Su Luigi Magni, regista, recentemente acomparso.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo questo scambio sulla scomparsa del regista Luigi Magni tra Manuela Achab e Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore.  

 

 

 

La morte del regista Luigi Magni. Ne parliamo con Pierfranco Bruni.

 

Pierfranco Bruni: “Dal  regista allo sceneggiatore tra storia e letteratura: una magistrale testimonianza”

 

A cura di Manuela Achab

 

 

 

Molti film di Luigi Magni sono “pezzi” di storia, di letteratura, di ironia, di  leggere il mondo cattolico attraverso i fatti che diventano ironia.

 

Luigi Magni è morto a 85 anni. 

 

Restano le sue regie, le sue sceneggiature, le sue collaborazioni.

 

Un regista che ha raccontato come se il tutto fosse in una cronaca che diventa storia e la storia è storia di fatti e di interpretazioni.

 

Lo scrittore Pierfranco Bruni, che per conto del Sindacato Libero Scrittori Italiani, si è occupato del rapporto tra letteratura e cinema ha risposto ad alcune nostre domande.

 

 

 

D. Quale relazione è possibile leggere nei film di Luigi Magni tra storia e realtà?

 

Risponde Pierfranco Bruni: “I film di Magni sono storia. Ha raccontato attraverso la macchina da presa anche una storia anticonformista servendosi sia della rigorosità sia, in molte occasioni, dell’ironia.

 

D. Quali film consiglierebbe oggi?

 

R. Voglio ricordare, tra i tanti, il film ‘O Re  oppure il film su Ponzio Pilato. Nel prima si racconta l’altra storia dell’Unità d’Italia con un narrare straordinario e una magistrale interpretazione di Ornella Muti e Giancarlo Giannini. Ma è il concetto di storia che ritorna in modo profondo dando una originalità particolare all’ultima regina del Sud. Nel secondo c’è il Pilato incredulo e l’immagine di Claudia, la moglie di Plato, assume  una centralità completamente da leggere.

 

D. C’è anche In nome del Papa Re

 

R. Un film toccante che rende protagonista una cultura popolare non “cinematografata”, ma è un popolo reale che scava non nell’immaginario ma nella verità…

 

D. La storia come verità?

 

R. Si pensi anche al film In nome del popolo sovrano.  Insomma la cultura identitaria del popolo, in Magni, resta fondamentale fino ad uno dei più recenti La Carbonara.

 

D. Se dovesse rivedere oggi un film di Magni quale sceglierebbe?

 

R. Passerei dall’ironica versione de La Tosca sino al film che più preferisco che è il già citato ‘O Re. Ma cercherei un film di cui Magni ha realizzato la sceneggiatura.

 

D. Ovvero…

 

R. Ovvero La Mandragola. Un film, tatto da Machiavelli, il cui regista è Alberto Lattuada e risale al 1965. Una sceneggiatura imponente e ne esce fuori un Rinascimento attraversato da storia e letteratura con una centralità forte dei personaggi. Aver sceneggiato Machiavelli non è facile.