Congresso PD in Campania si moltiplicano le tessere in vista del congresso…

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Adolfo Pappalardo Puntuale come ad ogni vigilia del congresso, ecco il miracolo delle tessere. Aumentano, si gonfiano come soufflé improvvisamente dopo mesi di stallo. Prendi il tesseramento di quest’anno: erano 7mila gli iscritti al Pd di Napoli sino ad una settimana fa. Soglia fissa che non sembrava schiodarsi da lì. Poi, da lunedì non appena si dà il via ufficiale alla fase congressuale, ecco nascere la grande voglia di diventare democratici. Ed infatti in appena sei giorni (dato aggiornato a venerdì sera), gli iscritti sono aumentati più di un terzo: ai 7mila bisogna aggiungerci 2300 nuovi pd dell’ultim’ora. Con picchi se non sospetti, quanto meno strani. Prendi il casi di Frattamaggiore dove sono raddoppiati. Quando? Nell’ultima settimana quando da 252 si è passati alla cifra tonda tonda di 500 iscritti. Non l’unico caso. A Castellammare si è passati da 400 a 650 mentre a Torre Annunziata da 280 a 470. Sempre negli ultimi giorni. Ma con il week end potranno ancora salire, è chiaro. Altro caso è Pomigliano D’Arco dove Michele Tufano, segretario locale del partito e Michele Caiazzo, ex sindaco e membro dell’assemblea nazionale, sono i primi firmatari di un documento «no congresso» che non si schiera né con il candidato Venanzio Carpentieri, né con l’uscente Gino Cimmino. Fuga dal congresso? Macché perché sempre nell’ultima settimana gli iscritti aumentano del 50 per cento: da 642 sono quasi a 870. Altro miracolo. E colpa di un congresso, l’ultimo con queste regole, dove conta, eccome se conta, chi controlla più tessere. Già. Meccanismo perverso che prevede come si possa votare (sino al 5 novembre) nei 124 circoli (90 in provincia, 29 in città e 5 del lavoro) i nomi per l’assemblea di 350 delegati. Ovvero l’assise provinciale che il 6 novembre deciderà il prossimo segretario provinciale. Niente elezione diretta quindi: più delegati prendi, più il risultato è già scritto. Tenendo presente che il tesseramento poi è aperto fino ad ogni congresso di circolo. Quindi il 5 novembre. Da qui la richiesta di Cimmino (rispedita al mittente da Carpentieri) di far svolgere i 124 congressi in uno o al massimo 3 giorni. Per evitare che due o tre realtà, magari gonfiando il tesseramento all’ultimo minuto, possano, in caso di un testa a testa, decidere le sorti del congresso. Ipotesi più che plausibile visto i precedenti di veleni e polemiche nel Pd ogni qual volta si è trattato di votare. Da qui la battaglia di mercoledì notte tra le varie correnti che sostengono Carpentieri (praticamente tutte: dai renziani ai cuperliani, dall’area dem ai pittelliani) per comporre le liste. Nomi che entrano ed escono. Come quello di Anna Maria Carloni, che all’ultimo momento, sarebbe stata tolta dal posto di capolista a Pomigliano. Mentre la spunta, sempre nello schieramento Carpentieri, l’ex senatrice Incostante, unica candidata in quel di Casamarciano. Logiche tutte interne alle correnti. Come per i sindaci o aspiranti tali. A Pompei, infatti, il capolista è Carmine Lo Sapio, ex pdl ora nel Pd e candidato sindaco alle amministrative (e condannato in primo grado per un abuso edilizio) mentre ad Ercolano il primo cittadino Strazzullo non compare affatto. Tanto che Irene Coppola domani, per protesta, inoltrerà la formalizzazione della rinuncia. Non l’unico adempimento amministrativo. Sempre domani partirà un quesito alla commissione nazionale (se il nodo non si scioglie a Napoli. Ma è difficile) per capire se un aspirante segretario possa candidarsi in varie liste. Non l’ha fatto Cimmino che entrerà comunque in assemblea come segretario uscente e non compare mai. Mentre Carpentieri si è candidato, sempre come unico nome, a Comiziano, San Gennaro Vesuviano, Sorrento e pure in due categorie lavorative (Alenia e lavoratori bancari). Può farlo? No per lo schieramento Cimmino perché, ragionano, nel caso paradossale esca in tutte e 5 a chi cede il posto se è l’unico nome per l’assemblea? Il Mattino