metallico fisso usato nel funambolismo, tipico esercizio dell’arte circense, la linea da slacklining reagisce in modo più dinamico ai movimenti grazie alle sue proprietà elastiche. Il nastro si può muovere sia lateralmente, sia oscillando in alto e in basso. La larghezza della fettuccia varia tra i 2,5 e i 5 centimetri. Ciò consente di praticare lo slacklining sia a piedi nudi sia con delle scarpe piatte.
Grazie alle sue molteplici possibilità, lo slacklining è apprezzato da un ampio ventaglio di amanti del movimento. Gli appassionati degli sport di azione possono usare la fettuccia come un piccolo trampolino per eseguire salti spettacolari ed evoluzioni come rotazioni, flip e grab. Chi invece preferisce i movimenti più tranquilli apprezza lo slacklining per il suo aspetto meditativo.
Oscillando per esempio su un nastro teso nel bosco, è possibile staccare dal quotidiano e concentrarsi maggiormente su sé stessi. Chi ama l’avventura e non ha paura di farsi un tuffo in acqua può provare la variante del waterline, in cui si provano diverse evoluzioni su una linea tesa sopra un fiume o un lago.
Sembrerebbe tutto molto idilliaco perché per alcuni servirebbe a migliorare il senso dell’equilibrio e la capacità di concentrazione, in realtà per il numero dei giovani che vi si sta avvicinando, appare più un qualcosa che assomiglia ad uno sport estremo, con i conseguenti rischi per la propria incolumità e di quella degli altri, cui si aggiunge lo spirito di emulazione che fa parte della curiosità della gioventù. Anche perché se all’inizio si tende una fascia elastica a pochi centimetri da terra, la volontà di sfidare sé stessi e gli altri ha portato alcuni a farlo ad altezze proibitive e certamente pericolose.
Tali considerazioni, spingono Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, a far prestare molta attenzione non solo a chi si approccia a tale attività, ma anche ai genitori di ragazzi minorenni cui compete la vigilanza sui propri figli.