SORRENTO E RAIMONDO D´INZEO QUANDO PARTECIPO´ CON MANICNELLI AL CONCORSO IPPICO NEL 1962

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Erano gli anni sessanta  quando a Sorrento si organizzavano concorsi ippici internazionali, tra i concorrenti le medaglie olimpiche Raimondo e Piero D’Inzeo, Giacomo Mancinelli, i primi due gareggiavano in divisa dell’esercito con gradi di tenente colonello.

Tutta Sorrento era coinvolta in questa settimana di ippica, la parte più viva, oltre gli alberghi l’appena innaugurato Cesare Augusto,era via Rota, in cui tutti i possibili ambienti arano adattai a stalle dei preziosi cavalli. Ricordo le stalle di villa Corthacow, ove ritornavano dopo anni gioiosi nitriti.

Oggi i sorrentini richiamano alla mente questi momenti, che senza dubbio oserei definire d’oro, in occasione dell’arrivo della notizia della scomparsa del grande Raimondo.

Tra l’altro,proprio oggi quell’AZIENDA AUTONOMA DI SOGGIORNO E TURISMO DI SORRENTO E SANT’AGNELLO,organizza un convegno sul cavallo, con le massime personalità del settore.

Raimondo D’Inzeo se n’è andato: aveva 88 anni, la maggior parte dei quali passati a cavallo o appoggiato allo steccato di un campo ostacoli. Il Generale era un mito: c’è chi gli ha visto percorrere tutta la carriera militare, dal giovane sottotenente che fu al generale che era oggi. Una carriera magnifica, quella sportiva: ha partecipato a otto Giochi Olimpici ed ha ottenuto la più bella delle medaglie, quella dell’oro individuale, proprio nella sua città, a Roma, e sul suo prato, perché allora Piazza di Siena era d’erba. Montava Posillipo, quella volta, ed ebbe la soddisfazione non solo di trionfare in casa ma anche di battere il fratello maggiore Piero D’Inzeo, che vinse l’argento. La Piazza passò in un attimo dal silenzio al boato: perché quando Raimondo era in campo, a Piazza di Siena, sentivi appena il volo di qualche uccelletto o, se era l’ora, il din don dell’orologio della tribuna di fronte. Il pubblico, e ce n’era tanto, quello non lo sentivi quasi: tratteneva il respiro e aveva il cuore più veloce di quello di Raimondo. Sventolava spesso il tricolore in Coppa delle Nazioni, allora.

Raimondo all’oro olimpico poteva aggiungere, sul petto delle medaglie, l’argento individuale e a squadre di Melbourne ’56 (le gare si disputarono a Stoccolma per evitare la lunga quarantena australiana), il bronzo a squadre di Roma ’60, Tokyo ’64 e Monaco ’72. A Messico ’68 ebbe il compito di portare la bandiera tricolore. Ma non si fermò ai Giochi Olimpici: per due volte è stato campione del mondo, in sella a Merano ad Aquisgrana nel 1956 (l’anno prima furono d’argento) e in sella a Gowran Girl a Venezia ’60. I quattro finalisti dovevano scambiarsi i cavalli e Raimondo con Gowran Girl fu irraggiungibile: era una cavalla capricciosa, ma non nelle mani di Raimondo. Con lui fece 4 penalità, con i concorrenti una strage di legname. Fu quello l’anno più bello e insieme probabilmente più difficile, non solo sportivamente. Perché Raimondo, che era militare, dovette comandare la carica di Porta San Paolo in quei giorni rabbuiati della Repubblica.

FEDELE NEI SECOLI
Era un vero Carabiniere, fedele nei secoli all’Arma (comandò anche lo spettacolare Carosello) e all’Italia. Ricordava di quando, ai tempi della Costituente, passò venti giorni dentro un portone a far la guardia alla grande novità che era la democrazia in Italia. E quando riandava a quei giorni ricordava che c”era chi faceva insieme il sellaio, il groom, il veterinario e quant’altro abbisognasse, mentre oggi, sorrideva, i cavalieri hanno bisogno dello psicologo. Ma quella storia finì lì: non finì, invece, la sua lunga storia d’amore con i cavalli, con gli appassionati, con i cavalieri italiani che guidò anche come tecnico nazionale, con Piazza di Siena, al cui appuntamento Raimondo non mancava mai, anche quando gli anni cominciavano a pesargli. I cavalli! Chissà se in cuor suo preferiva Posillipo o Merano; di quest’ultimo raccontava che quando arrivava in scuderia, Merano riconosceva il rumore della macchina e s’affacciava alla porta del box per salutare il suo amico e per averne in cambio la carota o lo zuccherino. Un sondaggio di qualche anno fa lo vide nominato il miglior cavaliere mondiale di sempre: lo fu, completo, dal Salto Ostacoli appunto al Completo, alle corse al galoppo in piano e in ostacoli, alla campagna. Onore a un mito. Piero Mei