Schettino: fu la Costa Concordia a dirmi di non risalire a bordo. Risate in plancia mentre il timoniere non capiva

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Entra nel vivo il processo a Schettino, il comandante di Meta sulla costa di Sorrento che Positanonews, quotidiano della penisola sorrentina e costiera amalfitana, sta seguendo dall’inizio di questa vicenda. Molte anticipazioni nostre, come la mancata risalita sulla nave e il mistero del timoniere stanno emergendo pian piano dai resoconti delle testate nazionali di oggi che qui pubblichiamo. Il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, avrebbe voluto risalire a bordo della nave naufragata al largo dell’Isola del Giglio, ma gli fu impedito dalla compagnia di navigazione, perché coordinare lo sbarco sarebbe stato compito dell’ufficiale Martino Pellegrini. “Non sono risalito a bordo della nave perché Paolo Mattesi (responsabile sicurezza Costa Crociere) mi disse di rimanere a terra. Questa è la verità”, racconta Schettino.

Il comandante della Concordia racconta la sua versione dei fatti, in un’intervista al quotidiano “La Nazione”, dopo le parole di Martino Pellegrini, primo ufficiale di coperta e safety officer della nave, sentito come teste al processo in cui Schettino è imputato. 

“Mi fu ordinato di restare a terra” – Schettino racconta che, mentre era sul porto del Giglio, gli fu ordinato di “rimanere a terra a disposizione. Anche perché il giorno dopo sarebbero arrivati i responsabili della Compagnia. Solo deluso dal comportamento di Pellegrini, poco etico per un primo ufficiale. E’ stato reticente. Solo dopo che mi fu detto di rimanere a terra, passai il telefono a Pellegrini”.

“Anche Pellegrini mi disse che era inutile che risalissi” – Schettino riassume quindi i fatti di quella notte: “Pellegrini aveva gli occhi lucidi, aveva paura. Credeva che la nave non fosse stabile dopo il ribaltamento. Voleva parlare con sua moglie, gli detti il mio telefonino. E’ la verità, basta chiedere agli inquirenti e controllare le telefonate. Poi arrivò un gommone dei vigili del fuoco, caricò Pellegrini, e si diresse verso la nave. Salì la biscaggina di sinistra, illuminata dalla motovedetta. Quando lo rividi dopo neanche un’ora mi disse testualmente: era inutile che salissi”. 

“Gli ordini li davo io dal porto” – Schettino nega inoltre la ricostruzione che lo vuole defilato e in balia degli eventi. “Tutti gli ordini impartiti al comandante in seconda, Roberto Bosio, uscirono dalla mia bocca. Lui ripeteva soltanto quello che gli dicevo alla radio di bordo. Invece sembra che io sia rimasto in silenzio in balia degli eventi. Anche gli ordini delle emergenze sono stati impartiti da me e divulgati attraverso la catena di comando di bordo. Tutto registrato dal vdr. Anche se qualcuno vuol far credere il contrario”.

 

 “Troppo vicino, questo è pazzo“. E’ uno dei commenti sulla plancia di comando della Costa Concordia prima del naufragiomentre il comandante Schettino cenava e la guardia era tenuta da Ciro Ambrosio. La frase, registrata dalla scatola nera, è stata fatta sentire dal pm Leopizzi durante l’esame del testimone Ambrosio. Il commento venne fatto tra lo stesso Ambrosio e altri ufficiali. In sottofondo risate di sarcasmo sull’ordine di Schettino.

“Il comandante era distratto, era al telefono con Palombo e  anche se avevo finito la mia guardia, ritenni di dover riprendere il comando io così detti ordini al timoniere per iniziare l’accostata al Giglio, l’isola si stava avvicinando”, ha raccontato Ambrosio. L’ufficiale riferì a Schettino gli ordini dati “a gesti perché telefonava, lui mi rispose aprendo il palmo di una mano”.

Dal racconto di Ambrosio emerge però anche uno Schettino severo. “Il comandante in plancia voleva il massimo silenzio, era severo su distrazioni e rumori molesti, una volta l’ufficiale Silvia Coronica fu rimproverata per la caduta di un timbro durante la manovra di approccio al porto di Barcellona, e non permetteva alla guardia di sedersi nelle quattro ore” di turno. Inoltre “non si poteva usare cellulare a fini privati”, però la sera del naufragio alcuni ospiti lo usarono”. Ambrosio ha sottolineato che “Schettino con il telefono di Tievoli chiamò il comandante Palombo”.