Il magistero russo di Natalya Zolotaryova

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La pianista sarà ospite questa sera, alle ore 19 dell’ Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri

 

Di OLGA CHIEFFI

 

Questa sera, alle ore 19, nell’Auditorium delle scuole Elementari “J.F.Kennedy” ritornerà la pianista ucraina Natalya Zolotaryova, ospite dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri. La più grande delle trascrizioni liriche di Franz Liszt Le Reminiscenze del Don Giovanni di Liszt sono uno straordinario affresco che rielabora i temi fondamentali dell’opera di Mozart. La leggenda di Don Giovanni acquista tinte esaltanti e fosche, nel segno delle parole del Commendatore “Di rider finirai pria dell’aurora”, che aprono e chiudono il pezzo come un oracolo sconvolgente. Il pianoforte  diviene uno strumento di comunicazione totale, capace di evocare tutte le inflessioni dal grido al sussurro, e di scatenare la forza primordiale degli elementi in modo quasi soprannaturale. Quest’opera, scritta nel 1841 mentre Liszt partiva, tra i trionfi più spettacolari della sua carriera di virtuoso, per i viaggi in Germania e Russia, ha acquisito, un significato quasi simbolico quale vertice più alto dell’esecuzione per pianoforte. In essa Liszt mostrò ogni aspetto della sua inventiva. Essendosi già guadagnato una reputazione internazionale per le conquiste erotiche, Liszt deve aver saputo che il pubblico avrebbe preso la sua fantasia come un ritratto personale, nella stessa maniera in cui ognuno aveva supposto che il “Don Giovanni” di Byron fosse un’autobiografia. Come Mozart, ne’ “ Il flauto magico”, aveva usato la coloratura brillante come metafora della collera e del potere, così Liszt usa qui il virtuosismo come una rappresentazione del dominio sessuale. Bernard Shaw, uno dei rari critici che capì sia il “Don Giovanni” che le “Réminiscences de Don Juan”, scrisse che “ L’estasi sfrenata di “Fin ch’ han dal vino”, è trasformata da canzone in sinfonia, dall’ individuale all’ astratto, con innegabile intuito e potenza”. Shaw, inoltre, nota che: “Quando si ascolta la terribile progressione dell’invito della statua che echeggia improvvisamente attraverso le armonie che accompagnano il seducente “Andiam, andiam, mio bene” di Juan, non si può fare a meno di accettarlo come un tocco di genio, se si conosce “Don Giovanni à fond”. “Gaspard de la nuit” di Maurice Ravel chiuderà la prima parte della serata. Sottotitolo dei brani che compongono Gaspard de la nuit, datati 1908  è Trois poèmes pour piano d’après Aloysius Bertrand, uno scrittore sentimentale e “frénetique” del primo Ottocento francese, da cui provengono immagini di forte e spesso scontato romanticismo.Delle poesie egli prende a prestito gli spunti quasi per farne la guida di un’invenzione musicale che non segue parametri formali, ma che privilegia le piccole strutture e quasi un andamento improvvisativo. Ondine, il primo dei tre brani, rievoca il movimento dell’acqua, l’elemento naturale nel quale vive una ninfa, Le gibet, ossia La forca, tende a riprodurre il macabro spenzolare dell’impiccato attraverso l’ossessiva ripetizione del pedale di si bemolle, al quale Ravel prescrive un’amplissima varietà di colorazioni espressive e Scarbo, è una sinistra figura di nano la cui ambiguità viene riassunta nella compresenza di due temi, uno di tre note, l’altro basato su una nota ribattuta, un re diesis. La seconda parte del concerto sarà interamente dedicata all’esecuzione della Sonata n°6 di Sergej Prokofiev, che ebbe la prima esecuzione nel 1940 ad opera di Sviatoslav Richter. Musica in senso lato “patriottica” è questa pagina: il primo tempo è un modello di forma sonata caratterizzata da una espressione quasi terrorizzante. Il secondo movimento in Mi è una breve marcia che può ricordare certo Schubert, strumentata pianisticamente con una genialità sconcertante. Segue un valzer in Do, immerso in una atmosfera di sogno di reminiscenza di anni felici. Il finale è un vastissimo rondò dominato dall’inciso melodico caratteristico del primo movimento, in una parossistica sonorità che evoca squilli di trombe richiamanti l’immagine di una battaglia mortale.