Massa Lubrense pescavano datteri due denunce

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MASSA LUBRENSE. Due denunce dei militari della Guardia costiera nei confronti di altrettanti pescatori di datteri di mare nello specchio d’acqua compreso tra il borgo di Marina di Puolo e lo scoglio del Vervece. Ogni anno la quantità di prodotto raccolto, nonostante la stretta rete dei controlli, alimenta un circuito illegale che vede coinvolti pescatori di frodo, pochissimi ristoratori compiacenti e consumatori. Stime del ministero dell’Ambiente riferiscono di un giro d’affari che in Campania è concentrato essenzialmente in penisola sorrentina ed a Capri e che vale almeno centomila euro. Relativamente poco in termini economici, ma un vero disastro sotto il profilo ambientale, visto che per prelevare in chilogrammo di datteri si distruggono interi tratti di scogliere sommerse con la conseguente attenuazione del ripopolamento della prateria dei fondali.
Il dattero di mare è un mollusco bivalve che cresce assai lentamente all’interno delle rocce sottomarine. Ecco perché sono necessari almeno 80 anni per raggiungere gli 8 centimetri di lunghezza. Si spiegano così sia le attrezzature sia le tecniche particolarmente sofisticate alle quali fanno ricorso i datterai per eludere i controlli e depredare, armati di martelli e scalpelli, le pareti rocciose. D’altra parte i numeri della guerra ai «bracconieri» del mare parlano chiaro, registrando l’impegno di carabinieri, polizia di stato, capitaneria di porto, guardia di finanza, polizia ambientale e forestale del nucleo investigativo provinciale.
Ultima in ordine di tempo la denuncia di ieri mattina nello specchio d’acqua di Massa Lubrense. I due pescatori di frodo sorpresi dai militari della Guardia costiera sono riusciti a liberarsi dei datteri e delle attrezzature a bordo di una piccola imbarcazione gettandoli in mare. I controlli delle forze dell’ordine sull’estrazione dei datteri di mare e del rispetto delle normative dei prodotti ittici, già pianificati in prossimità delle festività di fine anno, saranno intensificati nei prossimi giorni, sia in mare che a terra con la verifica di depositi e pescherie. Il problema, però, è che i datterai si spostano di continuo aggredendo anche zone poco note per questo tipo di pesca con la conseguenza che risulta davvero difficile tenere sotto controllo l’intero litorale della penisola sorrentina, che ricade per un lungo tratto nella giurisdizione dell’Area marina protetta di Punta Campanella.
Dall’osservatorio della stessa Riserva marina è stato lanciato da qualche anno un appello al cenone «sostenibile», una iniziativa per tutelare il mare e l’habitat naturale che lo caratterizza. No ai frutti di mare vietati a tavola. Insomma, niente datteri per le festività di fine anno. Al mercato nero un chilo di datteri può costare anche 100 euro. L’appello ai cittadini è quindi finalizzato a non comprare frutti di mare vietati per contrastare in maniera sinergica il mercato illegale e dannoso per il mare della costiera.  Gianni Siniscalchi Il Mattino