Bambina morta dopo il parto, condannati i due medici

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AVELLINO – Sette anni sono trascorsi dalla morte della piccola Annapia Capozzo ed anche se nulla e nessuno, nemmeno la giustizia, potranno mai alleviare il dolore dei genitori, sembra essersi conclusa, almeno sotto l’aspetto processuale, la triste vicenda. La bimba morì pochi giorni dopo essere venuta alla luce, a causa della gravissima asfissia prenatale, patita durante il parto, per la quale, oggi, dopo i tre gradi di giudizio, sono stati riconosciuti responsabili i medici che seguirono l’evento. Confermata la condanna a 8 mesi. I genitori, all’epoca, sporsero denuncia per chiarire le cause del decesso della loro figlioletta e la Procura subito aprì un fascicolo avviando un’inchiesta per omicidio colposo proprio a carico dei due specialisti che quella sera seguirono il parto della donna, di turno nel Reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale «San Giuseppe Moscati» dove la partoriente era ricoverata. Era il 23 dicembre del 2006. Tutto era pronto a casa Capozzo per accogliere piccola, ma per colpa di un destino avverso, in questo caso sotto forma di una imperizia e grave negligenza commesse da chi avrebbe invece dovuto garantire ogni tipo di assistenza a salvaguardia della vita umana, quel Natale non fu più come i due neo genitori lo avevano fino ad allora sognato. Il 23 dicembre nacque Annapia, dopo un lungo travaglio e con estremo ritardo nell’effettuare il necessario parto cesareo. Fu proprio quel ritardo operato dai due medici in sala parto che ne determinò la grave asfissia che, il 20 gennaio del 2007, avrebbe portato alla morte la neonata. Da subito i genitori non si arresero e chiesero giustizia in nome di una figlia portata via troppo presto e vennero immediatamente avviate le indagini, condotte dal sostituto Procuratore Tufano. Ci sono voluti sette anni di perizie, valutazioni, consulenze e cause, per accertare le responsabilità dei sanitari, Ottavio De Rosa e Giovanni Russo, che assisterono al travaglio e al parto e per appurare che le loro condotte professionali furono viziate da imprudenza, imperizia e negligenza per non aver riconosciuto i fattori di rischio a cui andava incontro il feto e per aver ritardato il taglio cesareo. Dunque una diversa condotta medica mediante una più attenta valutazione avrebbe prevenuto la grave asfissia intrapartum che ha poi determinato la morte di Annapia. Soddisfatti gli avvocati di parte civile, che in questi anni hanno seguito la vicenda, Ettore Freda e Giovanni D’Ercole. Il caso commosse non solo l’intera provincia di Avellino, ma arrivò anche alla ribalta nazionale, quando se ne interessò la popolare trasmissione televisiva «Mi manda Rai Tre». Ed oggi Annapia, che quest’anno avrebbe compiuto sette anni, ha ottenuto giustizia e i responsabili della sua morte sono stati condannati per omicidio colposo ad otto mesi di reclusione ed al pagamento delle spese di giustizia. Dunque la IV Sezione Penale della Suprema Corte, riconoscendo la legittimità dei processi del primo e secondo grado, ha rigettato i ricorsi dei due medici avellinesi, confermando la condanna.

DI MARIA DE VITO IL MATTINO.IT