Lo scontrino letale

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Lo scontrino letale. Gli scontrini in carta termica non riciclabile, imposti dalla legge, in alcuni casi potrebbero contenere sostanze tossiche come il bisfenolo A dannosa per l’organismo. Pochi lo sanno eppure è una notizia che circola da anni, almeno dal 2010, ma che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile riportare all’attenzione perché sino ad oggi non c’è stato alcun intervento né governativo a livello nazionale né in quello delle istituzioni europee anche quelle che vigilano sulla salute che di solito sono molto attente al rispetto del principio di “precauzione” che in passato anche in quello recente è stato utile per mettere un argine ai pericoli per la sicurezza della salute degli europei. Nella carta di scontrini fiscali, ma anche di quelli rilasciati dalle bilance elettroniche e dai pos per carte di credito, oltre alla carta per i fax e a quella di alcuni tipi di ricevute fiscali e dei biglietti aerei sono contenute sostanze chimiche La composizione di questi “oggetti” cartecei, entrati nella vita comune, non è quindi di sola e semplice cellulosa ma di un particolare tipo di carta termica che non è assolutamente riciclabile. Per riconoscerla è sufficiente guardarla con attenzione, perché è lucida o semilucida su un lato. Il motivo di tale caratteristica è dato dal fatto che la parte lucida è coperta da un colorante e da un agente di reazione che fa cambiare colore al foglio nei punti in cui viene riscaldato, imprimendo testi o numeri. È questa la ragione dell’utilizzo in questo tipo di dispositivi, come i registratori di cassa e alcune calcolatrici con rullo, che non utilizzano una stampante a inchiostro ma una testina termica: in poche parole l’”inchiostro” è già nella carta e compare se sottoposto a sollecitazioni. La peculiarità della composizione è quindi la causa della loro tendenza allo “scolorimento” col passare del tempo o se esposti al sole oppure a fonti omogenee di calore. Ma non è solo il problema della non riciclabilità a dover preoccupare e a doverci far riflettere sul fatto che non devono essere tenuti a contatto, se non per il tempo strettamente necessario, con la nostra pelle. Essi contengono infatti il Bisfenolo A (BpA), un interferente endocrino sulla cui pericolosità è intervenuto più volte lo “Sportello dei Diritti”. Tale tipo di sostanze artificiali e non che si legano ai recettori degli ormoni (per esempio quelli tiroidei). L’azione degli interferenti endocrini può essere anche difficile da individuare perché è molto lenta, dal momento che queste sostanze in genere si accumulano in dosi minime. Tra i molti e vari disturbi che sarebbero collegati al BpA- il quale si trova anche nei pesticidi- sarebbe anche documentata l’infertilità. Già nel 2010, il chimico dell’ambiente Tomas Oestberg dell’Istituto Jegrelius per la chimica verde che ha sede in Svezia, aveva lanciato l’allarme rivelando che la concentrazione di questo elemento negli scontrini fiscali, è pari all’1,5%: un migliaio di volte maggiore che nei biberon al policarbonato messi fuori legge in molti Stati, tanto da far denunciare che esistessero ragionevoli indizi che farebbero pensare a un contributo non irrilevante della carta termica nei valori riscontrati nell’uomo, pur ritenendosi in precedenza che la principale modalità di contaminazione avvenisse attraverso gli alimenti ed i contenitori. Inoltre, il BpA si scioglie e può depositarsi in loco. Se teniamo scontrini (o ricevute di altro tipo) a lungo nel portafogli o vaganti e accartocciati in pochette e bauletti, “infetteremo” le banconote e il contenuto della borsa. Per tale motivo è sconsigliato anche qualsiasi tipo di riuso creativo o artistico di questa categoria di carta. Se è bene ricordare che l’emissione di scontrino fiscale è un atto obbligatorio cui non si può rinunciare, d’altro canto è importante rilevare che in altre nazioni, come per l’appunto la Svezia alcune catene di distribuzione hanno sostituito da tempo la carta termica contenente BpA con una tipologia senza Bisfenolo, però più costosa: la soluzione è dunque possibile, ma, come spesso avviene, è quasi sempre preferita l’alternativa più economica. Perché in Italia non si fa lo stesso? Serve come al solito un intervento legislativo o è possibile che autonomamente i produttori di tale tipo di carta si adeguino e rendano meno pericoloso il commercio dal punto di vista della salute?