Juventus Stadium, le due curve chiuse per i cori razzisti.

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Chiuse per discriminazione territoriale. Anche se poi non è così un male parlare di atteggiamenti razzisti. Nel 2013. E questa volta la Juventus farà bene a metterci una croce sopra: la curva Sud, ironia della sorte dedicata a quel galantuomo di Gaetano Scirea, resterà vuota per due gare (era già stata chiusa, pena sospesa: pagherà per i cori di domenica e per quelli con il Genoa); quella Nord per un solo turno. Giusto per cominciare. E poi? Alla prossima cosa succederà, visto che chiudendo le curve difficilmente i cori anti-Napoli e anti-napoletani cesseranno? Comunque il dado è tratto: il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, si è espresso sui cori dei tifosi bianconeri al Napoli, partiti dalle curve e intonati da tutto – dettaglio forse trascurato dalla task force di ispettori federali inviata da Stefano Palazzi – lo stadio, domenica: la Juve giocherà il primo dicembre contro l’Udinese in uno stadio senza ultrà. Lato destro e lato sinistro del campo. Con il Sassuolo, il 14 dicembre, resterà deserta solo quella delle sigle storiche del tifo bianconero: i drughi, i fighters, i black and white. Questa la motivazione, stranamente non proprio in stretto burocratese: «In molteplici occasioni prima della gara (ore 19.36,19.50, 20.00 e 20.07) e durante la gara stessa (11’, 14’ e 30’ primo tempo; 31’ e 34’ del secondo tempo) i sostenitori della Juve hanno intonato i cori ”lavali, lavali, lavali col fuoco, o Vesuvio lavali col fuoco” e ”senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani, o colerosi terremotati, voi con il sapone non vi siete mai lavati, Napoli m… Napoli colera sei la vergogna dell’Italia intera” e ”Uccidete questi bastardi”…». Detto questo Tosel sentenzia: la condotta integra «inequivocabilmente» senza ulteriori approfondimenti, gli estremi della «discriminazione territoriale» gravissimi per «dimensione e percettibilità». Da qui anche 50.000 euro di multa per il club bianconero. La Juve nelle prossime ore deciderà se far ricorso: è caduta la sospensiva che è diventata recidiva, la Curva degli ultrà juventini non ha scampo. Sia chiaro: se il calcio, come si dice, non è uno sport da signorine, men che meno lo sono gli spalti. C’è un limite, però, insuperabile: il razzismo. E questi cori, questi atteggiamenti, anche se catalogati nel gergo della Uefa e della Figc come di «discriminazione territoriale» non sono assai diversi dai buuu o dal lancio di una banana. Anche perché a Torino, domenica, sono stati interminabili e continui. Il mondo del calcio è arrivato al punto di svolta. Anche perché nello Juventus Stadium non c’è stata alcuna manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori. Numerosi gli interventi dissuasivi da parte della Juve che ha ricordato attraverso gli altoparlanti, il rischio persino di una interruzione del match. «Sono atti di autolesionismo», ha detto l’ad Marotta sentendo i cori scatenarsi. Può darsi. Ma forse sfugge alla Juve (ma anche al Milan, all’Inter, alla Roma e così via) che il limite è ormai superato: dalle mascherine dello scorso anno, ai ripetuti cori di odio degli ultrà. Ma c’è insulto e insulto. Un conto è «noi non siamo napoletani» o «chi non salta è napoletano» e un’altra cosa è lo spettrale spettacolo che puntuale le curve della Juve regalano. E non fa sorridere neppure un po’ lo striscione «Vesuvio, lavaci pure a noi, così per riderci su» esposto da quei buontemponi della curva juventina nel finale di gara. No, non fa ridere. Sono un’altra cosa lo striscione «Giulietta è ’na zoccola» esposto dai tifosi napoletani in trasferta a Verona e quello steso un giorno per sbeffeggiare i tifosi del Como («voi comaschi / noi con le femmine») e perfino quello esposto dai fiorentini «Del Piero co’ li uccelli, noi co’ le passere». Quella è ironia, quelle sono scritte che fanno sorridere. Questa storia non è ancora finita, quindi è presto per trarre conclusioni o trovare una morale. E deve far riflettere anche la presenza di numerosi tifosi juventini di origini napoletane che occupano le curve della Juventus Stradium. Quando inneggiano alla ripresa dell’attività eruttiva del Vesuvio, dove pensano di trovare rifugio? (Pino Taormina – Il Mattino)