Amalfi Sigismondo Nastri presenta "Ho coltivato sogni"

0

Domani ad Amalfi alle 17 nella biblioteca comunale sarà presentata  la raccolta di poesie di Sigismondo Nastri. “Ho coltivato sogni” (edizioni De Luca) con la prefazione di Rino Mele. Un libro che è una summa di una vita di emozioni, sensazioni, gioie e dolori del giornalista – scrittore che da sessanta anni racconta “in punta di penna” la Costiera amalfitana che , anche se ora vive a Salerno, rimane sempre la sua terra.  «Non sono in grado di prevedere come esso sarà accolto – dice Sigismondo Nastri – . E, ad essere sincero, non me ne importa neppure. A settantotto anni suonati, mi posso difendere dalle critiche adducendo la giustificazione della vecchiaia, con connessa… arteriosclerosi. Battute a parte, chiarisco subito che non ho ambizioni letterarie: alla mia età non è più tempo di averne. Considero, però, la poesia il mezzo più spontaneo e immediato per manifestare le mie emozioni, i miei sentimenti. Per raccontare momenti di vita vissuta. Per rendere gli altri partecipi dei miei sogni. È quello che ho inteso fare, confortato dall’alto magistero di Ferdinando Pessoa: “Dalla più alta finestra della mia casa / Con un fazzoletto bianco dico addio / Ai miei versi che partono verso l’umanità. / E non sono allegro né triste. / Questo è il destino dei versi. / Li ho scritti e devo mostrarli a tutti / Perché non posso fare il contrario”. Ecco, io mi sono lasciato coinvolgere proprio dal messaggio del grande poeta portoghese, oltre che dalle sollecitazioni di amici fraterni, che ringrazio. D’altronde, la poesia – oso dire – non è (o non dovrebbe essere) privilegio di una élite culturale, perché essa è connaturata all’essere umano. Non è neppure invenzione di oggi: ha percorso tutta la storia dell’umanità. Ho conosciuto persone, pressoché analfabete, in grado di esprimersi, in maniera addirittura coinvolgente, in forma poetica. Se mai, mi chiedo – non senza apprensione – quale possa essere il futuro della poesia in una società che è sempre più preda di un progresso tecnologico destinato a condizionare irreversibilmente le giovani generazioni. Una società che vede i ragazzi impegnati a sostituire il nostro linguaggio con quello, non so quanto più efficace, degli sms. Ci ho provato anch’io, giusto per gioco, e non so con quale risultato. E’ una preoccupazione, la mia, sul futuro della poesia, che trovo già espressa da Alberto Bevilacqua: “La collettività contemporanea (ved.: “Difendiamo la sorgente dei sogni”, Corriere della sera, 13 giugno 2009, pag. 42) sta subendo un processo riduttivo in cui il sogno, il mito, l’immaginazione vengono pugnalati dalla concretezza. Col rischio di società assopite, se non addormentate, ma prive di sogni. A favore del cinismo. Senza poesia, finiremo per non provare più umana sintonia con gli altri (e con noi stessi), semmai un calcolato esercizio dell’intelligenza. Abbiamo bisogno della poesia perché ci difende dal troppo rumore che frastorna e ci consente di ascoltare le suggestive parole con cui l’uomo dà vita al silenzio dei propri sentimenti”. D’accordo con l’editore, ho scelto di non destinare il libro alla vendita, ritenendo che la poesia non sia “merce” commerciabile. Vorrei, tuttavia, utilizzarlo per la raccolta di fondi a favore di una associazione che svolge attività umanitaria. Quanto meno per dargli una utile funzione sociale».