Salerno e ora De Luca lancia Renzi

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 SALERNO – Nessun sostegno «incondizionato» a Matteo Renzi ma rappresenta l’unica strada possibile per eliminare l’attuale gruppo dirigente del Pd. È questo il senso della «chiamata alle armi» di Vincenzo De Luca in favore del sindaco di Firenze, probabile nuovo segretario nazionale del partito democratico.

Seduto tra i parlamentari Tino Iannuzzi e Fulvio Bonavitacola e con accanto il segretario provinciale Nicola Landolfi e il responsabile organizzativo Nello Mastursi, De Luca ha arringato I circa 400 presenti alla convention al Grand hotel Salerno, per oltre un’ora al fine di spiegare la sua scelta di campo, partendo dall’appoggio a Bersani alle primarie 2012.

«Con semplicità – ha esordito De Luca – voglio precisare a tutti la mia decisione, poi ognuno é libero di fare la propria. Ho il dovere di dirvi però che se dovessi fare il rosario delle critiche all’attuale dirigenza del partito non la finirei più. Un anno fa abbiamo sostenuto Bersani, sia perché lui poteva garantire la costruzione di una coalizione per vincere le elezioni, ma anche perché aveva una idea del partito. Bersani vinse le primarie e si andò al voto. Ed è stato proprio nel momento in cui si dovevano comporre le liste che ho fatto un’esperienza allucinante. Nessuno ci ha ascoltati, nessuno ha ragionato su cosa fosse più utile per conquistare voti moderati. Mi vergogno per le porcherie che hanno fatto per la composizione di quelle liste, tutte clientelari e legate a logiche di corrente. Ecco perché abbiamo perso il consenso della gente».

Insomma per De Luca l’appoggio a Renzi si traduce essenzialmente nella possibilità di dare il «colpo mortale» ad una classe dirigente totalmente autoreferenziale e chiusa nelle stanze romane: «Non ho più argomenti per difendere questo gruppo dirigente. Non voglio morire di lealtà – ha aggiunto De Luca – non voglio fare più il soldato, l’ho detto a Roma che questa storia è finita. Per me Renzi non è una certezza, è solo una possibilità. La certezza la faranno i fatti. Renzi è la possibilità di aprire i giochi e rompere le correnti di partito. Lo ripeto: credo che dobbiamo voltare pagina. Non ho certezze su Renzi, ma ne ho una sola personale: questo gruppo dirigente è pieno di anime morte, prima se ne va, meglio è per tutti. Nel Pd di oggi viene premiato solo chi perde e si vende, un meccanismo già metabolizzato anche dai giovani, che pensano in quale corrente devono piazzarsi. Alla Camera ed al Senato abbiamo dei ciucci nel Pd, che sono stati eletti solo perché appartengono a questa e a quella corrente».

Poi De Luca – anche se tra le righe – congela nuovamente i suoi rapporti con Letta, mettendo quasi la parola fine alla questione deleghe: «È tutto in stand by in queste settimane. Ma io credo che così non si possa reggere molto. Sono convinto che dobbiamo fare la legge di stabilità e la legge elettorale, e andare immediatamente al voto prima possibile. Non possiamo reggere un altro anno e mezzo in queste condizioni». Infine, l’appello finale alla mobilitazione ed al voto per Renzi, che si trasforma nell’ennesimo j’accuse alle stanze romane del Pd: «Sulla concezione del Pd penso ad una forza moderna e laica, seria, nella quale le correnti siano smantellate e nella quale il gruppo dirigente nazionale sia espresso dai territori e non dai burocrati che stanno a Roma e vivono di parassitismo. Non voglio più difendere questo partito, indecente e inutile per il nostro Paese».