Nocera città senza leader dove comandano gli Ultrà

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 Gigi Di Fiore
Pareri contrastanti, con un filo conduttore: «La tifoseria della Nocerina è sana, chi compie azioni violente sono poche decine di giovani che spesso non guardano neanche le partite allo stadio», dice il gruppetto di amici dell’Ideal.
Un luogo storico. Proprio nei locali di questo bar in piazza Santa Monica, la Nocerina fu fondata nel 1910. Noblesse oblige. La società calcistica, da luglio presieduta dall’imprenditore Luigi Benevento, nella tarda mattinata decide di glissare sui fatti del giorno. E in un comunicato ufficiale spiega di attendere «con serenità gli esiti delle indagini». Niente altro, è silenzio stampa. Però, mentre in un primo comunicato c’era il benservito all’allenatore Gaetano Fontana e ai suoi vice dimissionari, nel successivo la società scrive di «rigettare le dimissioni, per garantire trasparenza e lealtà nel regolare svolgimento del campionato».
Cosa è successo, perché la rapida inversione di rotta? Pressioni piovute sul presidente? Mistero. Luigi Benevento, che la scorsa estate aveva deciso di non aperire una sua azienda a Eboli per presiedere la Nocerina, non parla. A luglio, fu convinto da Giovanni Citarella, presidente uscente arrestato nel 2012 per un’inchiesta su appalti alla Provincia, a prendere il suo posto. Benevento accettò, Citarella è rimasto amministratore unico senza azioni, anche se molti sono convinti sia il vero presidente ombra. Un nome che pesa a Nocera, con imprese nel settore del calcestruzzo, figlio di quel Gennaro detto Gino, ucciso in un agguato di camorra nel 1990 e ritenuto affiliato al clan Alfieri-Galasso. Eredità scomoda e Giovanni Citarella è finito due volte in carcere ed è spesso «chiacchierato» in città.
Luigi Benevento ha sempre dichiarato di aver voluto «una società con tutti nocerini», ma il suo rapporto con la tifoseria non è stato sempre idilliaco. Complici i risultati negativi in campo e la scarsità di abbonati. Tanto che, il mese scorso, il presidente ha tuonato: «C’è chi scrive, o sta fuori ai bar senza abbonarsi. Ho fatto sacrifici per la squadra. L’amico Citarella è stato chiaro e se qualcuno spera in un suo ritorno sbaglia. Siamo otto soci, lui ci accompagna solo in alcune scelte».
Nocera era stata riempita di manifesti che definivano i soci della Nocerina «morti di fame». Tifoseria delusa per la campagna acquisti, con ultrà incazzati. Poi, è arrivata la domenica nera. E non è stato certo un fulmine a ciel sereno. Spiega Alfonso, che si definisce tifoso puro da oltre una ventina d’anni: «Ti invito a collegarti su internet, ce l’hai? Guarda il profilo Facebook del presidente, leggi cosa scrivono in tanti. Invitano società e squadra a fare proprio quello che è avvenuto».
Guardare per credere. Già quattro giorni prima del derby con la Salernitana, è un fuoco di fila di «consigli» al presidente. «Presidé, non portare la squadra a Salerno», dice Francesco Ruggiero. Lo ripete anche Pina Aversa. E Francesco De Angelis si fa esplicito: «O squadra e tifosi a Salerno, o nessuno». Altri suggeriscono di far scendere in campo la squadra giovanile. Insomma, tutto già ipotizzato. Meno dichiarata era la presenza dei duecento fuori l’hotel del ritiro della squadra. 
Dice il procuratore capo di Nocera, Gianfranco Izzo: «Nessuno creda di farla franca, se si accertano pressioni violente su società e giocatori. Va accertato se sono esistiti rapporti malsani in questa vicenda. C’è un fascicolo per violenza aggravata a carico di ignoti». Il procuratore parla nel suo ufficio con il questore di Salerno, Antonio De Iesu, che annuncia: «Abbiamo individuato almeno 30 violenti. Escludo che, dietro di loro, ci siano interessi della criminalità organizzata. Pura follia di una parte della tifoseria».
Una parte minoritaria, quella del mondo ultrà. Quel mondo che aveva un gruppo intitolato a Vincenzo Passamano, ucciso a 25 anni nel 1994, fratello di Mario incappato in vicende di droga. Quello stesso mondo ultrà, dove è attivo Massimiliano Garzillo, fratello di Guido ucciso il mese scorso con tre colpi di pistola. Un mondo eterogeneo, lontano dal tifo delle famiglie che ha in città storia antica. Il vero club ufficiale della tifoseria, con tanto di sede, è al rione Pecorari. Una cinquantina di soci, che si auto tassa. Il presidente è Antonio Tripolini, ferroviere in pensione. Ha dovuto traslocare, il fitto della vecchia sede costava troppo. Ma difende la tradizione buona del tifo, con orgoglio.
Luigi D’Angelo, presidente della Pro loco Nuceria Alfaterna, segue la squadra da 60 anni. Fu lui a tentare di riunire tutti i club della tifoseria fino al 1999. Erano una trentina e, con i 18 cittadini, ce ne erano altri sparsi in Italia: Varese, Aprilia, Perugia, Firenze, Roma, Castel San Giorgio. Racconta D’Angelo: «La Nocerina ha 113 anni, fui tra gli organizzatori della storica festa in piazza Diaz per il centenario. Ho anche contribuito alla pubblicazione sulla squadra». I giocatori minacciati? D’Angelo ha le sue idee: «Negli ultimi anni, in curva sono arrivati personaggi che ignorano le vere regole di lealtà dello sport. Per noi, la squadra è simbolo di identità, orgoglio. Incitamenti e sfottò, nulla di più».
In passato, i rapporti tra tifosi e calciatori erano stretti. La città adorava i suoi eroi, li coccolava. E tanti sono rimasti a Nocera. Qui è stato allenatore Gianni Di Marzio, che ha sposato una nocerina. Anche Giancarlo Mattucci, abruzzese che giocò qui negli anni Sessanta, sposò una ragazza locale. Ed è vissuto in città. Dice: «Ho tanti bei ricordi a Nocera. Giravamo tranquilli per le strade, ci sentivamo tutti a casa. Le vicende di domenica mi hanno rattristato».
Ma la storia e i ricordi addolciscono il presente. Il sindaco Manlio Torquato non ci sta all’immagine di una città violenta. Dice: «Abbiamo grande e antica civiltà. Mi sembra si faccia dello scaricabarile su un gruppo irrisorio di tifosi per errori commessi da altri, in primo luogo dalla Lega». E ancora: «Non mi sembra ci siano state violenze o devastazioni. Mi sarei aspettato dagli amministratori di Salerno un invito. Si punisca chi ha compiuto eventuali reati, ma si riconosca dignità a un territorio sede di tribunale, distretto sanitario e con un’area industriale con ben 13mila imprese».
Città e tifoseria ostaggio di pochi? C’è chi ricorda che, lo scorso campionato, in trasferta andavano addirittura 1500 tifosi. Chi, come Stefano Verticale che si definisce tifoso ultras, sminuisce: «È stato solo un piccolo avvertimento e la squadra ha voluto dimostrare affetto spontaneo ai tifosi». Sintonia di vedute società-ultras, senza minacce? C’è un comunicato, diffuso dai gruppi della curva sud. Rivendicano la legittimità della loro azione. E spiegano: «Non abbiamo fatto minacce, ma solo chiesto al mister e ai nostri ragazzi, dopo una serie di pacifici incontri, un gesto eclatante che facesse parlare l’Italia, dando voce all’ingiustizia subita». Ci sono riusciti. In serata, la società prende le distanze: annuncia la costituzione di parte civile in un eventuale processo penale. E anche un’indagine interna «su eventuali responsabilità dei propri tesserati». C’è voluta un’intera giornata, per tagliare con gli ultras.