Ravello è il Rossellinis di Michele De Leo il miglior ristorante della provincia di Salerno

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 Sono quarantacinque i ristoranti nostrani recensiti: sette di questi – e a farla da padrona è la costiera amalfitana – sono considerati al top. Dieci le new entry, cinque i locali segnalati e due le pizzerie da gourmet. La cucina made in Salerno non sfigura, conquistando una vetrina preziosa anche nell’edizione 2014 della guida “I ristoranti d’Italia de l’Espresso”, in particolare grazie ad alcune eccellenze che, anno dopo anno, si riconfermano come templi sacri del buon mangiare. Se infatti la Campania è la seconda regione, dopo la Lombardia, per numero di “tavole di qualità”, la nostra provincia vanta un’ottima scelta di ristoranti e trattorie che offrono menù e scenografia per tutti i gusti e per tutte le tasche. Sette nomi al top. In cima alla classifica svetta, con 17.5 punti su 20 e ben due cappelli, il Rossellinis dell’hotel Palazzo Avino di Ravello. Ai fornelli c’è Michele Deleo che sa fare di ogni piatto un percorso mentale e sensoriale. Mezzo punto in meno e due cappelli per La Caravella di Amalfi, con la famiglia Dipino che conferma il suo “naso” anche per le bottiglie d’autore (la cantina, con 1500 etichette, è tra le più ricche d’Italia). Sedici punti ed un cappello per Le Sirenuse ed il San Pietro di Positano, il Faro di Capo d’Orso di Maiori e il Santa Rosa di Conca. L’unico con uguale pedigreee che non è ubicato in costiera amalfitana, è Casa del nonno 13 di Mercato S. Severino, un antro dove Raffaele Vitale continua a serbare i sapori di una volta: alici di Cetara e baccalà, fagioli di Controne e cruschi di Senise. Le new entry. Sono dieci e testimoniano che il dinamismo imprenditoriale, sul territorio, quasi sempre si sposa alla qualità enogastronomica. Ad Agropoli c’è Zio Tatà, trattoria che spicca per il pescato di qualità; l’Osteria del Castello, a S. Severino, è invece il luogo ideale per i piatti dimenticati, come minestra maritata e ragù di capra; a Nocera Inferiore le novità salgono a due con la Cantina del Vescovo (gusto rurale con buona proposta di dolci fatti in casa) e Casa degli Angeli (l’orto è il re nei piatti della suggestiva chiesa sconsacrata). Anche Positano, accanto ai pluripremiati ristoranti a più stelle, vanta due nuovi ingressi di valore: Don Vincenzo (trattoria genuina che ha tra i must gli spaghetti fave e ricotta e il polpo alla griglia) e Max (pesce gratinato e paste fresche da assaporare in una galleria d’arte). Pure Salerno fa il bis con 13, “cuginetto” di Casa del Nonno (salumi, conserve, ma anche polpette e spaghetti, per un bistrot di casa nostra) e l’Osteria del Taglio (ai fornelli c’è Mimmo Vicinanza che inventa piatti creativi). Due le new entry a Tramonti con Cucina Antichi Sapori (ortaggi e latticini innaffiati da Tintore e Piedirosso) e Osteria Reale (gnocchi, coniglio e pizza nel forno a legna, da non perdere). Le pizzerie. Sono solo due quella segnalate. Per Salerno città non poteva mancare il Vicolo della Neve: i curatori definiscono il suo calzone con la ricotta «leggendario». A Sapri spunta Filippo’s, «la pizza napoletana più a sud della Campania. I segnalati. Senza voto, senza cappelli, senza indicazioni. Non rientrano nelle eccellenze, ma sono una dritta intelligente per chi vuol mangiare bene: La Cianciola di Cetara, la Taverna del leone di Positano, Cumpà Cosimo a Ravello, Dedicato a mio padre e l’Osteria dei Canali di Salerno. Gli storici. Nella guida ci sono poi presenze a cui i fedelissimi sono abituati: tra i ristoranti che hanno fatto registrare le migliori performance, Locanda Severino di Caggiano (15 punti, un cappello) che propone rivisitazioni inconsuete come gli gnocchi in salsa di cutturieddo; Le Trabe di Capaccio (caviale di melanzane e spuma di bufala seducono i palati); Pappacarbone di Cava de’ Tirreni (15.5 e un cappello) che punta sulla creatività dello chef Rocco Iannone; Il Papavero di Eboli (15 e un cappello) noto ai buongustai per il risotto fichi, pistacchi e provola; il Flauto di Pan di Villa Cimbrone a Ravello (15.5 con un cappello) dove le alici di Cetara sposano zenzero e salsa di soia; Il Ghiottone di Santa Marina (15 e un cappello) che punta sui sapori rurali e il pescato del giorno. di Barbara Cangiano La Citta di Salerno