Parco del Cilento e Vallo di Diano, a febbraio si cambia guida. Comincia la lotta politica

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A febbraio prossimo scade l’attuale “governante” del  “Parco del Cilento e del Vallo di Diano”. E naturalmente si sbriglia la fantasia delle previsioni più o meno interessate sulla “governance” futura e, naturalmente, la Brutta Politica inizia le danze degli accordi sotterranei per sponsorizzare personaggi funzionali ai propri disegni. Io penso e, suppongo, con me la maggior parte dei cittadini vogliano Presidente e Comitato di Gestione che abbiano due qualità fondamentali: siano preparati e capaci, siano possibilmente cilentani e, come tali, oltre alla preparazione abbiano una conoscenza profonda ed un grande amore per il territorio ed abbiano, infine, libertà ed autonomia di giudizio e, conseguentemente, sappiano dire dei no all’ingerenza della politica lottizzatoria e clientelare nel corso della gestione.

A partire da oggi io inizio un viaggio attraverso il Parco evidenziandone, nei limiti delle mie capacità, le gravi deficienze del passato, il degrado del presente e sforzandomi di accendere speranze per il futuro. E cominciamo dall’inizio, dai lontani anni ‘70/’80 del secolo scorso.

Dal faggio al corallo”: fu questo lo slogan con cui in quegli anni iniziammo la battaglia per l’istituzione del Parco Nazionale del Cilento-Vallo del Diano. Eravamo in pochi (ambientalisti convinti, intellettuali di frontiera, politici avveduti, amministratori lungimiranti e sensibili, ecc.), ma determinati. Ed intendevamo evidenziare, e lo facemmo, una specificità del territorio da proteggere e che poteva contare su un rapporto di osmosi, tanto perfetto quanto raro, tra mare e monti lungo itinerari ricchi di memoria storica e di bellezze paesaggistiche inimmaginabili altrove: Paestum-Calpazio-Alburni-Vesole-Cervati; Velia-Monte Gelbison; PuntaTresino-Punta Licosa-Monte Stella; Palinuro-Camerota-Punta Infreschi-Scario-Monte Bulgheria. E venne la legge con la piena e legittima soddisfazione di quanti si prefiguravano un assetto ed un futuro diverso del territorio e con la rabbia degli speculatori, che  alimentarono la canea di falsi cacciatori e di ingenui contadini e pastori, vittime del terrorismo psicologico.

180.000 ettari da proteggere in un territorio totalmente, o quasi, antropizzato, caratteristica che  distingue il nostro Parco e ne fa quasi un unicum tra le aree protette del nostro Paese, per la delicatezza degli interventi, per il rapporto equilibrato uomo/ambiente, per la tutela ed il rilancio delle attività ecocompatibili, per il recupero degli antichi mestieri, per la valorizzazione dei centri storici, per l’esaltazione della ricca e varia architettura minore. Preesistenze archeologiche di grande valenza internazionale, Paestum e Velia in primo luogo, ma anche Civitella e Roccagloriosa nella stimolante avventura, ancora tutta da rileggere, dei nostri Padri Lucani; chiese e conventi, eremi ed abbazie, testimoni straordinari della storia straordinaria, anche se non opportunamente conosciuta, del monachesimo italo-greco e benedettino; dimore gentilizie, castelli, fortilizi di montagna e torri di mare, tasselli di un ricco mosaico con le figure di baroni e popolo, rivoluzionari temerari e tiranni sanguinari, pirati e briganti. E ancora i luoghi sacri del mito: Licosa e Palinuro, Molpa e Camerota; i santuari mariani, le chiese rupestri, i musei della civiltà contadina, i mille mestieri dell’artigianato; e, infine, i capricci della natura nei miracoli di bellezza dei fenomeni carsici di Pertosa e Castelcivita, della grava del Fumo e del Bussento, delle gole orride e bellissime del Calore e del Mingardo, del fascino misterioso delle grotte marine di Palinuro e Camerota. Questi, e non solo questi, i tesori contenuti nello scrigno/Parco: un patrimonio di arte, di storia, di cultura, di pregi ambientali da immettere nel circuito fecondo dell’offerta turistica; un patrimonio da spendere sul mercato attivando rapporti fecondi di collaborazione con le università e i centri di ricerca, attirando sul territorio istituzioni scientifiche ed intelligenze di spessore a livello nazionale ed internazionale, nella consapevolezza che i nostri piccoli paesi possono diventare riserve di oasi di vivibilità serena nell’era attuale e, soprattutto, quella prossima ventura della società cablata in cui telelavoro, teledidattica e telemedicina alimenteranno la fuga dallo smog e dallo stress delle città.

E’ questo lo scenario in cui si sarebbe dovuto inserire il Parco nei decenni passati dalla costituzione ad oggi, ma così non è stato. E questo resta ancora oggi lo scenario in cui si dovrà inserire con la grande progettualità nell’immediato futuro con ricadute positive nell’economia di tutta la provincia. E’ questo lo scenario in cui dovrà operare la futura “governance”, riprendendo l’entusiasmo degli inizi (con Enzo la Valva Presidente e Mimì Nicoletti direttore), entusiasmo che è andato scemando negli anni fino a scomparire del tutto ed arenarsi definitivamente nel pantano limaccioso del presente.

Peccato che istituzioni, economisti, imprenditori e la stessa stampa non abbiano colto appieno la carica dirompente di rivoluzione positiva dell’area protetta. Questo processo di profonda trasformazione sarà affidato fra pochi mesi ad una nuova governance: presidente e comitato di gestione. Saranno nominati da Ministro dell’Ambiente, su indicazione della Politica che conta: deputati, senatori, consiglieri regionali. Forse sarebbe opportuno che i sindaci che sono l’espressione più diretta della volontà popolare non delegassero più il loro diritto/dovere di indicare personalità del territorio che abbiano professionalità, competenza, capacità, conoscenza e amore per il territorio e, per una volta tanto, diano sostanza vera alla democrazia che parte dal basso e che, pertanto, tutti i sindaci (ripeto), a cui non difetta certo intelligenza, sensibilità e senso pratico, abbandonino il gioco dei dispetti e dei veti incrociati, guardino al di là del proprio campanile e con uno scatto di orgoglio e di generosità sappiano fare più e meglio del Ministro, dandogli indicazioni precise, sia a lui che al Presidente della Giunta Regionale, a cui spetta la consultazione, prevista dalla legge, direttamente o attraverso la deputazione parlamentare del territorio. Al giornalista, intellettuale, scrittore, innamorato del territorio, spetta il compito di accendere i riflettori sul pantano del presente e sulle prospettive del futuro perché tutti ed ognuno facciano la loro parte, VOLANDO ALTO e PROGETTANDO ALLA GRANDE, tenendo in vista la necessità ineliminabile che si torni allo spirito delle origini, quando IL PARCO fu percepito come MOTORE DI SVILUPPO e non palestra di intrighi per la pratica lottizzatoria della BRUTTA POLITICA. Io il mio dovere di informazione lo farò settimana per settimana da qui a febbraio. I sindaci hanno, secondo me, una grande occasione per scrivere insieme una BELLA PAGINA DI STORIA DEL NOSTRO TERRITORIO. Ci provino e tutta la più vasta società civile eserciti il su diritto dovere di sentinella vigile della democrazia.

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it

 

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