Sorrento morte Carmela Stinga la polizia in Ospedale

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Avanza a spron battuto l’inchiesta sul decesso di Carmela Stinga, la donna originaria di Sorrento che morì il 15 settembre dell’anno scorso all’ospedale «Santa Maria della Misericordia» di Sorrento. Le indagini, portate avanti dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, sono ormai entrate nel vivo. Verifiche avviate a tutto campo e giunte in una fase decisiva per arrivare alla verità e, dunque, accertare eventuali responsabilità sulla scomparsa della donna. Tutti attendono una risposta, tutti vogliono la verità. Su mandato del pubblico ministero titolare del caso, Antonella Lauri, gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento, agli ordini del vicequestore Antonio Vinciguerra, l’altro pomeriggio sono «ripiombati» al plesso sanitario di corso Italia. William Hill Sport Secondo le indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, i poliziotti, nel corso dell’intervento, hanno acquisito ulteriori documentazioni sul ricovere della 50enne e sulle cure sanitarie che gli furono prestate da medici e infermieri del nosocomio sorrentino. Materiale ritenuto molto importante dagli investigatori per proseguire nelle indagini su una morte apparsa immediatamente sospetta. Non finisce qui. Perché proprio nei giorni scorsi, gli inquirenti sono tornati ad ascoltare alcuni degli addetti dell’ospedale «Santa Maria della Misericordia» che, in prima persona, seguirono Carmela Stinga, che si spense poche ore dopo essere giunta al plesso sanitario sorrentino. Il decesso della donna assunse subito i contorni del giallo. Il figlio tornò a casa da lavoro e ritrovò la madre per terra, nel proprio appartamento di via degli Aranci, in un lago di sangue. Ferite, lividi su varie parti del corpo e l’allarme, disperato. Poi il trasferimento all’ospedale «Santa Maria della Misericordia». La donna fu ricoverata, in un primo momento non sembrava in imminente pericolo di vita ma mentre i medici stavano proseguendo gli accertamenti del caso le condizioni di Carmela Stinga peggiorarono, in poche ore. Fino alla morte. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata sta proseguendo a pieno ritmo. Subito dopo la tragedia, a caldo, vennero ascoltati dai poliziotti di Sorrento il figlio della 50enne, familiari, personale ospedaliero e del pronto soccorso. Successivamente alcuni medici vennero iscritti nel registro degli indagati. Un atto, in quella fase dell’inchiesta, «sostanzialmente» dovuto e legato all’autopsia da effettuare sul corpo della donna. Un esame irripetibile e avvisi di garanzia «formali» per alcuni dipendenti della struttura sanitaria che seguirono l’autopsia nominando anche dei consulenti di parte. Tante le piste battute dalle forze dell’ordine che non smettono di lavorare per assemblare tutti i tasselli e giungere alla ricostruzione di ciò che è avvenuto quel maledetto sabato di metà settembre dell’anno scorso. Fu quasi subito esclusa l’ipotesi di un’aggressione. La donna era molto conosciuta a Sorrento, benvoluta da tutti, sempre con il sorriso sulle labbra e pronta ad aiutare chi ne avesse bisogno. Salvatore Dare Metropolis