Anche l´ Italia spiata dalla Casa Bianca Data Gate va avanti ma tutti lo immaginavamo

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Anche l’ Italia spiata dalla Casa Bianca Data Gate va avanti ma tutti lo immaginavamo , le conferme sono però sconvolgenti . Spiata l’Italia, i suoi governi, e anche 35 leader politici e militari mondiali. Il giornale inglese Guardian continua ad attingere dall’archivio della talpa americana Edward Snowden e cita i nomi dei leader elencati in un memo riservato. Il documento, che risale all’ottobre del 2006, rivela che la Nsa ha «incoraggiato i funzionari di altre istituzioni, come la Casa Bianca, il dipartimento di Stato e il Pentagono, a condividere i numeri delle utenze telefoniche» da intercettare». Un funzionario avrebbe «consegnato 200 numeri» che sono stati «immediatamente acquisiti per iniziare il monitoraggio». Il memo – aggiunge il Guardian – «suggerisce che questo tipo di sorveglianza non è isolato, perché è una routine per la Nsa monitorare i telefoni dei leader stranieri, tanto da chiedere l’assistenza di altri funzionari per farlo».Il memo, scrive il Guardian, «suggerisce che questo tipo di sorveglianza non sia isolato, perchè è una routine per la Nsa monitorare i telefoni dei leader stranieri, tanto da chiedere l’assistenza di altri funzionari per farlo». Che la situazione sia in parte sfuggita di mano all’amministrazione Obama è ormai più di un sospetto, non solo in Europa ma anche a Washington. «I servizi segreti Usa sono fuori controllo», ha accusato il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Spiati dall’Inghilterra. L’America, poi, non sarebbe l’unica ad aver frugato tra le nostre comunicazioni, perché in base alle dichiarazioni rilasciate all’Espresso da Gleen Greenwald, il giornalista inglese che custodisce i file della talpa del datagate, «l’Italia è nel mirino di Prism, il sistema creato dagli 007 statunitensi, ma anche di un programma parallelo e convergente chiamato Tempora, attraverso il quale l’intelligence britannica ha spiato i cavi di fibre ottiche che trasportano telefonate, mail e traffico Internet del nostro paese». I nostri apparati di sicurezza avrebbero un «accordo di terzo livello» con l’«ente Gb» che si occupava di spiare le comunicazioni. Non solo gli Stati uniti, quindi, ma anche gli inglesi: tutti ad ascoltare i fatti di casa nostra. Su quest’ultimo, punto, però, ieri è intervenuto il Dis, il Dipartimento informazioni per la sicurezza, che in una nota inviata al Copasir nega: «I Servizi di informazione italiani non sono parte, né hanno conoscenza di un programma denominato Tempora». Ma Greenwald insiste: le informazioni ottenute venivano scambiate con l’Nsa, mentre i servizi segreti italiani avrebbero avuto un ruolo nella raccolta dei metadati, quelle indicazioni raccolte a strascico dai sistemi satellitari. E ancora: la scrematura dei dati raccolti dai britannici segue criteri spregiudicati, che non riguardano solo la lotta al terrorismo. Anzi, la licenza di spiare consente di tenere sotto controllo aziende, politici e uomini di Stato. Le conferme. Certo è che mentre ufficialmente tutti si affrettano a smentire, tra i nostri 007 c’è chi parla di informazioni diffuse ad orologeria, e chi, invece, si stupisce di tutta questa agitazione. «Intercettare con i satelliti – spiegano – vuol dire raccogliere informazioni di ogni tipo. L’allarme si attiva un po’ come accadeva con Echelon, con parole come terrorismo, bombe. In quel caso scatta l’intercettazione, legittima. Se poi qualche servizio si muove nell’illegalità, nessuno può confermarlo». Un’altra logica, invece, è quella che vede la diffusione di questa notizie come un’operazione di depistaggio. A vantaggio della Cina? Della Russia? «Pensiamo a quando è arrivata la prima rivelazione di Snowden – è la tesi – era il giorno in cui Obama avrebbe dovuto incontrare il leader cinese per parlare energicamente dei diritti umani e delle censure sul web. Sarà un caso che ora Greenwald si trova in Cina?»