L´ANNUNCIAZIONE DI SANT´AGATA

0

 

Sabato 14 dicembre 2013 ore 12,30 ” Cerimonia di consegna al Priore della Confraternita del SS. Rosario dell’opera di Marcello Mondazzi: L’Annunciazione ” Oratorio della Confraternita del SS. Rosario in piazza Sant’Agata a Massa Lubrense.

 

Il motto sulla  home page di Mondazzi  è : Nihil est ovo –NON C’è RAGIONE ALL’UOVO. Una espressione che Tito Maccio Plauto usa nelle “ Comoediae” e che dà anche nome ad una sua famosa opera d’arte.

 

Sembra di intravederlo, anzi si vede, questo uovo gigante , alle spalle dell’Angelo e della Madonna, nell’Annunciazione di Sant’Agata. Qui assume funzione di Uovo come nascita, come madre, la pancia come un uovo, pancia alla Madonna che non vedremo mai raffigurata, tranne in qualche rara iconografia della Madonna prima del concilio di Trento, come quella di Piero della Francesca. 

 

 Uovo come convolvolo, e questa riflessione ci porta all’Annunciazione di Simone Martini, in cui la Madonna nella sua ritrosia si racchiude su se stessa. 

 

Fatto è , che noi siamo abituati a vedere  l’annunciazione con l’angelo e la madonna , affrontati, che si guardano e dialogano l’un l’altro, qui Mondazzi  ha rappresentato l’angelo che quasi rincorre la madonna per consegnarle l’imbasciata, e quest’ultima  ha le braccia con le mani disposte come quando noi recitiamo il padre nostro. Le vesti di entrambi i soggetti sono mosse e conferiscono dinamismo alla scena, non è una madonna come di sovente intenta alle cose di casa, ma è dinamica. La scelta di questa rappresentazione scenica è straordinaria, entrambi i soggetti corrono verso lo spettatore. L’annunciazione non vista come un fatto tra di loro, ma che coinvolge tutta l’umanità, come poi sarà realmente. A tenere insieme il tutto l’uovo e  la simbologia. Non a caso il profilo dell’uovo  coincide con  l’ala dell’Angelo e passa nel disegno delle vesti. L’uovo come cellula embrionale del cristianesimo.

 

 

 

Il 3 ottobre nell’ambito della V GIORNATA DEL CONTEMPORANEO promossa dall’AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) presso la Galleria nazionale d’arte moderna viene presentata al pubblico, con la cura di Marcella Cossu, l’opera NIHIL EST OVO, NON C’È RAGIONE ALL’UOVO (2005-2006) di Marcello Mondazzi. La scultura, realizzata per il giardino di Villa d’Este a Tivoli in occasione della mostra “SCULTURE IN VILLA” (2006), ed esposta dal 2007 nel giardino della Raccolta Manzù di Ardea, è stata acquisita alle collezioni permanenti del museo, per essere collocata nel Giardino della Galleria nazionale d’arte moderna prospiciente via Aldrovandi. Nihil est ovo è una scultura di forma ovoidale, un involucro plastico autoportante, permeabile alla luce, realizzato con una materia particolare ottenuta dall’artista attraverso la lavorazione e fusione di materiali sintetici. Con la sua forma primordiale densa di richiami simbolici si presenta come una sorta di monumentale reperto archeologico, ricreato o appena disseppellito.   La superficie mostra gli esiti della combustione della materia con bruciature, alterazioni e lacune, e circoscrive come una crosta discontinua un solido imperfetto.

 

La particolarità della materia che rivela le tracce della sua trasformazione e rimanda anche ad altro, come pietra o fossile o madreperla, cattura lo sguardo e lo conduce verso il vuoto dell’interno. Il titolo deriva da un graffito di mano ignota realizzato nel 1565 e rinvenuto nel corso di recenti restauri in uno dei sottotetti del palazzo di Villa d’Este. NIHIL EST OVO – NON C’È RAGIONE ALL’UOVO afferma l’evidenza della forma dell’uovo, che trova giustificazione nel suo stesso essere. Come il resto della produzione di Mondazzi l’opera è realizzata tramite combustione con la fiamma ossidrica, una sorta di scalpello di fuoco che brucia e trasforma fogli di materiale plastico inerte in una materia modellabile. La nuova materia viene plasmata grazie all’ausilio di una matrice in ferro, una mezza calotta che costituisce la forma base sulla quale le singole parti sono modellate e “saldate” tra loro fino a comporre in frammenti successivi la forma nella sua interezza. In occasione della manifestazione STUDIOAPERTO Pomezia Roma (2007) la scultura è stata sistemata nel giardino della Raccolta Manzù di Ardea, dove è rimasta fino alla definitiva collocazione nel giardino della Galleria nazionale d’arte moderna. Nelle diverse installazioni di sculture in luoghi storici e architetture di notevole rilevanza Mondazzi, coerentemente all’impostazione del suo lavoro ha sempre ricercato il dialogo e il raggiungimento di una compostezza classica tra i suoi lavori e lo spazio circostante, favorendo tramite le relazioni formali e spaziali, e il senso di incantamento che è proprio della sua poetica, il processo di comprensione della scultura e dell’ambiente.

 

Nel giardino della Galleria prospiciente via Aldovrandi la scultura inserita nel verde si rispecchia nella vasca d’acqua con le ninfee e si relaziona con il suo involucro intriso di luce, come un’apparizione intrigante in forma d’uovo, con l’architettura e l’atmosfera di questa parte del museo.

 

NIHIL EST OVO – NON C’È RAGIONE ALL’UOVO (metacrilato fuso per combustione, polvere di marmo; h. cm. 350; diam. cm.222) è stata realizzata nel periodo ottobre 2005-aprile 2006 dall’artista nel suo studio di Pomezia coadiuvato dall’assistente Walter Valmaggi.

 

MARCELLO MONDAZZI ( Pratola Peligna – L’Aquila, 1954) vive e lavora a Roma.Presente sin dagli anni Ottanta in numerose situazioni espositive in Italia e all’estero, si è dedicato inizialmente alla pittura, con una produzione che si colloca nell’ambito della riscoperta della figurazione della Transavanguardia e del citazionismo.Dall’inizio degli anni Novanta si è interessato alla scultura. La sua ricerca si è orientata in modo coerente e del tutto personale sulla sperimentazione dei materiali, soprattutto delle plastiche – policarbonato e metacrilato – trattate con vari procedimenti di combustione e lavorate in modo da dar vita a un materiale autonomo. Attraverso un processo complesso di realizzazione che si serve delle sollecitazioni dell’acqua, del fuoco, delle mani Mondazzi stravolge i connotati della plastica, la freddezza del materiale industriale, e lo trasforma in una “plastica” effettiva, una materia di nuova produzione, malleabile, trasparente, permeabile alla luce, capace di definire forme e volumi come involucri leggeri, senza nessuna struttura di supporto.La scultura non è concepita dall’artista secondo i parametri di evidenza di forma, volume, peso, ma è piuttosto un corpo immateriale, dalla superficie incerta, discontinua, compromesso nella sua fisicità dalla percezione del vuoto, dal manifestarsi della luce, dalle relazioni con l’ambiente circostante e con la spazialità interna. I lavori scultorei, realizzati sin dagli inizi in forma monumentale, utilizzano corpi geometrici elementari (SPIRALE- RUOTA DI CUMA, 1998-2000; FORMA QUASI SFERICA 2004; NIHIL EST OVO 2005-2006). Sono stati presentati in diverse situazioni espositive nazionali,  collettive e monografiche, con installazioni in luoghi storici e architettonici di notevole rilevanza (CUMA 4000, Parco Archeologico di Cuma 1999; Transit, Roma, Stazione Termini 2002; FRARE SILENTE, Palermo, Cantieri Culturali allaZisa, 2002; FUTUROITALIANO, Bruxelles 2003; CAPTIVUS, Roma Complesso monumentale di San Michele a Ripa 2004; Sculture in Villa, Tivoli Villa d’Este 2006). Al lavoro di  Mondazzi è stata dedicata di recente (2007) l’iniziativa Studio Aperto, a cura di N. Cardano, promossa dalla Regione Lazio, dal Comune di Pomezia, in collaborazione con la Galleria nazionale d’arte moderna e l’ Università La Sapienza-Facoltà di architettura. In questa occasione è stata collocata nell’architettura razionalista di Luigi Moretti del palazzo della  ex G.I.L. a Roma la scultura Forma quasi sferica, 2004.Recentemente l’artista ha realizzato la serie delle TRASPARENZE (2004-2007), pannelli concepiti come oggetti plastici, grandi scatole in cui la in una sequenza di piani sovrapposti scultura viene compressa e condensata.

 

 

 

 

 

 

Lascia una risposta