La questione Sud/Roberto De Simone: Verdi fu un vero opportunista

0

   


 

«Sì, Giuseppe Verdi fu un vero opportunista». Così il maestro Roberto De Simone ha concluso il suo intervento al convegno sull’autore del Nabucco e dell’Aida che si è svolto nell’ex Polverificio Borbonico di Scafati in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della sua nascita.
De Simone ha demolito la montatura propagandistica sulla figura di Giuseppe Verdi, manifestando tutta la sua insofferenza per l’amplificazione mediatica che continua ad accompagnare alcune sue opere, come l’Aida, il Nabucco, Il Trovatore, La Traviata. In particolare, ha rivelato come sia divenuta per lui insopportabile l’onnipresente aria del Va’ pensiero, riproposta ossessivamente per i più vari fini di strumentalizzazione politica, a danno di altre opere, di maggior valore artistico, come ilFalstaff. Roberto De Simone ha anche notato che, oltretutto, l’Aida riflette la visione entusiastica che Verdi ebbe dell’imperialismo francese.
Fuori dal coro e di buona memoria, il celebre etnomusicologo e compositore napoletano ha inoltre sottolineato che Giuseppe Verdi compose un inno per re Ferdinando II delle Due Sicilie, inno di cui ha pubblicamente mostrato la copia dello spartito, sottolineando che di questa opera gli apologeti verdiani non vogliono parlare. 
Già in precedenza, nel corso del suo intervento, l’editore e giornalista Pietro Golia aveva sottolineato come il musicista italiano Giuseppe Verdi . fosse «un uomo dalle idee politiche particolarmente forti e sofisticate, ma sapeva cogliere in una maniera quasi infallibile gli umori del suo pubblico e le opportunità. Tant’è che a un suo amico, alla fine del 1861, Giuseppe Verdi scrisse: «Finché era vivo Cavour, io guardavo lui alla Camera e mi alzavo ad approvare o respingere quando lui si alzava, perché, facendo precisamente come lui, ero sicuro di non sbagliare». Si interessava invece di più delle sue terre e delle sue aziende…»
Al convegno di Scafati, moderato da Vincenzo Giannone, preside e studioso di storia del Sud, sono intervenuti, inoltre, l’assessore alla cultura del comune di Scafati Antonio Fogliame, l’assessore all’istruzione Espedito De Marino, il musicista e scrittore Enzo Amato, la neuropsichiatria infantile Annamaria Nazzaro e il magistrato e direttore de “L’Alfiere” Edoardo Vitale.
E a proposito di una lettura fuori dal coro della storia meridionale, Il XXI Convegno Tradizionalista della Fedelissima Città di Gaeta promosso dall’associazione “gli amici dell’Alfiere”(rivista diretta da Edoardo Vitale) e dalla casa editrice Controcorrente ha segnato una svolta fondamentale, saldando definitivamente la revisione storica con l’approfondimento dei temi di più scottante attualità, la riflessione sociologica e antropologica con l’elaborazione delle linee strategiche e operative per uscire dall’attuale condizione di subalternità e di sfruttamento coloniale e riprendere la strada della rinascita sociale e civile nel segno della nostra tradizione.
Il convegno ha dimostrato nei fatti che gli uomini e le donne del Sud rifiutano il ruolo di passive comparse nello scenario di devastazione e disgregazione orchestrato dalla tirannia usuraia globalizzatrice, non accettano di farsi confinare nel recinto del nostalgismo folkloristico e imbelle, gradito ai poteri forti, e rivendicano il diritto di discutere a tutto campo di politica, di ambiente, di cultura, di economia, di rapporti fra stati, smascherando le menzogne del Pensiero Unico e Uniformato, per riprendere in mano il proprio destino.
Nel frattempo, viaggia, suscitando sempre maggiore interesse, il manifesto politico del Movimento per la Liberazione del Sud. A dimostrazione dell’estrema attenzione con cui vengono seguite le manifestazioni dell’autentico meridionalismo, va segnalata l’intervista che Edoardo Vitale, direttore de L’Alfiere, ha rilasciato a Rai Tre: «Ricordare e onorare i caduti nella difesa delle Due Sicilie ha il senso del recupero di una memoria che si è voluto cancellare, di un’opera di giustizia nei confronti di uomini che sono stati accuratamente esclusi dai libri di storia. Noi troviamo lapidi che ricordano i caduti dell’altra parte in tutta Italia, in tutte le piazze, in tutte le città, mentre non esiste un ricordo dei soldati napoletani, che pure non fecero una guerra di aggressione, ma difesero la loro patria. Noi vogliamo recuperare la loro memoria perché col tempo la verità si fa strada e col tempo nei cuori della gente il ricordo di queste persone diventa forse ancora più forte rispetto a coloro che sono stati, anche retoricamente, per 153 anni continuamente esaltati». Gianni Turco, studioso tradizionalista e docente universitario, ha così continuato: «Ripartire da questa memoria e da questi valori vuol dire ricostruire responsabilmente il futuro».
Nella sua relazione a Gaeta, Pietro Golia ha, tra l’altro, affermato: «Le cose si muovono in modo molto rapido: significativo è il caso della Catalogna, ove, nonostante il parere della Commissione Europea, che l’11 settembre 2013 ha detto no alla Catalogna sovrana, vi sono state manifestazioni di popolo fino a 1.500.000 persone e una marcia per la lingua e l’identità catalana: ‘Siamo una nazione, noi decidiamo’. Il 75% della popolazione della Catalogna è per l’indipendenza. La sovranità dev’essere concepita come uno strumento di giustizia sociale e come rifiuto dell’economia del dolore».
La circolazione delle idee non si ferma… Sono in programma due dibattiti in Lucania: il 7 dicembre, a Trivigno, nel palazzo comunale, confronto sulla questione Sud; il 14 dicembre, a Melfi, su devastazioni ambientali, trivellazioni e ritorno al lavoro, alla terra, al turismo, alla ricerca: sovranità politica e sovranità alimentare. Infine, il 21 dicembre a Bari, nel palazzo comunale, si parlerà ancora della questione Sud.

   di Maurizio Pizzi