La Juve Stabia va avanti con Braglia. La società ha deciso di rinnovare la fi ducia al tecnico

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Si va avanti con Piero Braglia. Alla fine la Juve Stabia ha deciso di rinnovare la fiducia all’allenatore toscano dopo la sconfitta nel derby di Avellino. Nessun ribaltone anche se domenica, a caldo, il ds Fabio Lupo aveva fatto trapelare qualche dubbio legato alla permanenza di Braglia. “Ci vedremo e discuteremo insieme per capire come migliorare la situazione”. Braglia resta ben saldo sulla panchina della Juve Stabia nonostante i numeri, impietosi, continuino a voltargli le spalle. Ieri il toscano ha diretto regolarmente l’allenamento mentre in tarda mattinata Manniello, Lupo e Improta si sono visti decidendo di rinnovargli la fiducia. Sette punti dopo quattordici giornate, ultimo posto in classifica, peggior difesa della serie B. Tanto basta per poter motivare un esonero che da qualsiasi altra parte sarebbe arrivato da tempo. Alla Juve Stabia no, non è così. E’ vero, la squadra nelle ultime tre giornate ha mostrato qualche progresso ma la tanto attesa svolta (vittoria) resta un miraggio. Le altre formazioni che lottano per la salvezza intanto fanno punti come il Latina (che con Breda non perde da undici turni) o il Carpi capace di vincere il derby di Modena e persino il Trapani che ha steso in rimonta il Novara. Gli altri vincono, le Vespe no. Quando i ragazzi di Braglia producono il massimo sforzo, nel migliore dei casi arriva il pareggio, figurarsi quando si gioca male. Eppure Franco Manniello, nella sua ultima conferenza stampa preceduta dall’intervento di Franco Giglio, aveva dichiarato di essere pronto a tutto per salvare la Juve Stabia. E allora viene da chiedersi perché si continua ad andare avanti con Braglia? Probabilmente perché sul mercato non ci sono allenatori capaci di risollevare la Juve Stabia. Oppure perché in pochi sono disponibili ad accettare una panchina che scotta come quella delle Vespe. Senza tralasciare il discorso economico. Braglia ha un contratto importante ed esonerarlo comporterebbe alla società un esborso economico considerevole. Sì, perché bisognerebbe continuare a pagare l’allenatore toscano (che non ha intenzione di dimettersi) e poi garantire l’ingaggio al nuovo tecnico. E i collaboratori? Anche loro hanno un costo. Siamo sicuri che un nuovo allenatore non voglia portarsi i suoi uomini fidati, come prassi? Tutte considerazioni che avallano la fiducia continua a Braglia da parte della dirigenza. Più passa il tempo, però, più rischiano di assottigliarsi le speranze salvezza. Sentirsi ripetere come una poesia: ‘sabato inizia il nostro campionato’ è diventato riduttivo. Più che la parole servono i fatti, anzi, i punti. Adesso, in teoria inizia il ciclo sulla carta alla portata della Juve Stabia. Dalla partita col Trapani in poi le Vespe affrontano tutte squadre in lotta per la salvezza come Latina, Bari, Crotone e Carpi eccetto Novara e Brescia che, però, dovranno venire al Romeo Menti. Fallire ancora e steccare in queste ultime sette giornate che restano al giro di boa potrebbe essere un macigno troppo pesante da sopportare e potrebbe compromettere anche il mercato di gennaio. Piero Braglia continua ad andare avanti dritto per la sua strada. L’allenatore mostra ottimismo e ripete: “Sono convinto che riusciremo a metterci cinque squadre sotto”. In passato ha sempre avuto ragione. Braglia per la stragrande maggioranza dei tifosi continua a essere l’unica persona in grado di poter salvare la Juve Stabia. Negli anni precedenti è riuscito a venire a capo di situazioni difficili. Quest’anno il compito è arduo perché la sua è una squadra in difficoltà con grosse lacune e problemi strutturali. C’è una difesa che continua a commettere errori imbarazzanti per la categoria. Un centrocampo dove c’è poca qualità e dove mancano elementi di quantità e dove la maggior parte sono votati a costruire. Per non parlare dell’attacco, uno dei punti dolenti. La Juve Stabia fa una fatica immane a centrare lo specchio della porta. Manca un bomber è questo è palese perché lo sapevano anche i muri che Di Carmine, nella sua carriera, non ha mai garantito la doppia cifra ma i suoi cinque-sei gol più il tanto sacrificio. Sowe e Diop sono due giovani alla prima esperienza nel difficile torneo di B. Infine c’è Doukara, arrivato in pompa magna ma fino a ora si è rivelato una grossa delusione. (Michele Imparato – Metropolis)