Gragnano vernotico un fiume di acqua blu

0

Titti Esposito
Gragnano. Un tempo anche le sue acque servivano per la lavorazione della pasta. Oggi, invece, a periodi alterni, nonostante si trovi nella più bella e suggestiva Valle dei Mulini, il Vernotico è un fiumiciattolo ammalato. Il suo male: l’inquinamento dovuto agli scarichi illegali. Che gli fanno cambiar colore a seconda delle sostanze sversate nottetempo. Da aziende o privati che, senza scrupoli, si liberano dei rifiuti tossici o dei materiali di risulta dei cantieri edili, gettandoli direttamente in acqua, raggirando i costi di smaltimento e i depuratori. L’ultimo episodio l’altro pomeriggio, quando il torrente che scende dai monti Lattari, si è colorato di blu. Uno spettacolo contro natura, che ha fatto gridare allo scandalo associazioni ed istituzioni, che con i vigili urbani in primis e l’Arpac subito dopo, dovranno capire, con le analisi del caso, da dove arriva la tinta fuorilegge che all’improvviso è apparsa nelle acque che scorrono nel cuore della città. «Un pugno nello stomaco», come precisa Giuseppe di Massa, esperto conoscitore della storia più antica del comprensorio e responsabile del Centro studi Alfonso Maria di Nola. A cui si aggiunge la voce del presidente dell’associazione Pro Natura, Catello Filosa. E poi dei giovani di Legambiente Woodwardia Castellammare-Gragnano. «Probabilmente l’acqua ha cambiato colore per la presenza di solventi e vernici – spiega di Massa – e subito le foto scattate da alcuni passanti hanno fatto il giro dei social network, incuriosendo e facendo alzare la voce contro questo scempio ambientale. Certo il Vernotico non merita di morire in questa maniera, perciò speriamo che le autorità che subito si sono attivate scoprano i trasgressori». Dello stesso parere anche il responsabile dell’ente naturalista che da oltre 20 anni lavora per la tutela e salvaguardia delle ultime oasi della biodiversità minacciate dall’incuria e dall’abbandono e dalla mano criminale di persone che attentano al benessere dell’ecosistema. «La Valle dei Mulini è uno scrigno prezioso che ancora aspetta un recupero definitivo – aggiunge Filosa – sono anni che denunciamo situazioni irregolari, scarichi illegali, che a lungo andare stanno distruggendo la flora, e la fauna che ancora resiste alle aggressioni dei terroristi dell’ambiente. La scia blu, è solo l’ultimo episodio che dimostra il malessere di un corso d’acqua che invece dovrebbe divenire patrimonio collettivo, mettendo la parola fine, alle aziende che si liberano dei rifiuti tossici e pericolosi nelle acque dei fiumi. Puntare il dito contro il disastro ormai avvenuto – ha concluso il presidente Pro Natura – non serve a nulla se non c’è la volontà di tutti di cambiar le cose cominciando dall’ambiente casalingo. Perchè oggi sono i torrenti colorati, domani le piazze pattumiere, dopodomani le strade impraticabili per le discariche a cielo aperto. Tutti dobbiamo far la nostra parte se vogliamo vivere in una terra sana». Ma i giovani volontari di Legambiente propongono anche idee per salvaguardare le aree a rischio rifiuti. Soprattutto quelle che potrebbero divenire itinerari naturalistici e turistici. In luoghi in cui il turismo è ancora una chimera, nonostante le potenzialità. «Non serve solo una presa di coscienza collettiva delle amenità presenti che rischiano l’estinzione – dicono – serve piuttosto un attento studio delle aree da tutelare e controlli accurati nei luoghi a rischio per evitare altri abusi contro quel che resta dell’habitat naturale nella nostra terra. La Valle dei Mulini, il Faito, i boschi di Quisisana, i monti Lattari sono patrimonio di tutti e le istituzioni devono cominciare un percorso di recupero e controllo per arginare e fermare la violenza degli uomini». 

Lascia una risposta