Milano. Addio ad Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro, comico elegante.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Scomparso Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro. Trasse dal personaggio Zuzzurro, interpretato da Pasquale Sirabella, nel film di Vittorio De Sica “Il Giudizio Universale” l’ispirazione per rappresentarsi nel mondo dello spettacolo.

 

 

 

Il comico Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro, si è spento giovedì sera, 24.10.2013, dopo una lunga malattia.

 

Un carcinoma polmonare l’ha folgorato prima dell’ultimo spettacolo, che aveva in mente di portare in scena.

 

Il compagno e amico Nino Formicola, Gaspare nella coppia, piange la separazione.

 

Foto 1 caricata con successo.

 

Si sono svolti nella Chiesa di San Vincenzo i funerali questa mattina, alle ore 11; saluto sofferto, compostissimo.

 

Nino Formicola era solo; non c’è più la coppia “Zuzzurro e Gaspare” che dal “Derby” di Milano e da “Drive in” ha camminato molto e con successo; finisce una coppia artistica.

 

Nino-Gaspare all’esterno della Chiesa di San Vincenzo in Prato non ha trattenuto le lacrime, impossibile trattenerle.

 

Tanti amici, colleghi di lavoro e parenti, tra cui Enrico Beruschi, Enzo Iacchetti, Marco Columbro, Corrado Tedeschi, Massimo Buscemi, Giole Dix, Ficarra e Picone, Michele (del duo Gino e Michele), Giancarlo Bozzo, Marina Perzy, Silvio Orlando, in prima fila la moglie e i due figli, le autorità, presente l’assessore Tajani per il Comune e Maerna per la Provincia.

 

Andrea e Nino, in oltre 40 anni insieme, hanno fatto la storia del cabaret, ma bisogna ricordare di Andrea Brambilla lo spessore di uomo di grande umanità.

 

Tanto calore ha salutato Andrea Brambilla, quasi inaspettato per Nino Formicola.

 

Andrea Brambilla è stato sempre uomo di equilibrio, ha sempre coltivato una comicità lontana dalla volgarità e dagli eccessi.

 

 

 

Maurizio Vitiello

 

 

 

PS

 

 

Chi è stato il primo Zuzzurro?

 

 

 

Vedi: http://www.guzzardi.it/arte/pagine/artisticalabresi/archivio/salotto.html

 

 

 

Riprendo dal mio articolo ”Asterisco con note a margine sul “Salotto Tolino” e sulla “Mostra Storica Permanente del Teatro, della Poesia e della Canzone Napoletana”, inserito nel contesto del segmento-rubrica Maurizio Vitiello sul Filo della memoria/Storie e vicende napoletane, un passaggio significativo su Pasquale Sirabella, ebbene mio nonno, che fu Zuzzurro con Vittorio De Sica nel film “Il Giudizio Universale”.

 

 

 

“ ….. E proprio da Salvatore Tolino ho trovato il dépliant illustrato, con foto in b/n, del “Festival della Canzone Napoletana”, organizzato da Ernesto Murolo con Ernesto Tagliaferri dal 24 dicembre 1931 al 10 gennaio 1932 al Casinò Municipale di San Remo (poi presentato anche a Milano e a Lugano), a cui ha partecipato mio nonno materno Pasquale Sirabella con notissimi artisti, tra i quali Nicola Maldacea, Ada Bruges, Vittorio Parisi, Mario Massa, Ferdinando Rubino, Clara Loredano, Carlo Buti, Giorgio Schottler (gran brava persona), Alfredo Sivoli (che conobbi nel 1967 [?] in un set a Pompei, impegnato come lui come figurazione speciale nel film “Good-bye Mr. Chips”, che vedeva protagonisti Peter O’Toole e Petula Clark) Mario Pasqualillo, Arturo Gigliati, mentre da Raffaele De Novellis ho trovato foto e altre documentazioni sempre su mio nonno, oltre a una vastissima serie di materiale di grandissima importanza sul mondo della canzone napoletana.

 

Pasquale Sirabella è ricordato come maschera di “Tartaglia” nel libello succitato (oggi è possibile, grazie ad un’iniziativa, di qualche anno fa, del quotidiano “Il Mattino”, rivedere in video la riproposizione di un filmato dell’Istituto Luce con brani del “Festival Napoletano” di San Remo e mio nonno in varie sequenze ed anche nell’assolo in voce dell’ “Ostricaro Fisico”), ma lo si ricorda, ancora oggi, anche nei panni di “Zuzzurro”.

 

Il duo comico “Zuzzurro e Gaspare” prende metà del nome perché l’attore Brambilla rimase colpito da una fondamentale scena de  “Il Giudizio Universale”, film realizzato da quel mostro sacro e pluripremio Oscar che risponde al nome di Vittorio De Sica.

 

Mio nonno in una nobilissima ed icastica sequenza del film a episodi -seguiva ai bravissimi Ernest Borgnine, Fernandel e Pietro De Vico- si faceva largo tra la folla, che attendeva il famoso “Giudizio Universale”, e lanciava l’accorato appello al cielo: “lo mi chiamo Zuzzurro”.

 

Qualche anno fa partecipando, nella sede Rai di Via Teulada, al programma radiofonico “Viaggio nella Fantasia”, ideato, condotto e musicato da Ennio Forte, Docente di Economia dei Trasporti alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Napoli “Federico Il”, parlai del mio avo.

 

Riuscii anche a convincere un tecnico a pulire un disco stampato, probabilmente intorno al 1910, dalla Società Fonografica Napoletana, un vero cimelio, e si riuscì a far ascoltare la canzone “Mbracc’ ‘a me”, di A. Barbieri – V. Di Chiara, Ed. Bideri, 1908 (anche riportata sul III volume della “Enciclopedia della Canzone Napoletana”, ben costruita da Ettore De Mura, a pagina 170, come canzone di successo per ordine alfabetico, e a pagina 267, come canzone di successo per ordine cronologico del 1908, con la seguente differente dizione “MBRACCIA A ME! “, i cui primi versi sono: “Tore è partuto – e solo si restata/Che te lusinghe a ffà?”).

 

Ricordo che Ettore De Mura lo chiamava spesso al telefono per chiedere importanti informazioni su quel tale gruppo di posteggiatori o su quel tale spettacolo, su un’edizione della “Piedigrotta” o su quel cantante d’inizio secolo, e mio nonno, che conservava una memoria eccellente ed aveva conosciuto moltissimi artisti, riusciva ad esser felice nel rispondere con notizie certe e prodigo l’aiutava con opportuni suggerimenti.

 

Lo ricordo che controllava documenti della sua bella vita artistica e fornì fotografie rare, se non rarissime, forse uniche, ad un entusiasta Ettore De Mura, a cui rispondevo giovanissimo allo squillar del telefono, intrattenendomi scherzosamente.

 

Alle pagine 352-353, del secondo volume, De Mura su Pasquale Sirabella, nato a Napoli l’ 8 settembre 1882, scrive: “Al Politeama Giacosa, nel 1905, iniziò a cantare quale capo-corista. Nel settembre dello stesso anno, alla Fenice, dopo le commedie recitate da Luigi De Martino, cantava Sciurdezza bella! e Birbantella della Casa Pierrot. Poi fu al famoso Gambrinus con Sapio e Franco Palumbo. Nel 1910 prese parte, al Teatro Moderno, alla Piedigrotta della Casa La Canzonetta. Un anno dopo partecipò ad una tournée organizzata dalla Poliphon. Con Donnarumma fu, nel 1921, alla Sala Verdi, applaudito cantante. Interprete di canzoni, corista, ebbe parti di attore nei preamboli alla Piedigrotta; fu anche tarantellista ed a tal proposito ricordiamo il simpatico episodio che avvenne alla Sala Umberto di Roma, nel 1927, quando il pubblico, non avendo voluto Pasquariello concedere il bis di Un accordo in fa, accolse il successivo numero, il Sirabella – dai romani appellato er fichetto – e altri tarantellisti con una sonora fischiata; allora il Sirabella corse tra le quinte per invitare Pasquariello a concedere il bis; -ma si sentì rispondere: “Perché non lo canti tu N’accordo in fa?”. Ed egli cosi fece, guadagnadosi l’elogio dello stesso Pasquariello. Ritiratosi dal teatro nel 1930, frequentò la Casa editrice La Canzonetta, ove, con occhio di appassionato, seguiva l’andamento artistico della Casa e tutti i suoi spettacoli di audizioni.”

 

Ricordo che, negli anni ’50-’60, d’estate mio nonno preferiva fermarsi allo Chalet delle Palme a Via Caracciolo, e godere il fresco, mentre d’inverno sostava in Galleria Umberto I, che per i napoletani è semplicemente “la galleria”, e gli artisti celebri e meno famosi che passavano lo salutavano calorosamente, e con stima, dandogli del cavaliere.

 

Frequentava il Teatro San Carlo e le sale cinematografiche, si teneva, insomma, sempre aggiornato. …..”

 

 – – –

 

Sapevo perfettamente della scelta del nome Zuzzurro da parte di Andrea Brambilla, letto anche su una rivista femminile, se ben ricordo, segnalatomi da mia sorella Carmen.

 

Raccontava come mai rimase colpito da quel film e da Zuzzurro.

 

Avremmo noi di famiglia, tra Napoli e Bolzano, voluto ringraziarlo, perché sentivamo il nostro nonno ancora vivo con la trasmigrazione operata dal comico; avremmo voluto fargli ascoltare un vecchio nastro Geloso, con la sua voce in un assolo macchiettistico, della fine degli anni ‘50 del secolo scorso.

 

Abbiamo tardato, ho tardato.

 

Io sapevo dello spettacolo che voleva portare ostinatamente in scena a Milano.

 

Mi stavo preparando a incontralo, ora sono stato costretto a scrivere un suo ricordo, ma come persona di famiglia.

 

Carissimo Andrea, a cui non ho mai potuto stringere la mano, sempre stimato da tutta la mia famiglia, spero che la terra ti sia lieve e il Cielo amico.

 

 

 

MV